L’Arca di Noè

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Il Graal, il sacro calice in cui Ges» avrebbe bevuto durante l’ultima Cena e che sarebbe stato messo in salvo da Giuseppe d’arimatea (lo stesso personaggi­o che, nei Vangeli, provvede a trovare una sepoltura per Cristo), non sarebbe l’unica importante reliquia legata ai Templari.

Secondo Graham Hancock, che dedica all’argomento il suo libro del 1992 KH LJ D G WKH HDO T HVW I WKH VW UN I WKH H D W (tradotto in italiano con il titolo ,O LVWHU GHO D U UDDO), l’ordine del Tempio si sarebbe dedicato anche alla ricerca dell’arca dell’alleanza, data per dispersa al tempo della conquista di Israele da parte dei Babilonesi (VI secolo a.c.). Secondo quanto sostenuto da Hancock, che cita alcuni documenti biblici, l’arca sarebbe stata nascosta in un sotterrane­o del primo Tempio di Gerusalemm­e per salvarla dalla distruzion­e. Il vero scopo della creazione dell’ordine, dunque, sarebbe stato quello di ritrovarla, e proprio a tale scopo i primi cavalieri si sarebbero installati nelle scuderie che si trovavano dove un tempo sorgevano i sotterrane­i del massimo tempio ebraico.

L’impresa dei Templari sarebbe fallita perché la preziosa reliqua era già stata trafugata da Menelik, leggendari­o sovrano etiope iglio di Salomone e della Regina di Saba. Sempre allo scopo di rinvenire l’arca, i Templari avrebbero stretto alleanza con Lalibela, re etiope del XIIXIII secolo, formando una guardia del corpo al suo servizio, assegnata alla custodia della reliquia, conservata da secoli in una chiesa di A um. I Templari sarebbero, dunque, gli architetti delle straordina­rie chiese rupestri etiopi, completame­nte scavate nella roccia, tra cui quella di San Giorgio, con la caratteris­tica pianta a forma di croce (nella foto). In efetti, la Chiesa etiope asserisce di custodire la vera Arca dell’alleanza.

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