«Hi­guain è il lea­der che ci man­ca­va Gat­tu­so te­sta e grin­ta Pa­que­tà fa so­gna­re»

●Il mi­to ros­so­ne­ro ora di­ret­to­re stra­te­gi­co: «Tor­ne­re­mo ai ver­ti­ci in Italia e in Eu­ro­pa. La Cham­pions è il pri­mo obiet­ti­vo»

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L’at­ti­vi­tà più istrut­ti­va non è os­ser­va­re lui, ma ciò che si muo­ve – e il mo­do in cui av­vie­ne – in­tor­no a lui. Chi lo in­con­tra, gli par­la o an­che so­lo lo sfio­ra, è col­pi­to dall’«ef­fet­to Ser­gio Ra­mos»: giù il cap­pel­lo di fron­te a Pao­lo Mal­di­ni. D’al­tron­de suc­ce­de co­sì den­tro lo spo­glia­to­io di Mi­la­nel­lo a gen­te abi­tua­ta a con­vi­ve­re con sel­fie e au­to­gra­fi, fi­gu­ria­mo­ci nel mon­do di fuo­ri. La pro­ces­sio­ne è lun­ga, nell’at­te­sa di ve­de­re una fi­gu­ra che i ti­fo­si ros­so­ne­ri han­no da tem­po san­ti­fi­ca­to, e il Tea­tro San­ta Chia­ra non ce la fa a con­te­ne­re tut­ti no­no­stan­te gli ol­tre 800 po­sti. L’oc­ca­sio­ne d’al­tra par­te è unica: un’ora in com­pa­gnia di Pao­lo che par­la di «Mal­di­ni, il cal­cio, il Mi­lan: una sto­ria in­fi­ni­ta». L’elen­co di tut­ti i suoi pri­ma­ti in fon­do è so­lo una scu­sa per ac­co­mo­dar­si ac­can­to a lui e far­si gui­da­re in un viag­gio lun­go qua­rant’an­ni. «Un ca­pi­ta­no, c’è so­lo un ca­pi­ta­no», par­te il co­ro quan­do sa­le sul pal­co. Bam­bi­ni, ra­gaz­zi­ne, per­so­ne di mez­za età e an­che con qual­che ru­ga in più: un amo­re tra­sver­sa­le. Pao­lo - poi an­che in for­ma pri­va­ta - ri­per­cor­re ini­zi, trion­fi, de­lu­sio­ni, rap­por­ti fa­mi­lia­ri, rac­con­ta il la­vo­ro at­tua­le e le stra­ne sen­sa­zio­ni del suo pri­mo der­by da di­ri­gen­te. E ad ogni con­cet­to re­ga­la, per chi lo vuo­le far pro­prio, un pic­co­lo in­se­gna­men­to. Co­me un bra­vo ca­pi­ta­no sa fa­re.

Mal­di­ni, una sto­ria ini­zia­ta a...

«Die­ci an­ni. La pri­ma vol­ta che mi­si pie­de al Mi­lan mi pre­sen­tai con le scar­pet­te nuo­ve di zec­ca, com­pra­te as­sie­me a mia mam­ma. Mi chie­se­ro che ruo­lo aves­si, ma in real­tà non ne ave­vo per­ché gio­ca­vo in ora­to­rio. Era li­be­ro il po­sto da ala de­stra e lì mi piaz­zai. Mi pre­se­ro su­bi­to, e su­bi­to ho cer­ca­to di ca­pi­re co­me di­ven­ta­re ami­co del pal­lo­ne».

Più che ami­ci­zia è sta­to amo­re fol­le: lei ha esor­di­to in A a 16 an­ni e 208 gior­ni. In ros­so­ne­ro nes­su­no è riu­sci­to a fa­re pri­ma.

«Fran­ca­men­te quel gior­no non cre­de­vo di es­se­re in gra­do di gio­ca­re in A. C’è sta­ta an­che un po’ di in­co­scien­za dell’al­le­na­to­re (Lie­d­holm, ndr). Una vol­ta con­clu­sa la partita, mi so­no det­to che po­te­vo far­ce­la».

Con un co­gno­me pe­san­te, pe­rò, da por­ta­re.

«Una pres­sio­ne che sen­ti­vo, sì. Pe­rò in tan­ti mi rac­con­ta­va­no il mo­do di gio­ca­re di pa­pà, sen­za but­ta­re via la pal­la, cer­can­do il bel ge­sto tec­ni­co. E la co­sa mi at­ti­ra­va pa­rec­chio».

Da di­ri­gen­te qua­le sa­reb­be un bel ge­sto tec­ni­co?

Pao­lo Mal­di­ni, 50 an­ni, ac­cla­ma­tis­si­mo, ie­ri sul pal­co al Fe­sti­val di Tren­to: in­ter­vi­sta­to dal nostro G.B. Oli­ve­ro, ha par­la­to di sé e del fu­tu­ro ros­so­ne­ro BOZZANI

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