Il Sole 24 Ore

Facebook, pace australian­a sulle news C’è l’impegno a sostenere gli editori

Canberra accetta di rivedere la legge, sul social riparte la pubblicazi­one di notizie Dall’Antitrust francese istruttori­a su Google per il pagamento dei diritti

- Andrea Biondi

Fine del braccio di ferro tra Facebook e il governo australian­o. La società di Mark Zuckerberg ha annunciato che « nei prossimi giorni » anche gli australian­i torneranno a leggere le notizie sulla piattaform­a social.

Nei fatti il colosso di Menlo Park ha deciso deciso di ripristina­re le pagine di notizie di ripristina­re le pagine di notizie nel Paese e di revocarne il blocco della pubblicazi­one in Australia pubblicazi­one in Australia do poche il godo poche il governo ver no delp remi erScottMor­ri son ha apdelpr emi erScottMor­ri son ha approvato alcuni emendament­i al provato alcuni emendament­i al disegno disegno di di legge con cui intende istituire un codicelegg­e con cui intende istituire un codice di condotta per richiedere ai giganti del web web di pagare i media perla condivisio­nedi pagare i media perla condivisio­ne dei loro contenuti giornalist­ici.

« Dopo ulteriori discussion­i con il governo australian­o, siamo giunti a un accordo che ci permetterà di sostenere gli editori che noi scegliamo, inclusi quelli minori e locali » , è il commento di Campbell Brown, VP Global News Partnershi­ps di Facebook. « In futuro – ha aggiunto – il governo ha chiarito che manterremo la facoltà di decidere quali notizie compaiono su Facebook, in modo da non essere automatica­mente soggetti a una negoziazio­ne forzata. Èsem prestata nostra intenzione sostenere il giornalism­o in Australia e in tutto il mondo e continuere­mo a investire nel campo dell'informazio­ne a livello globale ».

Alla base del compromess­o ci sono dunque le modifiche accettate dal Governo di Canberra, fra cui l’aggiunta di emendament­i come quello secondo cui il Governo non potrà sottoporre Facebook e Google alla nuova normativa se questi riescono a dimostrare di contribuir­e in maniera “significat­iva” al giornalism­o locale. Il governo australian­o ha previsto anche la concession­e di un preavviso di un mese prima di arrivare alla decisione finale.

Aspetti tecnici fondamenta­li. Ma al di là dei particolar­i resta la questione di fondo che ha visto i giganti del web alle prese con uno Stato determinat­o a mettere in campo una legge ad hoc per portare i giganti del tech a pagare gli editori. « L’approccio australian­o si sta diffondend­o in tutto il mondo, e questo significa che molti governi imporranno obblighi a Google e Facebook per compensare equamente gli editori per l’uso dei loro contenuti » è il commento di Thomas Vinje, partner dello studio Clifford Chance.

Si vedrà. Di certo l’ondata d’indignazio­ne per la scelta di Facebook ( nella blacklist del social erano finite anche pagine non di news ma di informazio­ni istituzion­ali: dalla lotta al cancro, ai servizi di emergenza in caso di disastri naturali) – contempora­nea peraltro all’accordo di Google con News Corp e lettere d’intese con altri editori australian­i – non è trascurabi­le anche se il colosso dei social non ha esitato a legare la sua scelta a quella che ha definito una malintesa interpreta­zione del suo ruolo di oltre alla sottovalut­azione dello spostament­o del traffico sulle pagine degli editori. Questione annosa in cui lo scontro di vedute è totale.

Certo è che proprio mentre dall’Australia arrivano segnali di intesa, in Europa l’Antitrust francese si sarebbe mossa contro Google. A rilanciare la notizia è la Reuters secondo cui sarebbe stato aperto un dossier con l’accusa di non aver ottemperat­o all’obbligo di avviare negoziazio­ni con gli editori sul riconoscim­ento dei diritti connessi, come stabilito dalla normativa nazionale che è stata la prima a dare attuazione alla direttiva Ue sul copyright.

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REUTERS
Il marchio della discordia. Nativi americani contro Jeep per il nome Cherokee REUTERS

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