La Gazzetta dello Sport

«IO “NONNO” DELLA A VOGLIO CHE NON TEME NESSUNO»

UN EMPOLI

- Di

Il tecnico 67enne: «Per salvarci servirà correre e lottare più di tutti. L’esempio è l’Italia: ha vinto grazie al gruppo»

«Sono l’allenatore più vecchio della Serie A. E per me è un onore. Aggiunga anche che sono il meno pagato». Sorride Aurelio Andreazzol­i. Il calcio per lui è una grande passione che è diventata un lavoro. Un matrimonio perfetto. Ed Empoli è, da sempre, la sua casa. Un porto sicuro ritrovato dopo una piccola parentesi. «Quando poche settimane fa mi ha chiamato il presidente Corsi, ero nella mia abitazione a Massa. Pensi, pochi giorni prima avevo suggerito a Dionisi di continuare il suo percorso sulla panchina azzurra. Invece aveva preferito imboccare un’altra strada. Ho detto al presidente che se mi dava tre ore di tempo prendevo la bicicletta e arrivavo di corsa a Empoli per firmare. Forse ero stato un po’ ottimista. Magari mi sarebbe servito qualche minuto in più. Ma avevo troppa voglia di tornare su questa panchina. Quando ci siamo incontrati a pranzo con Corsi per chiudere l’accordo, non abbiamo speso un minuto a parlare di soldi. Abbiamo “bruciato” antipasti, primo e secondo discutendo di giocatori».

3Il

presidente Corsi ha detto che lei farà crescere i tanti giovani di talento del club.

«È una delle mie sfide. Insieme a quella di cercare di conquistar­e la salvezza. Probabilme­nte il Presidente si ricorda dei 60 milioni di plusvalenz­a che il mio lavoro ha prodotto in passato. Sono cifre che ha detto lui, io mi preoccupo solo di allenare».

3A

Empoli la chiamano “nonno”.

«All’inizio lo facevano per prendermi in giro. Come si dice a Roma era una “cojonella”. Ora il senso del soprannome è cambiato. E mi piace. Il nonno ha dei valori importanti, direi unici. È amato e rispettato».

3Si

parla spesso della sua ultima partita sulla panchina dell’Empoli, a Milano contro l’Inter di Spalletti nel 2019: un k.o. che coincise con la retrocessi­one, ma con 70.000 tifosi nerazzurri ad applaudire la sua squadra. «Per un soffio non sono riuscito a completare la rincorsa salvezza. Quando, in quella stagione, sono tornato alla guida della squadra abbiamo marciato a una media da paura, 1.8 punti a partita. Sono tornato per chiudere un cerchio e per cercare di tenere l’Empoli in Serie A».

3L’esperienza

le suggerirà un atteggiame­nto più prudente? «No. Io voglio un Empoli che abbia coraggio e identità. Guardate lo Spezia, nell’ultimo campionato si è salvato giocando all’attacco. La mia squadra deve provare a vincere contro qualsiasi avversario. Ricordo due anni fa la sfida contro la Juve a Torino. Nel primo tempo giocammo con coraggio costruendo e poi, purtroppo sbagliando, quattro o cinque occasioni da gol. Nella ripresa ci abbassammo un po’ e i bianconeri potevano farci cinque reti. Contro le grandi non devi gestire la partita. Perché poi i campioni fanno la differenza. Contro la Juve qui al Castellani il signor CR7 all’improvviso ci fece gol con un tiro all’altezza della panchina».

3Iniziate

il campionato affrontand­o Lazio e Juve.

«Niente male, vero? Se ti avvicini a queste squadre con la paura di perdere hai già perso».

Cosa ha insegnato l’Europeo? «A parte Mancini non c’erano tante persone che all’inizio credevano nell’Italia. Eppure gli azzurri hanno vinto perché ci hanno creduto, perché hanno creato un gruppo fantastico. Erano una “banda che suonava in maniera splendida la stessa musica”. Non erano i più forti. Non c’erano in squadra stelle dal nome altisonant­e. Ma erano il gruppo più forte. E questo spero che valga anche per l’Empoli. Il gruppo c’è. È vero, è sano».

3

Chi lotterà per la salvezza? «Le neopromoss­e, forse altre due. Poi mi auguro che qualcuna delle formazioni più blasonate incappi in un anno sbagliato».

3 3Avete

dovuto convivere con alcuni casi di Covid.

«Sono finito dentro questo problema io che non avevo fatto neppure un tampone. Speriamo di aver chiuso il capitolo. Abbiamo il tempo di recuperare tutti e di dare identità tattica al gruppo».

Qual è il messaggio che ha dato ai suoi giocatori?

«Ho spiegato che dobbiamo metterci qualcosa in più. Noi dobbiamo correre più della Juve, soffrire più della Juve. Abbiamo gambe e braccia che devono essere muscolose come quelle dei calciatori della Juve, ma potrei citare tante altre squadre».

3 3Sono

tornati molti allenatori toscani: chi avrà la vita dura? «Tutti. Il mio amico Spalletti deve portare il Napoli a certi livelli, Allegri deve rilanciare la Juve, Sarri deve fare risultati con la Lazio, io e Semplici dobbiamo conquistar­e la salvezza».

3Cosa

l’ha infastidit­a di questa estate del pallone?

«La mia dirigenza fa sforzi incredibil­i per migliorare la squadra e mantenere un Empoli sano dal punto di vista economico. Perché questo chiede il regolament­o. In altre realtà sento parlare di valanghe di debiti. Non ci dovrebbe essere un comportame­nto uguale per tutti?». 3’45”

CHI È

La mia dirigenza fa sforzi incredibil­i per mantenere il club sano dal punto di vista economico. In altre realtà sento parlare di valanghe di debiti. Non ci dovrebbe essere un comportame­nto uguale per tutti?

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Aurelio Andreazzol­i

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