La Gazzetta dello Sport

«Così violati i Trattati Se non c’è la rinuncia la strada è la direttiva dell’Unione»

L’ex ministro: «Questione di principi fondativi dell’Ue, non di Antitrust o di mercato. Il rischio è l’omicidio del calcio C’è una miniera di argomenti per difendersi contro la linea del siccome ho i soldi posso fare tutto»

- Di

l professor Giulio Tremonti comincia da un punto di vista originale per parlare del caos Superlega di questi giorni: «Partiamo dal carbone».

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che senso?

«Non prendetemi per matto ma oggi sull’asse della storia o se vuole della vita si incrociano due date tra di loro in qualche modo connesse: il 18 aprile 1952 e il 19 aprile 2021. La prima è la firma del Trattato Europeo sul carbone e l’acciaio, che peraltro l’Italia sottoscris­se con un risultato politica senza avere né il carbone né l’acciaio. La seconda è quella dell’annuncio della Superlega. Il carbone nel 1952 era una cosa che tutti capivano, vedevano e volevano, il carbone serviva per riscaldars­i e per far funzionare la macchine. E per questo che è stata la prima base dell’Europa comune. Poi venne il Mec, poi molto tempo dopo l’euro. Con l’ euro si diceva: federate i portafogli e federerete i cuori. Su questo si è un po’ esagerato. A forza di federare, abbiamo rischiato di non federare né i cuori né i portafogli, ma questo è un altro discorso, un discorso che sembra avere termine con gli Eurobond e con il Covid».

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ILa Superlega è una grande questione politica e civile

L’Europa non è solo moneta e finanza: basta leggere il Trattato

Il calcio sta nel Trattato e le direttive servono per applicarlo

«La Superlega si oppone a un calcio che vede i territori come contenitor­i della tradizione» GIULIO TREMONTI

il calcio in tutto questo che ruolo ha?

«Il calcio è una cosa concreta e comune con un’alta “cifra politica”, politica nel senso di popolare. Parlare di calcio ci aiuta a capire che l’Europa non può sviluppars­i come la storia della “montagna incantata” di Thomas Mann con il rischio del triste finale della civiltà europea, simboleggi­ato dal suicidio del gesuita Naphta».

3Dunque

la Superlega è qualcosa che va molto al di là di una questione sportiva?

«È una grande questione politica e civile. Il contrasto fra la vecchia triade Liberté-Egalitè-Fraternité contro la nuova che si è affrontata in questi anni, globalizza­zione-mercato-moneta. Cioè: siccome ho i soldi mi impongo su tutto, seguendo un cammino dall’alto verso il basso, dall’elite verso la base, dall’universale contro il particolar­e. La Superlega si oppone al mondo del calcio, un mondo locale, che vede i territori come contenitor­i della tradizione, che vede al centro gli individui e le passioni, non solo i valori economici».

Ma quest’Europa ora ha qualcosa a cui aggrappars­i? «Guardi che ci sono dei materiali giuridici molto importanti, diverse Risoluzion­i del Parlamento europeo, il Libro bianco sullo sport. C’è una miniera di argomenti per contrastar­e la Superlega, come l’avvocato li userei. La questione pare invece messa in termini di antitrust, concorrenz­a, mercato: termini che valgono altrimenti ma non nel campo del calcio. Basta leggere il Trattato europeo per capire che l’Europa non è solo moneta o finanza, se così fosse si arriverebb­e al suicidio di Naphta e all’omicidio del calcio. Non si può reagire con l’idea monomaniac­ale che tutto co

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