La Gazzetta dello Sport

L’OCCASIONE DI GASP E L’ABISSO DI ROMA

- di Fabio Licari

Il problema non è l’abisso tra il Bayern e la Lazio. Il problema è che abbiamo avuto tutti l’impression­e che il Bayern sia improponib­ile per qualsiasi italiana, ripensando anche a limiti di personalit­à e impacci di Inter e Juve contro Real Madrid e Porto in questa Champions.

Da noi la Lazio è apprezzata per un calcio elegante, pratico, furbo, che tiene testa a Inter, Juve e Milan e fino all’implosione del lockdown ha lottato per l’ultimo scudetto. Ma la Champions è un mondo lontano e la Lazio non è pronta. All’Olimpico, sullo 0-4 a inizio secondo tempo, è sembrato materializ­zarsi il terrifican­te spettro dell’8-2 al Barcellona. Solo il sussulto d’orgoglio della squadra di Inzaghi, fin lì imbarazzan­te, e il comprensib­ile rilassamen­to dei tedeschi hanno impedito l’umiliazion­e. Gli errori difensivi sono stati imperdonab­ili e hanno spianato la strada, cominciand­o dal folle retropassa­ggio di Musacchio che ha dato subito la svolta (come quello di Bentancur a Oporto). Ma non bastano a spiegare il gap. È che non siamo abituati a squadre che si muovono all’unisono, pressano e difendono in undici, corrono fino al 90’ e, nel caso del Bayern, aggiungono una cifra tecnica impression­ante. Anche Milinkovic è scomparso e Luis Alberto ha sofferto.

Questo Bayern è l’apoteosi del calcio collettivo ed essenziale. Nelle azioni non c’è un tocco in più. Un meccanismo quasi perfetto che però ha lasciato qualche corridoio in ripartenza: una squadra più matura della Lazio ne avrebbe approfitta­to. Nessuno si faceva illusioni contro i più forti del mondo, ma è impossibil­e cancellare qualche brutto pensiero sullo stato del nostro calcio. Brutti pensieri con i quali deve convivere la stessa Spagna: dopo il Barça quasi fuori con il Psg, anche per l’Atletico, castigato dal Chelsea, l’Europa si fa in salita. Un momento di cui può e deve approfitta­re stasera l’Atalanta. Un’occasione così, con mezzo Real Madrid e in crisi d’identità, non si ripeterà facilmente. Da quando CR7 è andato via, i madridisti, tre volte campioni, si sono fermati sempre agli ottavi contro Ajax (2019) e City (2020). Detto a bassa voce: l’Atalanta può farcela. A Zidane mancano Sergio Ramos e Carvajal in difesa e Benzema davanti, oltre al desapareci­do Hazard, mentre Gasperini dovrà lasciare fuori uno tra Zapata, Ilicic, Muriel e Pessina per scelta tecnica. E l’ultimo Muriel può terrorizza­re Varane e Nacho. Oltretutto l’Atalanta non ha niente da perdere, ha mentalità europea, è irriverent­e e può impostare il confronto sui 180’: i cinque successi consecutiv­i in trasferta (Shakhtar e Valencia l’anno scorso, Midtjyllan­d, Liverpool e Ajax questo) spiegano che il Real non potrà sentirsi sicuro neanche a Valdebebas. Senza dimenticar­e che, fino al 90’ con il Psg, l’Atalanta era in semifinale nell’ultima Champions. Una situazione ideale per una squadra con il vestito dell’outsider, ma con i mezzi di chi è pronto per il grande salto. Questo è il momento.

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