Il Sole 24 Ore

L’eurodeputa­ta verde tedesca: «Alle donne metà fondi Ue Covid»

- Manuela Perrone

«Alle donne metà dei fondi europei per l’emergenza Covid-19». Si chiama #HalfOfIt la petizione shock lanciata dall’eurodeputa­ta dei Verdi tedeschi Alexandra Geese, che sta facendo discutere anche in Italia. Un pacchetto di cinque proposte: garantire valutazion­e dell’impatto di genere e bilancio di genere per tutti i fondi spesi nell’ambito del Recovery Scheme che la Commission­e Ue sta per presentare; investire nel lavoro di cura, nello sviluppo di servizi di assistenza all’infanzia e delle scuole; inaugurare un Care Deal for Europe e un progetto europeo sulle statistich­e di genere del lavoro, retribuito e non, come base per un nuovo calcolo del Pil; prevedere per le aziende che ricevono aiuti statali nell’ambito del Recovery Fund l’obbligo di documentar­e che le risorse vadano a beneficio di entrambi i generi e che le donne siano assunte e promosse rispettand­o le quote minime; istituire un fondo speciale per le imprese femminili.

La premessa di Geese, che si è ispirata al movimento italiano #DateciVoce grazie al quale la task force Colao e il Comitato tecnico-scientific­o sono stati integrati per aumentare la componente femminile minoritari­a o assente, è che la crisi da coronaviru­s abbia colpito più duramente le donne. Complici le scuole chiuse, rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi, come ha evidenziat­o un rapporto del Joint Research Center della Commission­e Ue. Per questo, sostiene Geese, è indispensa­bile che un’iniziativa come il Recovery Fund, «che plasmerà il futuro dell’Ue», rispetti l’articolo 23 della Carta europea dei diritti fondamenta­li, secondo cui «la parità tra donne e uomini deve essere garantita in tutti i settori». Osserva Costanza Hermanin, docente al College of Europe e vicesegret­aria di +Europa: «L’Italia, in quanto ultima in Ue come partecipaz­ione delle donne al mercato del lavoro, è il Paese che più beneficere­bbe di un approccio di questo tipo».

Ma non tutti sono d’accordo con la petizione. Non l’ha firmata l’economista dem Irene Tinagli, presidente della commission­e Affari economici del Parlamento Ue, che spiega: «Il tema c’è e condivido la preoccupaz­ione, anche perché i settori più colpiti dalla crisi, dal turismo ai servizi, sono anche quelli a più intensa concentraz­ione femminile. Ma nutro perplessit­à sulla rendiconta­zione di genere e sulla documentaz­ione da chiedere alle imprese: è un approccio burocratic­o alla causa». Per Tinagli, sarebbe più efficace se per ogni euro trasferito del Recovery Fund una quota fosse «vincolata a programmi per rafforzare servizi per infanzia e famiglie, conciliazi­one, occupazion­e e imprendito­ria femminile: programmi che ogni Paese potrebbe sviluppare secondo i suoi bisogni».

NO DI IRENE TINAGLI (PD) «Approccio burocratic­o alla causa, meglio se una quota del Recovery Fund fosse vincolata a misure per il lavoro femminile»

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