Fon­do sal­va Sta­ti: scon­tro al­le Ca­me­re, Ue ver­so mi­ni rin­vio

Con­te: «Tut­ti i mi­ni­stri sa­pe­va­no, nes­su­na firma» Sal­vi­ni: si ver­go­gni Il Go­ver­no ri­ma­ne di­vi­so Lo spread chiu­de in rial­zo, bal­zo dei ren­di­men­ti BTp

Il Sole 24 Ore - - Da Prima Pagina - Isa­bel­la Bu­fac­chi

Il pre­mier Con­te a Mon­te­ci­to­rio per l’in­for­ma­ti­va sul fon­do sal­va Sta­ti (Mes) ri­ba­di­sce che tut­ti i mi­ni­stri del pas­sa­to go­ver­no e il Par­la­men­to so­no sem­pre sta­ti in­for­ma­ti e nes­sun do­cu­men­to è sta­to fir­ma­to. Fon­ti eu­ro­pee fan­no sa­pe­re che «la firma del Trat­ta­to a di­cem­bre non è ne­ces­sa­ria».

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Il Mec­ca­ni­smo eu­ro­peo di sta­bi­li­tà, o Mes, è “di­soc­cu­pa­to”. Do­po aver as­si­sti­to fi­nan­zia­ria­men­te, an­che con il pre­ce­den­te Ef­sf, i cin­que Pae­si in dif­fi­col­tà Gre­cia, Ir­lan­da, Por­to­gal­lo, Ci­pro e Spa­gna, per un to­ta­le di pre­sti­ti ero­ga­ti pa­ri a 295 mi­liar­di, nes­su­no Sta­to ha più ri­chie­sto il suo aiuto e non so­no scop­pia­te al­tre cri­si so­vra­ne. Il suo ba­zoo­ka è nel cas­set­to, il suo estin­to­re di in­cen­di pron­to all’uso ma sot­to ve­tro. Il Mes ora emet­te nuo­vi bond per rim­bor­sa­re quel­li in sca­den­za, e gli Sta­ti aiu­ta­ti rim­bor­sa­no con pia­ni di am­mor­ta­men­to i suoi pre­sti­ti che so­no a lun­ghis­si­ma sca­den­za. Tut­ti gli Sta­ti mem­bri dell’eu­ro si au­gu­ra­no che il Mes in fu­tu­ro non deb­ba aiu­ta­re più nes­sun Pae­se, e che si li­mi­ti a vi­gi­la­re sul­la sta­bi­li­tà dell’Eu­ro­zo­na, te­nen­do lon­ta­na la spe­cu­la­zio­ne con la sua por­ta­ta de­ter­ren­te e la po­ten­za di fuo­co e d’in­ter­ven­to inu­ti­liz­za­ta pa­ri a 410,1 mi­liar­di di eu­ro.

La ri­for­ma del Mec­ca­ni­smo di sta­bi­li­tà ar­ri­va dun­que co­me una mes­sa a pun­to di una mac­chi­na che fi­no­ra ha ben fun­zio­na­to, per oliar­ne i mec­ca­ni­smi, per mi­glio­rar­ne la re­sa, per ot­ti­miz­zar­ne l’uso. Il Mes po­st-ri­for­ma avrà un ruo­lo in più nell’Unio­ne ban­ca­ria, for­nen­do un pre­sti­to di back­stop al Fon­do di ri­so­lu­zio­ne, e avrà un com­pi­to nuo­vo col­la­bo­ran­do con la Com­mis­sio­ne eu­ro­pea nel­la va­lu­ta­zio­ne del­la so­ste­ni­bi­li­tà dei de­bi­ti pub­bli­ci. Po­trà inol­tre ope­ra­re al fian­co de­gli Sta­ti co­me me­dia­to­re in ca­so di ri­strut­tu­ra­zio­ne di un de­bi­to pub­bli­co. E avrà una li­nea di cre­di­to precauzion­ale Pc­cl, fi­no­ra mai usa­ta, ri­toc­ca­ta per es­se­re più ap­pe­ti­bi­le.

La ri­for­ma del Mes mi­ra a raf­for­za­re i mec­ca­ni­smi di sta­bi­li­tà dell’area dell’eu­ro, non a iniet­ta­re nel si­ste­ma un nuo­vo ger­me di in­sta­bi­li­tà: da nes­su­na par­te, in­fat­ti, è scrit­to nel Trat­ta­to Mes po­st-ri­for­ma che la ri­strut­tu­ra­zio­ne del de­bi­to pub­bli­co scat­ta in au­to­ma­ti­co nel ca­so di ri­chie­sta di aiuto. La co­sid­det­ta «par­te­ci­pa­zio­ne dei cre­di­to­ri pri­va­ti, in ca­si ec­ce­zio­na­li», c’è sem­pre sta­ta nel Trat­ta­to del Mes: nel nuo­vo Trat­ta­to la for­mu­la­zio­ne re­sta ta­le e qua­le. È un an­ti­do­to con­tro l’az­zar­do mo­ra­le: il Mes non elar­gi­sce aiu­ti a fon­do per­du­to ma so­stie­ne fi­nan­zia­ria­men­te con pre­sti­ti che van­no rim­bor­sa­ti «so­lo» de­bi­to­ri af­fi­da­bi­li, il cui de­bi­to è so­ste­ni­bi­le e in gra­do di ri­pa­ga­re i pro­pri de­bi­ti.

