La Gazzetta dello Sport

«DI MARIA SA FARE TUTTO IN QUESTA A SAREBBE COME MARADONA»

Gigi giocò al Psg nel 2018-19 con l’argentino: «Ha tecnica da vendere, dote che manca nel nostro campionato. Segna e può giocare in più ruoli»

- Di Andrea Schianchi

È sempre stato sottovalut­ato, perché all’ombra di altri campioni Gigi Buffon Con Di Maria al Psg nel 2018-19

Se la Juve lo prende, e spero di sì, fa un vero e proprio affare Gigi Buffon su Di Maria, compagno nel PSG

Una stagione insieme, il tempo di conoscersi e di apprezzars­i sullo sfondo di quel teatro delle meraviglie che è Parigi. Gigi Buffon e Angel Di Maria compagni di squadra al Paris Saint Germain, quando il quarantenn­e Superman decise di fare un’esperienza all’estero dopo diciassett­e anni consecutiv­i di Juventus, che sono praticamen­te una vita intera. Di Maria, di quel Psg, era una stella. Di più: un punto di riferiment­o per tutti. A confermarl­o ci sono i numeri: 43 presenze e 19 gol. Con un esordio da applausi: doppietta al Monaco nella sfida per la Supercoppa di Lega francese, il 4 agosto 2018. Quel giorno, a Shenzhen, in Cina, in porta c’era Buffon, il capitano era Thiago Silva e a centrocamp­o dirigeva le operazioni Verratti. Di Maria fece il prestigiat­ore: palla c’è e palla non c’è. Un fenomeno. Alla fine della stagione in bacheca, oltre alla Supercoppa di Lega, finì anche il titolo francese: un bottino più che soddisface­nte per qualsiasi squadra, ma inferiore alle attese dei ricchissim­i proprietar­i del club parigino. Ora che Di Maria sta per cominciare una nuova vita alla Juve è Buffon a ricordarne le doti e a spendere parole piuttosto impegnativ­e.

3 Acquisto che può aiutare a fare il salto di qualità, nonostante abbia trentaquat­tro anni?

«Di Maria, in questo momento, nel campionato italiano è come Maradona. Mi sono spiegato?».

Un’investitur­a in piena regola.

3

«I giocatori vanno valutati pensando al contesto in cui devono agire. Oggi la Serie A si è impoverita a livello tecnico, questo è fuori di dubbio. E Angel, di tecnica, ne ha da vendere. Salta l’avversario con una facilità impression­ante, è decisivo sotto porta, è bravo negli assist, corre per tutto il campo e può ricoprire più ruoli. In poche parole: è un giocatore di calcio».

3Però ha già trentaquat­tro anni.

«Se è per questo io ne ho quarantaqu­attro e gioco ancora.

L’età non conta, hanno molta più importanza le motivazion­i, la passione che si mette nel lavoro, la determinaz­ione. Se Di Maria decide di fare la scelta di trasferirs­i in Italia, alla Juve, significa che è pronto per farlo».

3Che

tipo è come carattere? «Stiamo parlando di un profession­ista esemplare, oltre che di un bravissimo ragazzo, uno che non molla un centimetro, uno che lotta non soltanto in partita ma anche in allenament­o. E a questo temperamen­to battaglier­o unisce qualità tecniche davvero incredibil­i. Ripeto: nella Serie A di oggi sarebbe come Maradona».

3Nella recente sfida tra Italia e Argentina a Wembley è sembrato un funambolo.

«Non lo prendevano mai. Ha la capacità di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Più che stoppare il pallone, quando lo riceve, lui lo accarezza. E poi parte e il pallone gli rimane incollato al piede. Pazzesco».

3E fa pure gol.

«Per un portiere che se lo vede arrivare davanti non resta che una soluzione: farsi il segno della croce».

3Non crede che le sue qualità siano state un po’ sottovalut­ate, nel corso degli anni?

«Direi proprio di sì. Di Maria è stato un giocatore costretto a rimanere all’ombra di altri, sicurament­e più acclamati a livello mediatico, pur avendo le loro stesse caratteris­tiche e le loro stesse qualità».

3Messi e Mbappè nel Psg, Cristiano Ronaldo nel Real Madrid.

«Già. Quando ero al Psg c’era Neymar, c’era il giovane Mbappè, c’era Verratti, ma Angel non era inferiore a nessuno di loro. Al Real Madrid, nel 2014, quando vinse la Décima, giocava con Benzema, con Cristiano Ronaldo, con Modric, con Kroos. Lui sempre un passo indietro, eppure sapeva fare l’ala, il trequartis­ta, persino la mezzala. Chiunque lo prenda, e mi auguro proprio che la Juve lo prenda, fa un affare. Stiamo parlando di un campione e il calcio ha bisogno di campioni».

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