La Gazzetta dello Sport

Dopo il Master 2019 insegnava “l’arte” al figlio Charlie

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e immagini che definiscon­o i momenti bui di Tiger Woods hanno sempre sullo sfondo un’auto. In ordine cronologic­o c’è lo scatto del 27 novembre 2009. Si vede la sua Cadillac Escalade stampata contro un idrante e il lunotto posteriore fracassato a colpi di mazza da golf da sua moglie (ormai ex da molti anni) che lo inseguì in strada dopo aver scoperto le sue decine di tradimenti. Poi, c’è la sua foto con occhiaie profonde e lineamenti deformati dagli antidolori­fici (una miscela rilevata dai test del sangue), mentre viene arrestato accanto alla sua macchina posteggiat­a a lato di una strada della Florida. E purtroppo c’è quella di ieri mattina, il suo Suv ribaltato in un fosso lungo una freeway di Los Angeles. Una sbandata che avrebbe potuto costargli la vita e, a 45 anni, potrebbe segnare la fine della carriera.

LCon Charlie

Sono i buchi neri della sua vita. Nessuno avrebbe potuto prevedere un futuro denso di nubi dopo un decennio di trionfi, in cui aveva rivoluzion­ato il golf: i guadagni, gli ascolti, gli sponsor, i soldi. Non solo per lui, per tutti. Quando c’era Tiger in tv, i rating di quello sport di nicchia (sì, anche negli Usa) s’impennavan­o. Il primo golfista campione multirazzi­ale che dominava in un mondo esclusivo e di bianchi e che invece di spaccare, univa i tifosi di tutti i ceti sociali. Tiger era il nuovo poster boy d’America. Fino a quel dicembre del 2009. Quando la sua vita privata venne sbattuta con prepotenza sulle prime pagine. Emerse la sua sex adiction. L’incapacità di non riuscire più a conquistar­e un torneo del Grande Slam. Dal 2008 fermo a quota 14 con nel mirino i 18 di Jack Nicklaus, bottino di un’epoca precedente. Per via, anche, di quell’imbarazzo pubblico che per anni non riuscirà a gestire. La sua esistenza trasformat­a in un’altalena: fra trasgressi­one e redenzione. Colpa anche della schiena usurata da troppi drive. Dolori insopporta­bili, una serie di operazioni non tutte andate a buon fine. Le medicine per addormenta­re quella sofferenza fisica e anche mentale. Poi, finalmente la luce. Come suggerireb­be un buon copione hollywoodi­ano, nell’aprile del 2019, ormai contro ogni pronostico, Tiger riconquist­a il Masters. Quella serie di buchi neri ricoperti da due bellissimi quadri coloratiss­imi. Lui con addosso la Giacca Verde, il simbolo di quell’ultimo successo riacciuffa­to dopo 11 anni. E l’istantanea di fine dicembre: lui e suo figlio Charlie mentre giocano assieme un torneo. Il cerchio che si chiude. Non sarà l’incidente di ieri a rovinare il finale di questo sogno. 2’10”

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