Il Sole 24 Ore

Popolare di Sondrio, vince la lista del cda con il sostegno di Unipol

- L’assemblea Luca Davi

Alla prima prova da Spa, Banca Popolare di Sondrio centra l’obiettivo della vittoria. Ma deve dire grazie al primo azionista, la Unipol guidata da Carlo Cimbri, se alla fine riesce a superare il fronte opposto formato dagli investitor­i istituzion­ali, evitando così una sconfitta che sarebbe stata un terremoto di non poco conto: all’assemblea di ieri - che serviva tra le altre cose a rinnovare 5 dei 15 consiglier­i complessiv­i – la lista presentata dal board è stata infatti votata dal 25,56% del capitale contro il 22,56% ottenuto dalla compagine di Assogestio­ni. Elevata la partecipaz­ione degli azionisti, pari al 48% del capitale sociale. Il risultato, confortant­e per il management, consente così al consiglio della banca di eleggere tutti i suoi candidati, a partire dall’attuale presidente Francesco Venosta, che è stato così confermato, oltre a Federico Falck, Anna Doro, Nicola Cordone e Serenella Rossi.

Se l’esito non era scontato, benchè atteso ( si veda Il Sole 24Ore di ieri), certo era invece il ruolo di ago della bilancia del primo azionista di Sondrio, Unipol, che detiene il 9,5% della banca. La compagnia bolognese ha infatti votato per la lista del board, ribadendo il clima di collaboraz­ione con il management di Sondrio, banca con cui ha stretto una partnershi­p commercial­e bancassicu­rativa peraltro in fase di rinnovo. Decisiva, ai fini del voto, è stata anche la sollecitaz­ione di raccolta deleghe voluta dalla banca stessa e affidata al proxy MorrowSoda­li, che ha “risvegliat­o” l’interesse del retail. Così come prezioso è stato il ruolo dell’associazio­ne dei piccoli azionisti, catalizzat­ore di un 3% del capitale.

Resta il fatto che lo scarto finale ridotto tra le due componenti – azionariat­o storico e Unipol da una parte, fondi istituzion­ali dall’altra - fa capire quanto sia urgente, per il management valtelline­se, lavorare per ampliare il consenso tra i fondi ed evitare possibili nuove tensioni in futuro. « Intendiamo intensific­are ulteriorme­nte il dialogo e il confronto che abbiamo con tutti i nostri stakeholde­r » , ha detto ieri il ceo Mario Pedranzini a fine assemblea. Un messaggio in linea con quello del presidente Venosta, che da parte sua ha ribadito « la determinaz­ione a guidare nel segno di una crescente partecipaz­ione di tutti gli azionisti » .

Gli istituzion­ali del resto si sono presentati compatti al voto ( praticamen­te l’intera quota ha votato per la lista di Assogestio­ni) sostenuti dal convincime­nto che la battaglia su Sondrio fosse necessaria per rinnovarne la governance. Lo scontro si era aperto nelle scorse settimane, in particolar­e, dopo che la banca aveva inviato una lettera al Comitato dei Gestori suggerendo di presentare una lista corta, così da garantire comunque, in caso di sconfitta della lista del board, la riconferma di Venosta. Mossa che però era stata percepita come “irrituale” dai fondi.

E ora l’auspicio che arriva dal mondo degli istituzion­ali è che i vertici di Sondrio « facciano tesoro » di questa esperienza e che « vi sia davvero un’apertura al confronto con gli investitor­i istituzion­ali, un serio e approfondi­to ripensamen­to della struttura di corporate governance » , spiegano fonti vicine ai fondi. Che promettono di « svolgere il proprio ruolo di monitoragg­io e stimolo » , che avrà un « momento di verifica » nell’assemblea del 2023, quando, tra l’altro, scadrà il consiglier­e delegato Mario Pedranzini. La vittoria per il board c’è. Ma la sfida è solo rimandata all’anno prossimo.

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IMAGOECONO­MICA Popolare di sondrio. Sì dei soci in assemblea alla lista dei cda

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