La Gazzetta dello Sport

ECCO LUKAKU IL RE IN CITTÀ E DOMANI SI RIPRENDE L’INTER

Oggi il ritorno, Rom è già pronto. E quante sfide coi connaziona­li...

- Di Filippo Conticello

ggi Romelu Lukaku rimette il suo piedone numero 48 sul suolo milanese, stavolta per rimanere: non una parentesi prima di tornare in ferie, ma l’inizio di una seconda vita, si spera felice come la prima. Dopo una notte nella casa a City Life, che ha ormai ripreso vita da giorni, domani per lui si spalancano i cancelli della Pinetina. Il centro sportivo è l’unico pezzo di Inter che non ha ancora riabbracci­ato nel giorno di visite e firma sul contratto. Rispetto a quel 29 giugno, però, è iniziato il ritiro con Simone Inzaghi e anche lui riproverà quella vecchia sensazione di correre col nerazzurro addosso. Misurerà anche i metodi dell’allenatore che un’estate fa aveva appena assaggiato, ad accompagna­rlo pure la coppia di argentini di attacco, Lautaro e Correa, entrambi attesi nella stessa giornata. Di certo, Inzaghi troverà un centravant­one tirato a lucido, e non solo per la voglia feroce di rivincita dopo un anno di deserto in Premier: fino a ieri Rom si è allenato a Olbia con il preparator­e speditogli dall’Inter, Roberto Niccolai, il coordinato­re “Sport Science e Performanc­e” del club.

Il derby Da oggi Romelu scoprirà comunque una Milano diversa, con bandieroni rossoneri ancora appesi alle finestre. A farlo sentire a casa, però, la crescente piantagion­e belga in casa dei cugini. Non solo Alexis Saelemaeke­rs, che aveva parlato della sua antica amicizia con Lukaku e di quanto fosse difficile mostrarla in pubblico: «Romelu è il mio peggior nemico e allo stesso tempo uno dei miei migliori amici a Milano, ma se i tifosi dovessero vederci insieme si arrabbiere­bbero...», disse il milanista tra il serio e faceto. In città Lukaku ritroverà ora un altro collega nato a Ostenda, nelle Fiandre, abituato a guardarlo dalla panchina in nazionale: Divock Origi è la sua riserva nella squadra allenata da Roberto Martinez. Ma stuzzica ancora di più l’eventuale rivalità di Romelu con un altro belga voglioso di vivere a Milano: Charles De Ketelaere appartiene alla nouvelle vague che preme alle spalle della generazion­e dorata, quella degli Hazard, dei Courtois e dei De Bruyne che da anni punta a una vittoria di prestigio. Ci riproveran­no tutti in Qatar, sapendo di partire tra i favoriti. A differenza degli altri due belgi già rossoneri, col baby De Ketelaere Roma non ha conoscenza diretta o amicizia, ma solo curiosità per ciò che potrà succedere il 4 settembre nel primo derby. E curiosità pure per quel bizzarro intreccio numerico: Lukaku all’Inter da 9 è diventato 90, simbolo della paura, ed è la stessa cifra sulla schiena dell’aspirante milanista.

Cuore d’Europa Se l’Inter e Milano sono diventati il porto sicuro di Romelu, il Belgio è stato sempre un luogo di appartenen­za, a volte tormentata. «Di dove sono? Sono di Anversa! Sono belga!», disse una volta il piccolo Romelu, 11 anni d’età, ma cuore e testa di adulto. Giocava nel Lierse e una volta il padre di un avversario non voleva neanche farlo entrare in campo: «Quanti anni hai? Di dove sei? Fammi vedere i documenti!», gli disse con quel filo di razzismo che la stella dell’Inter ha visto strisciare per tutta la vita davanti agli occhi. Lì, in quel Paese pieno di contraddiz­ioni nel cuore dell’Europa, il gigante buono è cresciuto e ha cullato i suoi sogni. E ha sempre desiderato la maglia rossa da Diavolo della nazionale con la stessa passione con cui ha voluto ora il nerazzurro. Aveva detto a suo tempo che sarebbe diventato il migliore della storia del Belgio e, uno dopo l’altro, ha smentito fino all’ultimo degli scettici: con 68 centri in nazionale è il miglior marcatore di sempre. Potrà parlare del Mondiale in arrivo con belgi-milanesi, vecchi e nuovi, anche se con i connaziona­li rossoneri il tema principale sarà un altro: chi appunterà un’altra stella al petto?

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AFP

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