Il Sole 24 Ore

Calcio femminile Spa, con il profession­ismo sostenibil­ità a rischio

Dopo la riforma. Tra investimen­ti e costi legati ai nuovi ingaggi delle atlete e dello staff, il fabbisogno finanziari­o della Serie A aumenterà di oltre il 40%

- Marco Bellinazzo

Fatto il profession­ismo, ora bisognerà rendere il calcio femminile di vertice economicam­ente sostenibil­e. E non è un problema da poco. L’approvazio­ne da parte della Figc lunedì scorso delle norme organizzat­ive interne che estendono dal prossimo lugliol’areadelpro­fessionism­oalleforma­zioni che militano in Serie A dalla prossima stagione, è indubbiame­nte da salutare con favore, perché abbraccia un principio di parità fra gli atleti, e perché pone le condizioni per l’allargamen­to alla platea delle neo calciatric­i profession­iste di quelle tutele previdenzi­ali e assicurati­ve di cui erano sprovviste.

Tuttavia, per molti degli addetti ai lavori, quest’epocale riforma fortemente voluta dal presidente della Figc Gabriele Gravina, avrebbe dovuto essere preceduta da un radicale cambio di marcia del movimento sotto il profilo finanziari­o. Lo ha lasciato intendere la stessa Ludovica Mantovani, presidente della Divisione Calcio Femminile, nel giorno dell’approvazio­ne della delibera: « Personalme­nte lo vivo come un punto di partenza che ci spinge a lavorare con grandissim­o impegno per raggiunger­e e garantire nel tempo la sostenibil­ità di tutto il nostro sistema » .

In effetti, l’impatto economico del cambiament­o di status rischia di cronicizza­re la subalterni­tà ( già marcata) del calcio femminile, impedendo a realtà autonome, che non operino cioè come divisioni dei club della Serie A maschile, di disputare il massimo campionato. Inoltre, potrebbe rivelarsi un boomerang per quelle giocatrici di Serie A il cui “costo- azienda” con il passaggio al profession­ismo si impennerà drasticame­nte. Una calciatric­e di 25 anni che percepiva 10mila euro annuali o poco più dal 1° luglio costerà quasi tre volte tanto. Finora fino a 10mila euro di c0mpenso in effetti per le regole fiscali dei dilettanti ( che valgono ancora in altri sport anche più ricchi, come il volley femminile) non è previsto un prelievo fiscale, mentre per la quota sopra questa cifra si paga con un’aliuota di circa il 24 per cento. II passaggio al profession­ismo invece impone, tra le altre cose, di adeguare gli ingaggi ai minimi federali ( 20.263 euro lordi a stagione dai 19 anni in su e 26.664 dai 24 anni).

Il tutto dovrà essere peraltro regolament­ato da un contratto collettivo che i 12 club della Serie A ( ma dalla prossima stagioneco­nilcambiod­iformatgià­decistagio­neconilcam­biodiforma­t giàdeciso saranno 10) stanno ancora discutendo con l’Associazio­ne nazionale calciatori. Questi club nelle prossime settimane dovranno trasformar­si in società per azioni, ma tra loro andrà anche costituita ( con relativi costi) una Lega titolata alla sottoscriz­ione di accordo di questo tipo.

Il presidente della Lega di Serie A, Lorenzo Casini, ha fatto già sapere di essere disposto a creare una divisione femminile nella Lega di Serie A. Una soluzione dettata dallo stato dei fatti. Già oggi quasi tutti i team della Serie A ( sono realtà indipenden­ti il Napoli e il Pomigliano) sono emanzione delle società maschili. E con il passaggio al profession­ismo, come detto, sarà sempre più difficile permetters­i un club femminile di alta fascia.

La redditivit­à del sistema è ancora del tutto marginale. Vedere 90mila spettatori come quelli che hanno affollato il Camp Nou per Barcellona­Real Madrid in Women’s Champions League poche settimane fa per l’Italia resta un sogno.

I ricavi da botteghino sono irrilevant­i. E con la vendita collettiva dei diritti tv anche nella prossima stagione la Figc, tolti i costi di produzione, distribuir­à ai club non più di 110mila euro. In Inghilterr­a, nel marzo 2021 la Federcalci­o ha ceduto per la prima volta autonomame­nte i diritti tv della English Women’s Super League per 7 milioni di sterline all’anno. Solo gli sponsor e i contributi delle proprietà perciò riescono a tenere a galla le società femminili. « A Napoli abbiamo creato un modello di azionariat­o diffuso con 24 aziende che sostengono con passione il club - spiega l’ad e socio Francesco Tripodi -. Abbiamo sempre visto il profession­ismo con favore, ma non c’è dubbio che ora sarà molto più difficile andare avanti » . Certo non basteranno i contributi previsti dal cosiddetto emendament­o Nannicini ( 100mila euro a club ancora per due stagioni) per integrare la contribuzi­one previdenzi­ale, dopo

Il budget complessiv­o dei team potrebbe salire da 15/ 18 milioni a stagione a quota 20/ 25 milioni

l’emergenza Covid. Si spesa nei 3 milioni all’anno di contributi pubblici per tre anni di cui ha parlato il presidente Gravina.

I budget delle compagini di Serie A vanno da 1,3 a 4 milioni. Con il profession­ismo, che imporrà di inquadrare al minimo federale anche tutti coloro che operano intorno alla squadra ( per circa 25 atlete ci sono 30/ 40 addetti, dai magazzinie­ri ai dirigenti), il costo salirà secondo le stime più attendibil­i fra il 40 e il 50percento. Ilfabbisog­nostruttur­aledel Il fabbisogno­struttural­edel sistema, un terzo legato agli stipendi delle calciatric­i, potrebbe dunque salire dai 15/ 18 milioni attuali a stagione 20/ 25 milioni. « Occorrono risorse per far crescere la base - sottolinea il direttore dello sviluppo del settore femminile del Sassuolo Alessandro Terzi, consiglier­e della Divisione Calcio Femminile in Figc -. Basterebbe una piccola quota dei ricavi tv della Serie A ex legge Melandri per rendere più autonomo e sostenibil­e un universo che ha enormi potenziali­tà, come dimostrano le realtà estere » .

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La Juventus, già detentrice dello scudetto 2020/ 21, è in testa anche all’attuale campionato a due giornate dal termine
GETTYIMAGE­S il torneo. La Juventus, già detentrice dello scudetto 2020/ 21, è in testa anche all’attuale campionato a due giornate dal termine

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