Buo­ni o cat­ti­vi? San Si­ro si scal­da

●Il Mi­lan è la squa­dra più cor­ret­ta, l’In­ter la 5a per fal­li fat­ti: la qua­li­tà sfi­da i mu­sco­li

La Gazzetta dello Sport - - Serie A > Il Tema - Di CAR­LO ANGIONI MAR­CO FALLISI MI­LA­NO

Cat­ti­vi con­tro buo­ni. Op­pu­re, con me­no poe­sia, più fal­lo­si con­tro me­no fal­lo­si. La so­stan­za non cam­bia, per­ché c’è un da­to che più di tut­ti se­pa­ra In­ter e Mi­lan in que­sto ini­zio di sta­gio­ne: i fal­li commessi. La ma­glia dei «cat­ti­vi» del­la Se­rie A per ades­so ha il co­lo­re gra­na­ta del To­ri­no (la squa­dra di Maz­zar­ri ha fat­to 123 fal­li), ma i ne­raz­zur­ri so­no mes­si be­nis­si­mo: ar­ri­va­ti a quota 112 in 8 par­ti­te, so­no fuo­ri d’un pe­lo dal po­dio. I ros­so­ne­ri, in­ve­ce, con 69 fal­li in 7 par­ti­te (il 31 ot­to­bre re­cu­pe­ra­no la sfi­da con­tro il Ge­noa rin­via­ta do­po il crol­lo del pon­te Mo­ran­di) so­no gli ul­ti­mi del cam­pio­na­to e ve­do­no sol­tan­to la Ro­ma, ar­ri­va­ta a 87 fal­li.

MU­SCO­LI Del­la squa­dra di Lu­cia­no Spal­let­ti si è det­to già tan­te vol­te: non c’è un re­gi­sta pu­ro e al­lo­ra si gio­ca pun­tan­do tut­to sui mu­sco­li. Ma la cat­ti­ve­ria? Quel­la ago­ni­sti­ca si è ri­tro­va­ta per stra­da, vi­sto che do­po il k.o. ca­sa­lin­go con­tro il Par­ma l’al­le­na­to­re era sta­to chia­ro: «Ho del­le re­spon­sa­bi­li­tà se la squa­dra ab­bas­sa il li­vel­lo del­la ten­sio­ne e del­la cat­ti­ve­ria ago­ni­sti­ca che ser­ve per ri­bal­ta­re quel­lo che va stor­to – ave­va det­to nel­la pan­cia di San Si­ro –. È il se­gno che non ho tro­va­to il mo­do giu­sto per mo­ti­var­li». Le mo­ti­va­zio­ni ma­de in Spal­let­ti, vi­ste le 6 vit­to­rie di fi­la ar­ri­va­te do­po (Cham­pions com­pre­sa), ades­so ci so­no. Co­sì co­me la vo­glia di rin­ghia­re su­gli av­ver­sa­ri. An­che in mo­do pu­li­tis­si­mo, per in­ten­der­ci. Ma se ser­vo­no le ma­nie­re for­ti, i ne­raz­zur­ri non so­no cer­to ti­mi­di: fi­no­ra han­no ra­ci­mo­la­to 11 am­mo­ni­zio­ni e un car­tel­li­no ros­so, quel­lo da­to a Spal­let­ti per la con­tro­ver­sa esul­tan­za di Ge­no­va. Il «re» dei fal­li è Da­ni­lo D’Am­bro­sio: il ter­zi­no de­stro ne ha fat­ti 16 (in 7 par­ti­te) e co­man­da la clas­si­fi­ca del der­by. Die­tro di lui ci so­no Franck Kessie con 13 (in 7 par­ti­te) e Radja Nainggolan con 11 (in 6 par­ti­te). An­che un an­no fa, do­po le pri­me 8 gior­na­te, i più fal­lo­si ros­so­ne­raz­zur­ri era­no pra­ti­ca­men­te gli stes­si: Kessie era il nu­me­ro uno (con 20 fal­li), Bi­glia il due (15 fal­li) e D’Am­bro­sio il tre (14 fal­li). Re­stan­do in ca­sa In­ter, è net­ta la dif­fe­ren­za dall’an­no scor­so: do­po 8 par­ti­te i fal­li era­no 91, ben 21 di me­no. C’è un Nainggolan in più, è ve­ro. Ma l’im­pres­sio­ne è che la squa­dra tut­ta sia più cat­ti­va. Un esem­pio? Ivan Pe­ri­sic, pas­sa­to da 4 a 10 fal­li commessi in una so­la sta­gio­ne.

INCLINAZIONI A leg­ge­re i nu­me­ri ros­so­ne­ri, in­ve­ce, sem­bre­reb­be di tro­var­si di fron­te a un pa­ra­dos­so: ma co­me, la squa­dra di Rin­ghio è la più «gen­ti­le» del­la Se­rie A? Sì, per­ché la grin­ta fi­si­ca del Gat­tu­so cal­cia­to­re non può es­se­re tra­smes­sa ai gio­ca­to­ri co­me fos­se un’eredità ge­ne­ti­ca, e il con­cet­to lo ha spie­ga­to be­ne lo stes­so al­le­na­to­re ros­so­ne­ro: «Que­sta non è una squa­dra por­ta­ta a gio­ca­re ad­dos­so all’uo­mo, non ne ha le ca­rat­te­ri­sti­che, il che non si­gni­fi­ca che man­chi di cat­ti­ve­ria. Pre­ten­de­re di “pas­sa­re” l’ag­gres­si­vi­tà può so­lo fa­re dan­ni, quan­do ho chie­sto qual­co­sa in più sot­to que­sto aspet­to nel­la sta­gio­ne pas­sa­ta fi­ni­va­mo le par­ti­te in die­ci». Ve­ro: i car­tel­li­ni ros­si ri­me­dia­ti dal Mi­lan nel 2017-18 con Gat­tu­so in pan­chi­na so­no sta­ti 5 in 24 par­ti­te (45 le am­mo­ni­zio­ni). C’è un al­tro da­to che ren­de l’idea del cam­bio di at­ti­tu­di­ni in cam­po tra il pri­mo Diavolo tar­ga­to Ri­no e quel­lo at­tua­le: nel­le pri­me 7 par­ti­te gio­ca­te una sta­gio­ne fa, tra il 2-2 di Benevento e il 2-1 di Ca­glia­ri, i fal­li commessi dai ros­so­ne­ri fu­ro­no 97, ben 28 in più di quel­li di que­sta pri­ma fet­ta di cam­pio­na­to. Con l’ec­ce­zio­ne di Higuain (che con Ca­la­bria gui­da la gra­dua­to­ria de­gli am­mo­ni­ti con due car­tel­li­ni, di cui uno per pro­te­ste) l’im­pian­to ba­se del­la squa­dra è ri­ma­sto lo stes­so: po­chi «pic­chia­to­ri» (Kessie e Bi­glia so­no i più por­ta­ti all’in­ter­di­zio­ne) e tan­ti ri­ca­ma­to­ri di qua­li­tà, da Su­so e Ca­lha­no­glu, da Bo­na­ven­tu­ra a Castillejo. Sem­pli­ce­men­te, al­lo­ra, si po­treb­be af­fer­ma­re che il Mi­lan ha im­pa­ra­to a co­no­sce­re se stes­so e ri­spet­tar­si. Co­me fa con gli av­ver­sa­ri in cam­po.

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