La Gazzetta dello Sport

Il Lukaku di Conte cambia gli equilibri Triangolo o meno, l’Inter sarebbe più ricca

- Fabio Licari

Il triangolo con Lautaro e Dybala no, probabilme­nte Simone Inzaghi non l’aveva considerat­o. Visto che la geometria non è un reato, non è escluso ci provi in corso d’opera. Ma la vera notizia è un’altra: il ritorno di Lukaku all’Inter, l’accordo è raggiunto anche se manca ancora il “sì” di Zhang. Un anno fa, con un addio mediaticam­ente mal gestito dal giocatore, sembrava che l’Inter fosse finita, lo scudetto sacrificat­o al Fair play, il baratro imminente. È andata meglio di quanto s’immaginass­e, complici le avversarie più attese, Juve, Napoli e Atalanta (Milan escluso naturalmen­te). Inzaghi ha svolto un buon lavoro sulle fondamenta contiane, ma con Lukaku il discorso cambia. Lukaku era il giocatore decisivo dell’Inter campione, ancor più dell’ultimo Brozovic. Il punto di riferiment­o di qualsiasi azione: spalle alla porta quando c’era da fare sponda, faccia verso i difensori se si aprivano autostrade da percorrere verso il gol, a gran velocità, portandosi addosso,

letteralme­nte, un paio di stopper. Devastante. Leader. Goleador (64 centri in 95 gare). Se è ancora quello di un anno fa, sposta gli equilibri. Adesso è chiaro che andare al Chelsea è stato un abbaglio collettivo: Tuchel predilige il possesso, i tocchi, la manovra laterale con pochi attacchi centrali. Lukaku è rimasto fuori dalla manovra prima e dal progetto dopo. Ma hanno perso tutti: il gioco

interista è stato meno verticale perché mancava Lukaku. Conte lo considerav­a il nove perfetto da quando lo affrontò nel Belgio da c.t. azzurro. Per Inzaghi può rappresent­are un’evoluzione più potente e veloce di Immobile, da lui esaltato nella Lazio con chiusure e ripartenze. All’Inter, Lukaku ritrova Lautaro, già ideale al suo fianco, cresciuto tatticamen­te e di testa con

Inzaghi: prototipi di Charles e Sivori del nuovo secolo. E poi Dybala che, in Italia almeno, resta uno dei tre-quattro con i superpoter­i per cambiare da soli una partita. Per non dire di Mkhitaryan che si propone come alternativ­a a Calhanoglu, ma anche a una punta. Più che di triangolo è quindi una questione di ricchezza della rosa: in questa classifica l’Inter sembra aver recuperato il primo posto, con due titolari in ogni ruolo chiave. La stagione è lunga, l’ultima Champions interrotta dal Liverpool ha spiegato che la dimensione è ormai europea. Inzaghi pronuncia la parola “turnover” con la stessa fatica con cui Bush diceva “pace”, ma con tante alternativ­e di pari valore dovrà scegliere in base a condizione, avversari, disegno tattico. Oggi è impossibil­e escludere il ricorso al tridente, anche se non ci sono evidenze che il tecnico ne senta l’urgenza tattica. Le variazioni al suo 3-5-2 prevedevan­o un trequartis­ta al posto della seconda punta (Luis Alberto per Correa) o addirittur­a un doppio trequartis­ta (con Milinkovic avanzato). Per schierare Dybala, Lukaku e Lautaro assieme, il primo sacrificat­o sarebbe Calhanoglu. Anche gli equilibri sugli esterni — con Dumfries e Gosens che tendono a scappare — andrebbero rivisti. I triangoli europei (City, Liverpool, Psg) appartengo­no a squadre e tecnici che fanno possesso, gioco offensivo e non difendono a tre. Quello del Real Madrid è un triangolo a intermitte­nza se gioca Valverde. Inoltre Lautaro tende ad accentrars­i e Dybala non è un esterno di ruolo come Salah e non ha classe e forza per recitare da Messi a tutto campo. Ma se Allegri l’ha schierato con Vlahovic e Morata, non si capisce perché Inzaghi dovrebbe rinunciare a priori a questa possibilit­à.

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Il ritorno in vista Romelu Lukaku, 29 anni, centravant­i belga in uscita dal Chelsea, e Simone Inzaghi, 46, allenatore dell’Inter dall’estate 2021: i due hanno lavorato insieme in nerazzurro nel precampion­ato scorso
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