Più BTp nel­le ban­che Be­ne la pri­ma asta BoT

Gli isti­tu­ti tor­na­no a com­pra­re ti­to­li di Sta­to: in bi­lan­cio 386,3 mi­liar­di

Il Sole 24 Ore - - Da Prima Pagina - Mo­rya Lon­go

Il vo­lu­me dei ti­to­li di Sta­to nel por­ta­fo­glio del­le ban­che con­ti­nua a cre­sce­re: a no­vem­bre, se­con­do la Ban­ca d’Ita­lia, ha rag­giun­to i 386,3 mi­liar­di di eu­ro (380,4 a ot­to­bre), li­vel­lo mai toc­ca­to nel 2018. Se­gno che gli isti­tu­ti ita­lia­ni so­no tor­na­ti in pri­ma li­nea nel com­pra­re il de­bi­to pub­bli­co nei me­si in cui lo spread era in ten­sio­ne, of­fren­do un so­ste­gno al­le ne­ces­si­tà di fi­nan­zia­men­to. E han­no com­pen­sa­to di­sin­ve­sti­men­ti de­gli ope­ra­to­ri este­ri e una clien­te­la di ri­spar­mia­to­ri che si tie­ne lon­ta­na dai ti­to­li di Sta­to ( quo­ta in­fe­rio­re al 5%).

Ie­ri, in­tan­to, il Te­so­ro ha ven­du­to tut­ti i 7 mi­liar­di di eu­ro del BoT a un an­no in asta, la pri­ma dal­la fi­ne del Qe del­la Bce, a fron­te di una do­man­da de­gli in­ve­sti­to­ri per 10,79 mi­liar­di (rap­por­to do­man­daof­fer­ta pa­ri a 1,54); ren­di­men­to me­dio a 0,285%, in ca­lo di no­ve cen­te­si­mi ri­spet­to all’asta di di­cem­bre. Un se­gna­le in­co­rag­gian­te per l’asta BTp di og­gi.

Pro­prio nei gior­ni in cui lo Sta­to ten­de una ciam­bel­la di sal­va­tag­gio a Ca­ri­ge, i da­ti dif­fu­si dal­la Ban­ca d’Ita­lia ri­cor­da­no l’al­tra fac­cia del­la me­da­glia: an­che a no­vem­bre è sta­to l’in­te­ro si­ste­ma ban­ca­rio ita­lia­no a da­re una ma­no al­lo Sta­to com­pran­do suoi ti­to­li di de­bi­to pub­bli­co. Nel me­se ne­ro per i BTp, quan­do lo spread sui Bund ar­ri­vò fi­no a 330 pun­ti ba­se per l’esca­la­tion del con­flit­to tra Ro­ma e Bru­xel­les, le ban­che ita­lia­ne han­no in­fat­ti au­men­ta­to di 6 mi­liar­di i ti­to­li di Sta­to ita­lia­ni nei lo­ro bi­lan­ci. A fi­ne no­vem­bre ne ave­va­no dun­que per 386 mi­liar­di, mas­si­mo dal mag­gio 2017. Ri­spet­to a ini­zio an­no l’au­men­to è di 45 mi­liar­di. Il pro­ble­ma non è so­lo che que­gli ac­qui­sti non so­no riu­sci­ti a cal­ma­re la tur­bo­len­za del­lo spread nep­pu­re a no­vem­bre, da­to che per una mag­gio­re tran­quil­li­tà il Pae­se ha do­vu­to at­ten­de­re l’ac­cor­do tra Go­ver­no e Com­mis­sio­ne eu­ro­pea sul­la Ma­no­vra. I ve­ri pro­ble­mi so­no al­tri due. Uno: più le ban­che ita­lia­ne im­bar­ca­no BTp nei lo­ro bi­lan­ci, più re­ste­ran­no espo­ste al­le tur­bo­len­ze fi­nan­zia­rie. Due: do­po que­sta en­ne­si­ma man­gia­ta di ti­to­li di Sta­to, le ban­che ita­lia­ne ve­do­no di­mi­nui­re la lo­ro ca­pa­ci­tà di so­ste­ne­re il Pae­se nel 2019 (am­mes­so che ce ne sia bi­so­gno), an­no in cui il Te­so­ro do­vrà col­lo­ca­re mol­ti BTp e in cui la Bce ter­mi­na i suoi ac­qui­sti.

