«HO IM­PA­RA­TO A FA­RE IL PLAY PREN­DEN­DO A CAL­CI UN PAL­LO­NE»

IL FUO­RI­CLAS­SE CA­NA­DE­SE ORA CO-PRO­PRIE­TA­RIO DEL MAIORCA: «IL CAL­CIO MI HA FAT­TO VE­NI­RE IDEE CHE HO TRA­SFE­RI­TO POI NEL BA­SKET»

La Gazzetta dello Sport - - Basket Festival Dello Sport > America - L’INTERVISTA di DA­VI­DE CHI­NEL­LA­TO INVIATO A TREN­TO © RIPRODUZIONE RISERVATA

«Non so­no il Mes­sia del ba­sket mo­der­no. Un pio­nie­re? Beh, for­se quel­lo sì». Ste­ve Na­sh fuo­ri dal cam­po è in­can­te­vo­le com’era sul par­quet, un con­cen­tra­to di fa­sci­no e ta­len­to resi uni­ci dal­la sua formazione, dal suo es­se­re un bam­bi­no che so­gna­va di fa­re il cal­cia­to­re di­ven­ta­to leg­gen­da con la pal­la da ba­sket in ma­no. Tren­to, che lo ha ac­col­to co­me un’eroe (l’Aqui­la Ba­sket lo ha omag­gia­to con una ma­glia per­so­na­liz­za­ta, col nu­me­ro 13), è ri­ma­sta in­can­ta­ta da que­sto 44en­ne Hall of Fa­mer con tan­ti in­te­res­si e tan­ta vo­glia di sco­pri­re che co­sa gli ri­ser­va la vi­ta ora che ha smes­so di ri­vo­lu­zio­na­re il ba­sket. «Fac­cio tan­te co­se, co­me il con­su­len­te per i War­riors e il co-pro­prie­ta­rio del Maiorca di cal­cio, e vo­lon­ta­ria­men­te non una so­la – rac­con­ta nel back­sta­ge del Tea­tro So­cia­le, tutto esau­ri­to per la chiacchierata col ter­zo mi­glior as­sist­man del­la sto­ria Nba con 10.335 –. Una del­le co­se che mi di­ver­te di più è com­men­ta­re le par­ti­te di Cham­pions Lea­gue in tv. È dav­ve­ro uni­co ve­de­re un ex gio­ca­to­re di ba­sket far­lo». Uni­co, com’era in cam­po. Com’è riu­sci­to a es­ser­lo? «Vi­sio­ne di gio­co, agi­li­tà e abilità al ti­ro: que­ste tre ca­rat­te­ri­sti­che mi han­no per­mes­so di ave­re una car­rie­ra spe­cia­le. So­no sta­to un gran­de atle­ta in un mo­do non co­mu­ne, non sal­tan­do più in al­to de­gli al­tri, ma con agi­li­tà, gran­de equi­li­brio, coor­di­na­zio­ne e rit­mo. Con la mia ef­fi­ca­cia co­me ti­ra­to­re e il mio es­se­re un playmaker na­tu­ra­le so­no riu­sci­to a su­pe­ra­re i miei li­mi­ti fi­si­ci». E a in­fluen­za­re il ba­sket che do­mi­na l’Nba di og­gi. «Sia­mo sem­pre in­fluen­za­ti dal pas­sa­to, io stes­so lo so­no sta­to. È una co­stan­te, del ba­sket e del­la vi­ta. An­che se vie­ne spes­so fat­to il mio no­me, non vo­glio prendermi me­ri­ti per co­me si gio­ca og­gi». Tra quel­li che l’han­no in­fluen­za­ta c’è Mi­ke D’An­to­ni, suo coa­ch in que­gli in­di­men­ti­ca­bi­li Suns. «Sì, Mi­ke mi ha le­git­ti­ma­to. Mi ha per­mes­so di pren­de­re tan­te de­ci­sio­ni in cam­po, mi ha la­scia­to con­trol­la­re il gio­co. Ri­pe­te­va sem­pre: “Non vo­glio che tu aspet­ti che sia io a chia­ma­re le gio­ca­te”. La fi­du­cia che ave­va in me è sta­ta de­ter­mi­nan­te per rag­giun­ge­re il mio li­vel­lo più al­to. Mi­ke mi ha in­se­gna­to co­me es­se­re il mi­glio­re, la­scian­do­mi li­be­ro di far­lo». Ha vin­to 2 mvp, ‘05 e ‘06: i suc­ces­si di cui va più or­go­glio­so? «No, pre­fe­ri­sco i ri­sul­ta­ti di squa­dra, es­se­re sta­to par­te di grup­pi di­ven­ta­ti me­glio di quel­lo che ci si aspet­ta­va, che han­no lot­ta­to per vin­ce­re. Non si­gni­fi­ca ne­ces­sa­ria­men­te aver con­qui­sta­to il ti­to­lo, par­lo di sta­gio­ni da al­me­no 55 vit­to­rie e av­ven­tu­re nei playoff fi­no al­le fi­na­li di Con­fe­ren­ce. La co­sa più bel­la pe­rò so­no le ami­ci­zie, i mo­men­ti lon­ta­ni dal­le par­ti­te in cui le pres­sio­ni ren­do­no tut­ti es­se­ri uma­ni». A Phoe­nix ha scrit­to le pa­gi­ne più bel­le del­la sua car­rie­ra. Rim­pian­ti per aver­la chiu­sa con i La­kers? «Sa­rei ri­ma­sto, ma i Suns vo­le­va­no vol­ta­re pa­gi­na. Li ca­pi­sco. Po­te­vo sce­glie­re tra Knicks, Rap­tors e La­kers. Il fat­to che io sia fi­ni­to a Los An­ge­les pe­rò non c’en­tra su com’è an­da­ta, per­ché il mio cor­po non sop­por­ta­va più il mio la­vo­ro di pro­fes­sio­ni­sta. So­no de­lu­so, speravo di ave­re an­co­ra qual­co­sa da da­re per aiu­ta­re a co­strui­re una squa­dra vin­cen­te». Rim­pian­ge di non aver vin­to il ti­to­lo? «Spia­ce non aver pro­va­to quel­le sen­sa­zio­ni, non aver nem­me­no mai gio­ca­to le Fi­nals. Ma ho avu­to tan­ti suc­ces­si in car­rie­ra e tan­ti ri­co­no­sci­men­ti. So­no con­ten­to per com’è an­da­ta e con­sa­pe­vo­le che non puoi con­trol­la­re tutto. In fon­do la co­sa bel­la del ba­sket e del­lo sport è che vin­ce uno so­lo: de­vi ac­cet­tar­lo». Co­sa si­gni­fi­ca far par­te del­la Hall of Fa­me? «È un gran­de ono­re, un ri­co­no­sci­men­to per il du­ro la­vo­ro e l’im­pe­gno che ci ho sem­pre mes­so. Ma non vi­vo per gli ap­plau­si. Non pen­so spes­so al­la mia car­rie­ra, pre­fe­ri­sco con­cen­trar­mi sul­la nuo­va vi­ta che ho da­van­ti. An­che per­ché non so­no uno che si ri­cor­da ogni mo­men­to. Nel pe­rio­do che ha pre­ce­du­to l’in­gres­so nel­la Hall of Fa­me (il 7 set­tem­bre scor­so, n.d.r.) mi è ca­pi­ta­to spes­so di ri­ve­de­re al­cu­ne mie gio­ca­te: non ri­cor­da­vo di aver­le fat­te, mi sem­bra­va qua­si si par­las­se di un’al­tra per­so­na. Ma so­no or­go­glio­so di quel­lo che ho fat­to, mi sen­to for­tu­na­to per aver gio­ca­to 18 an­ni in Nba». Di­ca la ve­ri­tà, guar­da più cal­cio o più ba­sket ora che ha smes­so? «De­ci­sa­men­te più cal­cio. Il ba­sket mi pia­ce, ma ci ho gio­ca­to per co­sì tan­to tem­po che per me il cal­cio ora è mol­to più af­fa­sci­nan­te. Im­pa­ro guar­dan­do tutto, dai cam­pio­na­ti al­le na­zio­na­li ai va­ri tor­nei». È cre­sciu­to so­gnan­do di di­ven­ta­re un cal­cia­to­re: quan­to ha in­fluen­za­to il suo sti­le? «Il cal­cio mi ha per­mes­so di svi­lup­pa­re idee che ho poi tra­sfe­ri­to nel ba­sket. Ad esem­pio, nel cal­cio de­vi co­min­cia­re a pen­sa­re mol­to pri­ma che ti ar­ri­vi la pal­la, va­lu­ta­re i pos­si­bi­li spa­zi che si pos­so­no apri­re, le po­si­zio­ni di com­pa­gni e av­ver­sa­ri: so­no tut­te co­se che ho im­pa­ra­to col pal­lo­ne tra i pie­di e che so­no di­ven­ta­te poi im­por­tan­ti nel­la mia car­rie­ra nel ba­sket». Che cal­cia­to­re sa­reb­be sta­to?

