Spal­let­ti: «Se­con­do po­sto scudetto del­la Ro­ma Non ri­ti­ra­te la 10 di Tot­ti»

1L’in­ver­sio­ne del tec­ni­co: «Im­pos­si­bi­le fa­re di più. Mon­chi gran­de La ma­glia del ca­pi­ta­no? Quel nu­me­ro è il so­gno di tut­ti i bam­bi­ni»

La Gazzetta dello Sport - - Serie A - An­drea Pu­glie­se RO­MA

Acon­ti fat­ti, l’es­sen­za del cal­cio so­no sem­pre i ri­sul­ta­ti. Puoi fa­re le co­se migliori del mon­do, or­ga­niz­za­re la so­cie­tà più ef­fi­cien­te, ma poi quel­lo che fa la dif­fe­ren­za è al­tro. I ri­sul­ta­ti, ap­pun­to. Che de­ter­mi­na­no pro­mo­zio­ni, re­tro­ces­sio­ni e carriere. E, da un po’, an­che la comunicazione di Lu­cia­no Spal­let­ti, che da quan­do ha vi­sto eva­po­ra­re ogni pos­si­bi­li­tà di suc­ces­so ha in­gra­na­to una vi­sto­sa mar­cia in­die­tro ri­spet­to al­la dia­let­ti­ca ag­gres­si­va pre­ce­den­te. Ed al­lo­ra, per esem­pio, il 2° po­sto è di­ven­ta­to scudetto ed un ri­sul­ta­to ec­ce­zio­na­le (ma la Ro­ma lo ha cen­tra­to 8 vol­te ne­gli ul­ti­mi 15 an­ni, in buo­na so­stan­za un an­no sì e un an­no no), no­no­stan­te in pre­ce­den­za si fos­se sem­pre det­to che la Ro­ma era una squa­dra co­strui­ta per vin­ce­re un tro­feo («E poi so­no ar­ri­va­to se­con­do an­che trop­pe vol­te», la pun­tua­liz­za­zio­ne del tec­ni­co).

RE­SPON­SA­BI­LI­TÀ Ad onor del ve­ro, la comunicazione di Spal­let­ti sta­vol­ta ha fat­to an­che un gi­ro di au­to­cri­ti­ca. «Al­cu­ne si­tua­zio­ni le ho caricate trop­po e ma­le, vi­sti i ri­sul­ta­ti», ha det­to ie­ri. Può es­se­re. An­zi, fa­ci­le che sia sta­to co­sì. So­prat­tut­to nel re­spon­sa­bi­liz­za­re la squa­dra sul­la sua per­ma­nen­za. In­som­ma, quel «re­sto so­lo se vin­co» che poi ha crea­to più dan­ni che be­ne­fi­ci. Ed a chi ie­ri gli ha fat­to no­ta­re che in un al­tro mo­men­to, pri­ma di Ro­ma-To­ri­no, ave­va an­co­ra­to il suo fu­tu­ro a quel­lo di Tot­ti («Se non rin­no­va lui, non re­sto»), ie­ri Spal­let­ti ha ri­spo­sto co­sì: «Il chia­ri­men­to per quan­to ri­guar­da me lo fa­re­mo so­lo a fi­ne cam­pio­na­to, in ba­se an­che al­la clas­si­fi­ca. Ma in Ita­lia c’è al­me­no il 60% de­gli al­le­na­to­ri di cui non si co­no­sce il fu­tu­ro, non so­lo il mio».