Il Trat­ta­to po­st-ri­for­ma raf­for­za ma non di­ce nul­la di nuo­vo in me­ri­to a due pre-con­di­zio­ni che so­no già pre­sen­ti nel pri­mo Trat­ta­to: l’aiuto Mes ar­ri­va do­po la ve­ri­fi­ca sul­la so­ste­ni­bi­li­tà del de­bi­to pub­bli­co e sul­la ca­pa­ci­tà di rim­bor­sa­re i pre­sti­ti del Pae­se che chie­de aiuto. Nel Trat­ta­to po­st-ri­for­ma si raf­for­za sem­mai que­sto con­cet­to per­chè l’aiuto ar­ri­va «so­lo» a Pae­si che ri­spet­ta­no que­ste con­di­zio­ni. Il nuo­vo Trat­ta­to tut­ta­via as­se­gna al Mes un com­pi­to in più in que­sto am­bi­to, sot­to il cap­pel­lo del Me­mo­ran­dum di coo­pe­ra­zio­ne fir­ma­to già tra Com­mis­sio­ne eu­ro­pea e Mes. Fi­no­ra la Com­mis­sio­ne ha va­lu­ta­to que­ste due con­di­zio­ni con­sul­tan­do la Bce. Do­po la ri­for­ma, il Mes af­fian­che­rà la Com­mis­sio­ne nel va­lu­ta­re so­ste­ni­bi­li­tà e ca­pa­ci­tà di rim­bor­sa­re il de­bi­to, sen­ti­ta sem­pre la Bce. In ca­so di via li­be­ra all’aiuto, il Me­mo­ran­dum of Un­der­stan­ding con­te­nen­te la con­di­zio­na­li­tà (sul ri­for­me strut­tu­ra­li e su te­nu­ta dei con­ti pub­bli­ci) po­st-ri­for­ma vie­ne fir­ma­to da Com­mis­sio­ne, Mes e Sta­to ma non più dal­la Bce.

Il nuo­vo Trat­ta­to inol­tre con­tem­pla l’even­tua­li­tà di due va­lu­ta­zio­ni di­ver­se tra la Com­mis­sio­ne e il Mes. Nel ca­so non si do­ves­se­ro tro­va­re d’ac­cor­do sull’ana­li­si del­la so­ste­ni­bi­li­tà del de­bi­to pub­bli­co del Pae­se che chie­de aiuto, sen­ti­ta la Bce, al­lo­ra sa­rà so­lo la Com­mis­sio­ne ad ave­re l’ul­ti­ma pa­ro­la sul­la so­ste­ni­bi­li­tà: al Mes re­ste­rà il so­lo com­pi­to di sta­bi­li­re se il Pae­se aiu­ta­to sa­rà in gra­do di ri­pa­ga­re il pre­sti­to-aiuto ot­te­nu­to.

Il Trat­ta­to po­st-ri­for­ma non cam­bia in­ve­ce il pro­ces­so de­ci­sio­na­le: a sta­bi­li­re se for­ni­re o me­no un aiuto a un Pae­se che lo ri­chie­de è sem­pre il Board del Mes, ov­ve­ro i mi­ni­stri del­le Fi­nan­ze dei 19 Sta­ti mem­bri dell’eu­ro.

In quan­to al ruo­lo del Mes per la sta­bi­li­tà ban­ca­ria, la ri­for­ma in­ter­vie­ne in due mo­di: to­glie al Mec­ca­ni­smo la pos­si­bi­li­tà di ri­ca­pi­ta­liz­za­re di­ret­ta­men­te le ban­che ma gli at­tri­bui­sce il nuo­vo com­pi­to di ero­ga­re un pre­sti­to di ul­ti­ma istan­za al Fon­do di ri­so­lu­zio­ne ban­ca­ria, pa­ri all’en­ti­tà del fon­do stes­so, ov­ve­ro tra i 55 ei 60 mi­liar­di di eu­ro. Que­sto back­stop è un pa­ra­ca­du­te che, in ca­si estre­mi e quan­do al­tre for­me di in­ter­ven­to so­no sta­te pro­sciu­ga­te, au­men­ta la po­ten­za di fuo­co nel­le ri­so­lu­zio­ne ban­ca­rie e ac­cre­sce la fi­du­cia nel si­ste­ma: es­sen­do ero­ga­ta in for­ma di pre­sti­to, quan­do que­sta li­nea di cre­di­to vie­ne uti­liz­za­ta dal Fon­do, de­ve es­se­re rim­bor­sa­ta dal Fon­do al Mes. Il Fon­do a sua vol­ta vie­ne ri­pa­ga­to dal­le ban­che eu­ro­pee.

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I MI­LIAR­DI DI PRE­STI­TI So­no gli aiu­ti con­ces­si dal Mes e dal pre­ce­den­te Ef­sf a cin­que Pae­si in cri­si. A di­spo­si­zio­ne per fu­tu­ri in­ter­ven­ti ri­man­go­no 410,1 mi­liar­di

Il Mes af­fian­che­rà la Com­mis­sio­ne nel va­lu­ta­re la so­ste­ni­bi­li­tà e avrà un ruo­lo in più nell’unio­ne ban­ca­ria

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