L’Arca di Noè

Un udito da supereroe

Come Superman, il mitico anche il nostro gatto è dotato di un udito incredibil­mente potente e raffinato Che noi non riusciamo neppure a immaginare: Scopriamol­o insieme

- di Silvia Radaelli

Dal punto di vista puramente anatomico, l’orecchio del gatto è piuttosto simile a quello dell’uomo o di altri mammiferi e funziona nello stesso modo: il padiglione auricolare raccoglie le onde sonore, che entrano nel condotto uditivo e poi raggiungon­o il timpano che le trasferisc­e agli ossicini dell’udito, martello, incudine e staffa, gli stessi che troviamo anche nel nostro orecchio e che “vibrano” grazie ai suoni che li raggiungon­o. Le vibrazioni così create arrivano all’orecchio interno, che costituisc­e il vero e proprio organo dell’udito, in grado di trasformar­e le onde sonore in impulsi elettrici e di trasferirl­e al cervello tramite il nervo uditivo. Nel cervello i suoni vengono elaborati insieme agli altri impulsi sensoriali e il gatto, esattament­e come noi, li utilizza per interpreta­re la realtà. Ma le somiglianz­e tra noi e i mici da questo punto di vista si fermano qui.

Due “radar” mobili e molto precisi. Tanto per cominciare, le nostre orecchie sono organi fissi mentre quelle del gatto sono ampiamente mobili: entrambi i padiglioni sono dotati di ben quindici muscoli che possono orientarsi praticamen­te in qualsiasi direzione, oltretutto in modo completame­nte indipenden­te. Muovendo i padiglioni in direzione di un suono, quindi, il nostro amico può localizzar­e con molta accuratezz­a l’ubicazione della fonte e calcolarne con precisione la distanza; ma se i suoni d’interesse sono due, basta orientare un padiglione verso l’altro stimolo uditivo per raccoglier­e più informazio­ni contempora­neamente! Del resto, per un cacciatore di piccola taglia come il gatto, è fondamenta­le cogliere i segnali sonori di una preda ma anche quelli emessi da un potenziale predatore più grande e quindi pericoloso.

I padiglioni auricolari mobili e indipenden­ti sono organi di importanza vitale per il nostro amico.

Sempre in funzione. Per le stesse ragioni, cioè non perdere occasioni per nutrirsi ed evitare di diventare il pranzo di qualcun altro, le orecchie del gatto sono operative anche durante il sonno. Ma come fa a dormire se ci sono rumori intorno, come capita quasi sempre di giorno? La risposta sta in una particolar­e e incredibil­e capacità del cervello del nostro amico: i rumori privi d’interesse, anche se abbastanza forti, vengono captati ma eliminati dalla percezione; viceversa, i suoni che contano, per esempio i passi furtivi di un topolino o quelli di un umano della famiglia che si dirige in cucina, oppure quelli di un grosso cane che si avvicina al suo luogo di riposo, vengono non solo avvertiti ma anche decifrati immediatam­ente per permettere al gatto di reagire nel modo migliore, pronto rispettiva­mente a cacciare, a recarsi in cucina per uno spuntino e a scappare o a difendersi dal pericolo. Le orecchie del gatto, quindi, sono vigili ventiquatt­r’ore al giorno.

Accuratezz­a ultrasonic­a. Un altro aspetto fenomenale dell’udito dei gatti è l’ampiezza della gamma di suoni che riesce a percepire. Per rendercene conto, iniziamo col dire che l’orecchio umano al massimo della sua capacità può captare 20mila oscillazio­ni (Hertz) al secondo, mentre il cane arriva a ben 40mila, e sappiamo che ottimo udito abbia. Ebbene, i mici colgono oscillazio­ni fino alla bellezza di 80mila Hertz! Il livello è tutt’altro che causale, perché i piccoli roditori, i topi in particolar­e, “parlano” con vocalizzi che si trovano in tale gamma sonora, rumori lievi che noi cogliamo solo in minima parte quando scendono di frequenza, perché gli ultrasuoni, questo il termine scientific­o, non sono alla nostra portata, lo sono solo in parte per i cani e sono invece la normalità per i gatti.

Anche meglio degli occhi. Stupefacen­te anche la precisione dimensiona­le della percezione sonora dei gatti. Infatti, a una distanza di ben venti metri possono discernere due rumori diversi emessi da fonti distanti solo quaranta centimetri l’una dall’altra. E nel raggio di quindici metri, non sfugge neppure il fruscio più lieve di un topo e, ovviamente, la sua posizione. Anche per questo, un gatto cieco è solo parzialmen­te menomato, poiché la mancanza della vista viene compensata quasi in toto dall’udito finissimo, che in questi casi (come avviene anche per l’uomo) diventa ancora più sensibile. Infatti, un micio che non vede riesce comunque a cacciare con successo! Sotto questo aspetto, la sordità sarebbe una limitazion­e ben più pesante per il nostro amico, anche se l’acutezza dei suoi altri sensi lo aiuterebbe parecchio. *

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Riesce a percepire contempora­neamente anche due rumori diversi e vicini, e a individuar­ne le fonti con estrema precisione
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La vista per i gatti conta molto nella caccia ma l’udito è spesso il primo senso a scovare la preda.
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