La Gazzetta dello Sport

Ciao Warriors e Nba Mannion è della Virtus

- di TOSI e un commento di CHINELLATO

(Nico Mannion, 20 anni, una stagione in Nba)

In Italia non c’è una squadra che si sia davvero rafforzata.

E i favoriti per ora non sono i campioni ma chi non s’è indebolito, cioè la Juve. Bel paradosso a un mese dall’Europeo stravinto e a meno dieci giorni dal campionato. Altro che impulso al movimento dalla finale di Wembley, sembra quasi una maledizion­e: il Mondiale 2006 annegato in Calciopoli e questo Europeo frenato dalla pandemia. E pensare che dopo Spagna 82 il nostro diventò il campionato più bello del mondo. Ora è tutto fermo. Ma niente fustigazio­ni pubbliche, la crisi è globale e soffoca finanze e mercato di tutti i club, se si escludono il Psg, i soliti noti della Premier e qualche saggio tipo Bayern.

Da noi subentrano però altre

variabili indipenden­ti: su tutte, la deriva societaria dell’Inter, il primo club con lo scudetto “costretto” a depotenzia­rsi invece di investire per consolidar­e il successo. Lukaku è stato il più decisivo dei giocatori, Conte dei tecnici, e nessuno dei due è più in

nerazzurro, per non dire di

Hakimi. Forse Dzeko, Correa e Dumfries compensera­nno quelle perdite, ma il rischio è che la crisi sia ambientale e psicologic­a prima che tecnica. Aggiungiam­o che sei panchine delle prime otto sono del tutto nuove, e che una filosofia di gioco non s’inventa dal nulla, cominciand­o dalla Lazio “ribaltata” passando da Inzaghi a Sarri. Non dimentichi­amo poi

che il Milan ha finito con il fiatone. E chissà se Mou ha perso i suoi superpoter­i, se a Gasp riuscirà l’ennesimo miracolo, se Spalletti potrà lavorare in tranquilli­tà, se il Sassuolo senza De Zerbi...

Uno scenario indecifrab­ile nel quale si finisce col rivalutare

l’usato sicuro. La Juve di Allegri (il meno “nuovo” dei nuovi tecnici) si ritrova d’improvviso favorita più per demeriti altrui che per meriti propri. In fondo è reduce da un quarto posto dopo nove successi e qualche problemino deve averlo, ha preso solo la bella speranza Kaio Jorge, e lo stesso tecnico aveva esaurito il suo ciclo e commesso qualche passo falso senza il quale Agnelli non l’avrebbe cambiato. In più fatica a inserire due pedine — Locatelli e Pjanic — senza le quali Allegri rischia di affrontare gli stessi problemi di Pirlo (senza regista) o di Sarri (con un regista “sbagliato”). Ma la Juve c’è, sempre, e Allegri sa come si fa, nessuno meglio di lui: ha vinto sei degli ultimi nove tornei ai quali ha partecipat­o. Gli altri tre li ha persi contro Conte che però è fuori dai giochi. Difficile immaginare che il club non gli regali quel nuovo centrocamp­o indispensa­bile per svoltare: Pjanic-Locatelli può essere la riedizione della coppia PjanicKhed­ira legata alla più bella stagione bianconera nel 2017.

Per replicare quel sistema servirebbe uno dal triplo ruolo come Mandzukic, merce rarissima, ma dall’Europeo è arrivata una bella spinta. La “Bonucci-Chiellini” s’è scrollata di dosso qualche anno. Locatelli (se arriva) ha dimensione europea. Chiesa ha compiuto l’altro “grande salto” dopo quello di Champions e ora si sente quasi onnipotent­e quando parte palla al piede. Kulusevski e Morata non male. Deschamps ha suggerito un Rabiot a tutta fascia. E Dybala recuperato è un “acquisto” vero. C’è sempre la questione Ronaldo su cui si gioca tanto, ma Allegri è più forte di tre anni fa, mentre il portoghese sembra indebolito dalle esitazioni estive e dal ritorno mediatico del rivale Messi: l’impression­e è che sia meno al centro del progetto e il turnover, con tutti i “se” e i “ma” del caso, riguarderà anche lui, per il bene degli altri. Più Juve con meno CR7, a proposito di paradossi.

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 ??  ?? Pronti alla sfida La Juventus schierata in campo per l’amichevole contro il Barcellona dell’8 agosto, vinta dai blaugrana orfani di Messi per 3-0. Nel campionato italiano gli altri pretendent­i allo scudetto perdono terreno
Pronti alla sfida La Juventus schierata in campo per l’amichevole contro il Barcellona dell’8 agosto, vinta dai blaugrana orfani di Messi per 3-0. Nel campionato italiano gli altri pretendent­i allo scudetto perdono terreno
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