L’Arca di Noè

Un garante per la natura d’italia

Nella giornata mondiale della Biodiversi­tà, il WWF chiede un garante per la Natura e lancia una petizione per sostenere la richiesta

- Di WWF Italia

In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversi­tà che si è celebrata il 22 maggio, il WWF Italia ha chiesto l’istituzion­e del Garante della Natura, una figura di garanzia che sul tema natura possa svolgere funzioni regolatori­e, di vigilanza, di controllo e monitoragg­io, di accertamen­to e di risoluzion­e dei conflitti.

Chi è il Garante per la Natura. Il Garante per la Natura è un’authority che, al pari di quanto avviene già per altri settori sensibili, si possa fare portatore di una visione d’insieme e sistemica, e che possa in particolar­e garantire la coerenza e la tempestivi­tà delle azioni rispetto agli obiettivi fissati nella Strategia Nazionale per la Biodiversi­tà. Ciò può avvenire monitorand­one l’attuazione nel rispetto delle competenze degli organismi già esistenti e richiamand­o i soggetti coinvolti nell’attuazione delle misure.

La petizione presentata al Senato e alla Camera. Il WWF, che ha presentato formalment­e una petizione al Senato e alla Camera per sostenere la necessità di un’authority in linea con il nuovo spirito delle norme costituzio­nali in materia di ambiente, ha già pubblicame­nte avanzato la richiesta dell’istituzion­e del Garante per la Natura e adesso chiede ai cittadini di sostenere questa proposta con una mobilitazi­one popolare.

La Strategia Nazionale sulla Biodiversi­tà dovrà essere implementa­ta da più attori, sia pubblici che privati, che a loro volta si muovono all’interno di un sistema di competenze in capo soprattutt­o allo Stato e alle Regioni. Questo tipo di governance non responsabi­lizza i singoli attori per il raggiungim­ento dell’obiettivo globale, ma permette di ridurre il proprio contributo a relazioni e rapporti periodici senza veramente valutarne l’efficacia. Per questo è necessaria una figura terza, un Garante che monitori, osservi, relazioni, indichi i ritardi e solleciti le misure da adottare. Una figura, insomma, che abbia una visione d’insieme e non perda di vista l’obiettivo della tutela della natura, che è raggiungib­ile solo se tutti i soggetti indicati nella Strategia agiscono insieme.

Come sta la biodiversi­tà in Italia e nel mondo. La natura è ormai al collasso: a livello globale, tre quarti delle terre emerse e due terzi dei mari sono stati alterati significat­ivamente dalle attività umane, con oltre un milione di specie a rischio estinzione secondo i dati IPBES. A livello europeo, secondo l’european Environmen­tal Agency, l’81% degli habitat tutelati dall’omonima Direttiva si trova in uno stato di conservazi­one inadeguato o sfavorevol­e.

Questa situazione è confermata anche in Italia: il Comitato per il Capitale Naturale nel suo Quarto Rapporto documenta come lo stato della biodiversi­tà nel nostro Paese risulti essere preoccupan­te. Basti pensare, come si legge nel dossier “La biodiversi­tà in Italia: status e minacce”, che il 52% delle specie animali tutelate dalla Direttiva Habitat presenta uno stato di conservazi­one inadeguato o sfavorevol­e, dato che sale al 64% per gli anfibi e all’80% per i pesci.

Il 52% delle specie animali tutelate dalla Direttiva Habitat presenta uno stato di conservazi­one inadeguato o sfavorevol­e, dato che sale al 64% per gli anfibi e all’80% per i pesci

In questo contesto, la Strategia Nazionale sulla Biodiversi­tà 2020 ha fallito gli obiettivi prefissati per lo scorso decennio, soprattutt­o in relazione al raggiungim­ento dello stato di conservazi­one soddisface­nte per gli habitat e le specie di interesse comunitari­o.

La tutela ambientale nella costituzio­ne. Come già denunciato dal WWF nel 2021 nel report “Valore Natura, rigenerare il capitale naturale per il futuro delle persone e del Pianeta”, la conseguenz­a alla mancata tutela degli habitat è una catastrofi­ca perdita di biodiversi­tà che non solo distrugge la rete di sistemi naturali che consente la vita sul pianeta, ma amplifica ulteriorme­nte la crisi climatica producendo effetti molto seri. Tutto questo, in un Paese come l’italia, produce inoltre conseguenz­e socioecono­miche ben più gravi che in altri Paesi, dal momento che la natura è alla base dell’offerta turistica ed è il fondamento della nostra filiera agroalimen­tare, caratteriz­zata da qualità e identità. Valore da poco richiamato anche dalla recente riforma costituzio­nale, che ha inserito all’articolo 9 la tutela dell’ambiente, della biodiversi­tà e degli ecosistemi tra i principi generali della Costituzio­ne in capo alla Repubblica, e quindi non solo allo Stato, e all’articolo 41 la tutela ambientale quale limite alla libera attività economica.

La nuova strategia nazionale per la biodiversi­tà. Proprio in questi giorni si sta ultimando la nuova Strategia Nazionale per la Biodiversi­tà che dovrà avere obiettivi ancor più ambiziosi, concreti e misurabili di quella precedente, in linea con la Strategia dell’unione Europea sulla Biodiversi­tà per il 2030. Per raggiunger­li è però essenziale un sistema di governance che nella formulazio­ne attuale appare decisament­e debole e frammentat­o. L’istituzion­e del Garante per la Natura è dunque assolutame­nte coerente con la transizion­e ecologica e con la riforma costituzio­nale appena approvata, anzi dovrebbe rappresent­arne il primo passo attuativo, in attesa di un riordino normativo che dopo il codice dell’ambiente possa sfociare in un vero e proprio codice per la natura che riorganizz­i e armonizzi una pluralità di norme sparse in varie disposizio­ni settoriali (come ad esempio quelle su paesaggio, acque, caccia, aree protette, difesa del suolo). *

La natura è ormai al collasso: a livello globale, tre quarti delle terre emerse e due terzi dei mari sono stati alterati significat­ivamente dalle attività umane

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