Aste pe­san­ti

Que­sto se­con­do pro­ble­ma si po­treb­be far sen­ti­re pri­ma o poi. Nel 2019 lo Sta­to do­vrà emet­te­re 251 mi­liar­di di so­li ti­to­li a me­dio-lun­go ter­mi­ne: 201 per rim­bor­sa­re i BTp in sca­den­za (17 mi­liar­di in più del 2018) e 50 mi­liar­di per sod­di­sfa­re il fab­bi­so­gno sta­ta­le (in lie­ve au­men­to ri­spet­to al 2018). E que­sti nu­me­ri esclu­do­no i BoT. Con le ban­che già pie­ne zep­pe di ti­to­li ita­lia­ni e con la Bce che ha chiu­so il quan­ti­ta­ti­ve ea­sing, è ne­ces­sa­rio che i BTp re­sti­no fuo­ri da tur­bo­len­ze au­to-in­dot­te co­me ac­ca­du­to nel 2018.

Per ora il mer­ca­to è se­re­no. Ie­ri l’asta di BoT a 12 me­si è sta­ta be­ne ac­col­ta da­gli in­ve­sti­to­ri e i ren­di­men­ti so­no sce­si dal­lo 0,37% di di­cem­bre al­lo 0,285%. Si trat­ta del mi­ni­mo da mag­gio, da quan­do cioè la bu­fe­ra fi­nan­zia­ria ha col­pi­to l’Ita­lia. Og­gi il Te­so­ro col­lo­che­rà tra 5 e 6,5 mi­liar­di di BTp a tre, set­te e trent’an­ni. Si trat­ta di un’asta “pe­san­te”, ma gli ope­ra­to­ri non si aspet­ta­no pro­ble­mi da­to che il cli­ma sull’Ita­lia ora è buo­no. Qual­cu­no se­gna­la an­che ri­tor­ni de­gli in­ve­sti­to­ri este­ri nell’asta dei BoT. Ma nei me­si pros­si­mi qual­che dif­fi­col­tà, con­si­de­ran­do le mi­no­ri pos­si­bi­li­tà di in­ter­ven­to del­le ban­che ita­lia­ne, si po­treb­be ma­ni­fe­sta­re.

Il fi­lo ros­so

Que­sto è il no­do. Le ban­che han­no co­sì tan­ti ti­to­li di Sta­to in bi­lan­cio che ogni vol­ta che lo spread tra BTp e Bund sa­le, si ero­de il lo­ro pa­tri­mo­nio e la Bor­sa le ba­sto­na. Per que­sto è da tem­po che tut­ti gli isti­tu­ti di cre­di­to cer­ca­no di ri­dur­re l’espo­si­zio­ne sui ti­to­li di Sta­to na­zio­na­li. Gli ul­ti­mi con­ti tri­me­stra­li l’han­no di­mo­stra­to: tut­te le ban­che “spo­stan­do” i ti­to­li di Sta­to nel­la par­te più in­do­lo­re del bi­lan­cio, au­men­tan­do la di­ver­si­fi­ca­zio­ne su al­tri Pae­si op­pu­re ri­du­cen­do tout court i ti­to­li ita­lia­ni stan­no pia­no pia­no cor­ren­do ai ri­pa­ri.

Un po’ tut­te stan­no per esem­pio cer­can­do di au­men­ta­re i ti­to­li nel­la par­te del bi­lan­cio (chia­ma­ta «held to col­lect») do­ve le oscil­la­zio­ni dei prez­zi dei bond non han­no al­cun im­pat­to.

Qui si met­to­no in­fat­ti i ti­to­li che non pos­so­no più es­se­re ven­du­ti pri­ma del­la sca­den­za. Uni­Cre­dit ha au­men­ta­to i ti­to­li in que­sta par­te del bi­lan­cio da 4,6 mi­liar­di di giu­gno agli 8 di set­tem­bre, Ban­coB­pm li ha in­cre­men­ta­ti di 1,2 mi­liar­di (a 10) e nu­me­ri si­mi­li si tro­va­no in tut­te le ban­che. Ma si trat­ta di im­por­ti pic­co­li. Che non pos­so­no sa­li­re più di tan­to. Dun­que il pro­ble­ma per le ban­che re­sta. E an­che per lo Sta­to.

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