FAL­LI­MEN­TO O NO? Ed al­lo­ra poi Spal­let­ti ha vi­ra­to sul Mi­lan («Ha per­so un po’ di smal­to ri­spet­to all’an­da­ta. Ma ha mes­so den­tro gio­va­ni di as­so­lu­ta qua­li­tà»), re­stan­do an­co­ra­to al k.o. nel der­by: «La squa­dra ha rea­gi­to, c’è tan­ta ama­rez­za, che mi sen­to ad­dos­so. Ma il 3° po­sto non sa­reb­be un fal­li­men­to, an­da­te­lo a chie­de­re ad al­tre 7-8 squa­dre... Que­st’an­no la Ju­ve ha fat­to ve­de­re che era im­pos­si­bi­le met­te­re ma­no a qual­co­sa di più del se­con­do po­sto, sem­pre dif­fi­ci­le da rag­giun­ge­re. Do­ve­va­mo fa­re me­glio in al­cu­ne par­ti­te, ma do­ves­si­mo ar­ri­va­re se­con­di sa­reb­be lo scudetto del­le al­tre. Si­cu­ra­men­te un ri­sul­ta­to ec­ce­zio­na­le, con­si­de­ran­do an­che che il Na­po­li è una del­le migliori squa­dre d’Eu­ro­pa » . Per riu­scir­ci Spal­let­ti de­ve vin­ce­re sta­se­ra, vi­sto che con la vit­to­ria del Na­po­li di ie­ri la Ro­ma è tor­na­ta ter­za. L’ul­ti­ma vol­ta che i gial­lo­ros­si si era­no ad­dor­men­ta­ti die­tro al Na­po­li è sta­ta il 14 ot­to­bre scor­so, pro­prio pri­ma del­la sfi­da (vin­ta) del San Pao­lo.

I SIN­GO­LI Poi Spal­let­ti ha vi­ra­to sui sin­go­li, Mon­chi, Dze­ko e Tot­ti. Sul d.s. ha usa­to pa­ro­le dol­ci, pro­prio co­me ave­va fat­to con Sa­ba­ti­ni e Mas­sa­ra quan­do era­no lo­ro a ti­ra­re i fi­li. «Mon­chi è il nu­me­ro uno e il fat­to che si al­la Ro­ma di­mo­stra qua­li so­no le in­ten­zio­ni di Pal­lot­ta. Mi fa pia­ce­re quel­lo che ab­bia det­to su di noi, per­ché è una vi­sio­ne ester­na, non in­qui­na­ta dal vi­ve­re quotidiano». In­som­ma, un en­dor­se­ment in pie­na re­go­la, che fa pen­sa­re a mol­ti che Spal­let­ti pos­sa an­che vi­ra­re stra­da fa­cen­do, de­ci­den­do ma­ga­ri di re­sta­re a Tri­go­ria. An­che se poi lo stes­so Mon­chi, ov­via­men­te, sta stu­dian­do so­lu­zio­ni al­ter­na­ti­ve. E da Pa­ri­gi le vo­ci di un Eme­ry sem­pre più in bi­li­co so­no for­tis­si­me. E poi Dze­ko («Si è det­to che non lo do­ve­vo cam­bia­re per la clas­si­fi­ca dei marcatori, ma poi ci so­no an­che Pe­rot­ti, El Shaa­rawy e Sa­lah che vo­glio­no se­gna­re il lo­ro de­ci­mo gol per an­da­re in un’al­tra squa­dra for­te») e ov­via­men­te Tot­ti. «La sua ma­glia non va ri­ti­ra­ta, sa­reb­be una mor­ti­fi­ca­zio­ne. Quel nu­me­ro è il so­gno dei bam­bi­ni. An­zi, per ri­cor­da­re Tot­ti io met­te­rei il suo no­me pic­co­lo su tut­te le ma­glie del­la Ro­ma. Mon­chi? Su di lui ha det­to so­lo quel­lo che ave­va già de­ci­so il pre­si­den­te (de­ci­sio­ne, pe­rò, pre­sa an­che quan­do era Spal­let­ti a par­la­re di Tot­ti, del­le sua ul­ti­ma sta­gio­ne e del suo rin­no­vo). Fran­ce­sco vuo­le par­la­re a fi­ne cam­pio­na­to, ma sa­reb­be più sem­pli­ce se lo fa­ces­se su­bi­to». In­som­ma, Tot­ti de­ve chia­ri­re il suo fu­tu­ro, Spal­let­ti può in­ve­ce aspet­ta­re la fi­ne del­la sta­gio­ne. An­che que­ste so­no sfu­ma­tu­re co­mu­ni­ca­ti­ve. Aspet­tan­do i ri­sul­ta­ti.

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