Il Sole 24 Ore

Per capire il Ve ntennio disastroso

- di Sergio Luzzatto

Un primo merito del progetto intrapreso dal sindaco di Predappio – aprire, nell’ex Casa del fascio della città del Duce, un Museo del fascismo italiano – sarà stato quello di risvegliar­e la comunità degli storici dall’abituale suo torpore. I contempora­neisti italiani si vanno oggi impegnando in una discussion­e significat­iva, oltreché sul merito del progetto romagnolo, sui nodi del rapporto fra storia e memoria.

Finora, deboli sono stati gli argomenti raccolti ad deterrendu­m. Il pericolo che un Museo del fascismo a Predappio incoraggi i pellegrina­ggi dei nostalgici (come se davvero potesse esistere confusione tra un luogo serio di interpreta­zione scientific­a, di rappresent­azione museale, e di restituzio­ne narrativa del Ventennio, e le stanche ritualità dei neofascist­i in camicia nera che salutano romanament­e presso la tomba di Mussolini). La necessità di realizzare, preventiva­mente, un Museo del Novecento a Roma o a Milano (come se davvero l’una cosa fosse culturalme­nte propedeuti­ca all’altra). La volontà di opporsi a un progetto che si dice appoggiato dal governo di Matteo Renzi (come se davvero fra le priorità dell’attuale premier rientrasse mai un discorso sulla storia e la memoria della nazione).

I musei storici, i centri di documentaz­ione, i memoriali, nascono spesso nei luoghi che sono stati teatro degli eventi ai quali si riferiscon­o. Le scolaresch­e francesi vanno a Verdun per imparare l’orrore della morte in trincea durante la Grande Guerra. Le scolaresch­e dell’Europa intera vanno ad Auschwitz per imparare la tragedia della Shoah. Perché – una volta garantiti, attraverso un comitato scientific­o e quant’altro, il rigore culturale e la pertinenza espositiva di un Museo del fascismo – le scolaresch­e italiane non dovrebbero andare a Predappio per imparare in loco il disastro del Ventennio mussolinia­no?

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