MA­RIO FA L’ATTILA LUCIANO TRAFITTO

Juve inar­re­sta­bi­le, una bel­la In­ter fi­ni­sce a -14

La Gazzetta dello Sport - - Da Prima Pagina - Di AN­DREA DI CA­RO

Attila non è sta­to pro­ta­go­ni­sta so­lo al­la Sca­la di Mi­la­no, ma an­che all’Al­lianz Sta­dium di To­ri­no. Ti aspet­ti i col­pi di Ro­nal­do e Icar­di e spun­ta la fac­cia scol­pi­ta nel­la pie­tra, fe­ro­ce e im­pa­vi­da di Man­d­zu­kic. È il con­dot­tie­ro croa­to a de­ci­de­re il der­by d’Ita­lia con una ca­poc­cia­ta rab­bio­sa e vin­cen­te su as­si­st de­li­zio­so del ta­len­to por­to­ghe­se. Cri­stia­no? No Can­ce­lo, uno de­gli ex del­la par­ti­ta, pro­ta­go­ni­sta rim­pian­to dai ti­fo­si ne­raz­zur­ri. Men­tre è l'al­tro ex Asa­moah a far­si an­ti­ci­pa­re dal tuf­fo di Su­pe­rMa­rio. I 7 si­gil­li dell’at­tac­can­te uni­ti ai 10 gol di Ro­nal­do cer­ti­fi­ca­no che con 17 re­ti in 15 par­ti­te la cop­pia del­la Juve è la mi­glio­re del­la se­rie A. Più di un gol a ga­ra: una tas­sa.

L’In­ter si ri­tro­va ora a 14 pun­ti di di­stan­za dal­la Juve: di fat­to la squa­dra di Al­le­gri ha pra­ti­ca­men­te con­qui­sta­to un pun­to a par­ti­ta sui ri­va­li ne­raz­zur­ri: la sin­te­si è im­pie­to­sa. Tra le due squa­dre c’è an­co­ra tan­ta dif­fe­ren­za. Ep­pu­re sta­se­ra, per al­me­no un’ora, non si è vi­sta. Schie­ra­ta con un 4-3-3 (4-5-1 in fa­se di non pos­ses­so) cor­to e ag­gres­si­vo, l’In­ter ha gio­ca­to a te­sta al­ta, pres­sa­to con con­ti­nui­tà, crea­to pe­ri­co­li, sfio­ra­to il gol in più oc­ca­sio­ni (il pa­lo nel pri­mo tem­po di Ga­gliar­di­ni gri­da ven­det­ta) e for­se avreb­be me­ri­ta­to il van­tag­gio pri­ma dei bian­co­ne­ri. Pe­rò ha com­mes­so qual­che er­ro­re di trop­po. Spal­let­ti l’ave­va pre­pa­ra­ta be­ne. Ma a vin­cer­la, an­co­ra una vol­ta, è sta­to Al­le­gri. Sul ta­bel­li­no re­sta l’1-0, e la quat­tor­di­ce­si­ma vit­to­ria (con un pa­ri) in 15 par­ti­te di que­sta Juve mo­struo­sa nel suo rul­li­no di mar­cia: egua­glia­to il re­cord nei 5 gran­di cam­pio­na­ti eu­ro­pei. Ma­ga­ri il Ci­ty di Guar­dio­la quan­do gio­ca il suo cal­cio mi­glio­re è più ar­mo­nio­so e spet­ta­co­la­re. Pro­ba­bil­men­te il pos­ses­so pal­la del Bar­cel­lo­na è più tec­ni­co e pro­lun­ga­to. Ma c’è og­gi in Eu­ro­pa una squa­dra più com­pat­ta, so­li­da, con­cre­ta in di­fe­sa e in at­tac­co del­la Juve?

Il cam­pio­na­to ita­lia­no è un lun­go mo­no­lo­go bianconero. So­lo il Na­po­li pa­re in gra­do di man­te­ne­re un di­stac­co non umi­lian­te, le al­tre han­no bi­so­gno del bi­no­co­lo. A ini­zio sta­gio­ne si im­ma­gi­na­va un cam­pio­na­to me­no spro­por­zio­na­to. Si cre­de­va nell’ef­fet­to An­ce­lot­ti, nell’in­stant team di Spal­let­ti, nei gio­va­ni ta­len­ti del­la Ro­ma, nel­la vo­glia di ri­vin­ci­ta del Mi­lan di Hi­guain. Non ce n’è per nes­su­no. Que­sta Juve, tra le squa­dre ita­lia­ne più for­ti di sem­pre, è un grup­po gra­ni­ti­co do­ve tut­ti si sa­cri­fi­ca­no, lot­ta­no, su­da­no, sof­fro­no (po­co per la ve­ri­tà) e vincono. Può an­che far a me­no ogni tan­to di Ro­nal­do, ie­ri per una vol­ta qua­si im­pal­pa­bi­le. Al­la fi­ne vin­ce ugual­men­te: il suo 43-3 non dà pun­ti di ri­fe­ri­men­to, con il con­ti­nuo muo­ver­si dei tre at­tac­can­ti, gli in­se­ri­men­ti dei cen­tro­cam­pi­sti e le gio­ca­te di un re­gi­sta la­te­ra­le co­me Can­ce­lo quan­do at­tac­ca. I me­ri­ti di Al­le­gri so­no evi­den­ti, in­ne­ga­bi­li e sot­to gli oc­chi di tut­ti. Do­ve può ar­ri­va­re la Juve? Da qui al­la fi­ne dell’an­da­ta an­co­ra due osta­co­li to­sti, an­che per la gran­de rivalità (To­ri­no e Ro­ma), ma sul­la car­ta non ha av­ver­sa­ri. Le pro­ie­zio­ni di pun­ti so­no af­fa­sci­nan­ti ma po­co im­por­tan­ti. Al­le­gri è uno pra­ti­co: ai re­cord pre­fe­ri­sce i tro­fei. Obiet­ti­vo: au­men­ta­re a di­smi­su­ra il van­tag­gio in A per con­cen­tra­si sul­la Cham­pions. L’In­ter non de­ve de­pri­mer­si, ma guar­dar­si le spal­le sì: 4 pun­ti nel­le ul­ti­me 4 par­ti­te. Per Mi­lan e La­zio l’oc­ca­sio­ne di far­le sen­ti­re il fia­to sul col­lo. Poi mar­te­dì il bivio Cham­pions: den­tro o fuo­ri. La sta­gio­ne vi­ve un mo­men­to de­ci­si­vo.

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