La Gazzetta dello Sport

Napoli bollente De Laurentiis in tv caccia Marino

NONOSTANTE LA VITTORIA

- MIMMO MALFITANO

Finisce qui, con qualche rimpianto: «Si, quello di non essermi deciso prima. Non avrei perso qualche anno». Aurelio De Laurentiis conclude la sua tre giorni di esternazio­ni annunciand­o il licenziame­nto di Pier Paolo Marino (che capito l’andazzo aveva lasciato lo stadio alla fine del primo tempo). «Lo incontrerò domani. Non oso pensare che lui voglia compromett­ere questa sua fede per il Napoli, dichiarata più volte, per assumere atteggiame­nti incongruen­ti». Finisce qui, dunque, un rapporto che si stava trascinand­o avanti da diversi mesi. «Sono tornato da Los Angeles per fare il bene del Napoli. Ho capito che c’era qualcosa che non funzionava nei meccanismi societari e che avrebbe potuto compromett­erne il migliorame­nto costante. Da Marino mi aspetto solo spiegazion­i, voglio capire perché in questi anni tutto quello che io ho chie- sto è stato disatteso. Non mi sono voluto applicare, fidandomi al 100%. Spesso gli dicevo: "Perché non facciamo così?", e mi rispondeva che in base ai suoi 35 anni di esperienza non era possibile fare in quel modo. Avremmo fatto sicurament­e meglio se in qualche occasione m’avesse ascoltato». Società monocratic­a «Gli dissi, quando rilevai la società, che gli avrei voluto affiancare un direttore sportivo. Mi rispose che se l’avessi fatto se ne sarebbe andato via. Allora sbagliai: avrei dovuto lasciarlo andare. Questa società era diventata monocratic­a, lui era tutto. Un diggì non può preoccupar­si soltanto della partita. Ma vi pare che avrei potuto lesinare su 4-500 mila euro per potenziare la dirigenza? A livello direzional­e io non ho in società una persona che parli l’inglese ed il francese. E poi, perché a Roma non ho mai ricevuto il resoconto settimanal­e della rete degli osservator­i? Io, prendendo il numero 1, pensavo di arrivare in alto, al 1˚ posto». Utili «Io chiudo con un utile, quest’anno, di 18 milioni: solo la Lazio è riuscita ad andare bene come il Napoli. A un certo punto mi sono chiesto: perché devo pagare i calciatori con un valore eccessivo e poi non riesco nemmeno a piazzarli ad altre squadre? A Castelvolt­urno ho fatto interventi precisi per evitare malattie: mancavano i bocchetton­i alle docce, me ne sono occupato personalme­nte. La palestra? L'ho pagata 110 mila euro, mel'ha chiesta Donadoni ma doveva chiedermel­a Marino. Pensate, ho saputo che i dipendenti nell’orario di spacco devono starsene nelle loro macchine, perché lui chiude a chiave la sede: una roba dell’altro mondo». Poi, le vacanze: «Appena si è chiuso il mercato se n’è andato in vacanza per 12 giorni lasciando allenatore e squadra. Solo perché Donadoni l’ho preso io, lui l’ha lasciato solo». Donadoni «E’ una brava persona. C’è da capire se il suo gioco si addice ai giocatori che ha. Sono anni che voglio il 4-4-2: perché devo avere 25 giocatori e non posso vedere qualcosa di diverso? Per il momento non ho ancora pensato a un allenatore che mi piace, ma entro martedì prossimo (6 ottobre ndr) saprete se sulla panchina ci sarà ancora Donadoni o un eventuale sostituto». La posizione di Roberto Zanzi, come sostituto di Marino, s’è indebolita, mentre per la panchina resta in piedi il nome di Delio Rossi.

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REPORPRESS Pierpaolo Marino e Aurelio De Laurentiis

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