«So­no cre­sciu­to so­gnan­do di di­ven­ta­re un nu­me­ro 10 e se aves­si con­ti­nua­to ma­ga­ri ci sa­rei riu­sci­to. Per co­me gio­co ora pen­so sa­rei sta­to un me­dia­no». Chi guar­da vo­len­tie­ri, nel cal­cio e nel ba­sket? «Ammiro Ste­ph Cur­ry e Ke­vin Durant, gio­ca­to­ri in­cre­di­bil­men­te ta­len­tuo­si che pos­so­no crea­re per sé e per gli al­tri. Nel cal­cio so­no un ti­fo­so sfe­ga­ta­to del Tot­te­n­ham ma ammiro tut­ti i numeri 10. In Italia se­guo Pau­lo Dybala, del­la Ju­ven­tus. Ma re­pu­to Leo Mes­si il mi­glior cal­cia­to­re mai esi­sti­to».

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Ste­ve Na­sh, 44 an­ni, sul pal­co del Tea­tro So­cia­le di Tren­to, po­sa col nu­me­ro­so pub­bli­co pre­sen­te all’in­con­tro ● 2 Il ca­na­de­se con la ma­glia n° 13 re­ga­la­ta­gli dal­la Do­lo­mi­ti Ener­gia Tren­ti­no ●3 Fo­to di grup­po di gio­ca­to­ri e staff dell’Aqui­la con l’ex stel­la Nba BOZZANI

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