L’Arca di Noè

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all’alto di uno sperone di roccia rossa, da più di mille anni il castello di Bardi (sopra) vigila sul territorio posto alla confluenza dei fiumi Ceno e Noveglia, nel Parmense. Nel Medioevo, sotto le sue mura passava l’importante “via degli Abati”, il cammino che portava da Bobbio a Pavia (già capitale del Regno dei Longobardi), e non lontano scorreva il traffico dei pellegrini lungo la via Francigena. Già nel IX secolo, all’epoca del regno di Berengario del Friuli (a sinistra), il vescovo Everardo di Piacenza fece del castello un rifugio dalle incursioni ungare, ma fu con Ubertino Landi che la rocca, a partire dal Trecento, raggiunse il suo splendore, trasforman­dosi da imprendibi­le fortilizio in residenza principesc­a, impreziosi­ta da una pinacoteca, un archivio di famiglia e una biblioteca. Dall’alto delle sue mura, dotate di un camminamen­to di ronda ancora oggi interament­e percorribi­le, le guardie potevano avvistare con largo anticipo il nemico in avviciname­nto. All’interno, la struttura viveva la classica organizzaz­ione di una fortezza militare, con la piazza d’armi, gli alloggi delle milizie, le prigioni e la sala destinata alle torture: tutte collegate da strette e tortuose scale.

Tragico equivoco

Ma il castello è celebre soprattutt­o per le presunte apparizion­i del fantasma di Moroello, un cavaliere di umili origini che si tolse la vita al ritorno dalla guerra, dopo aver appreso la notizia del suicidio dell’amata Soleste. La giovane, ignara dell’esito della battaglia, aveva visto avvicinars­i un drappello di soldati recanti le insegne nemiche: credendo che Moroello fosse stato sconfitto e ucciso, si era gettata dal mastio in preda alla disperazio­ne. L’infelice non sapeva, purtroppo, che quelle insegne erano state indossate dall’amato e dai suoi uomini in spregio al nemico vinto. Fu così che la storia finì in tragedia, invece che in un abbraccio.

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