La Gazzetta dello Sport

L’uomo bionico BABY INGEBRIGTS­EN COSE QUASI MAI VISTE «INSEGUO L’ORO DEI 1500 E DEI 5000»

Il 21enne Jakob a Eugene in lizza per un’impresa riuscita solo a Lagat nel 2007 «Ho obiettivi alti, vincere il più possibile»

- Di Andrea Buongiovan­ni

obiettivo della carriera è dichiarato: diventare il primo uomo nella storia a vincere tre titoli olimpici consecutiv­i nei 1500. A conquistar­ne due per ora c’è riuscito solo Lord Sebastian Coe, tra Mosca 1980 e Los Angeles 1984. Ergo: Jakob Ingebrigts­en, 21 anni compiuti in settembre, con nel cassetto quello di Tokyo, ha già il mirino puntato su Parigi 2024 e Los Angeles 2028. Il norvegese, però, programmat­o per vincere da quando ne aveva 12 e che ci riesce ai massimi livelli da quando ne ha 17, è prima atteso da una serie di passaggi comunque prestigios­i. Anche ai Mondiali di Eugene inseguirà un’impresa che vanta un solo precedente: la doppietta 1500-5000. A Osaka 2007 riuscì allo statuniten­se Bernard Lagat. Prima la distanza più breve (batteria sabato 16, semifinale domenica 17, finale martedì 19), poi la più lunga (batteria giovedì 21, finale domenica 24). Jakob, da lunedì (come da ieri Karsten Warholm) è a Berkeley, in California. È da lì che ieri sera, via Teams, si è concesso per una mezzora.

3L’abbiamo lasciata ai Bislett Games di Oslo il 16 giugno quando, pur correndo il miglior miglio al mondo degli ultimi 21 anni (3’46”46) mancò il record europeo del britannico Steve

Cram che resiste da 35 per 14/100: cos’ha fatto dopo?

«L’indomani sono volato a Flagstaff, in Arizona, a 2100 metri sul livello del mare per un periodo in altura di due settimane e mezzo. Da un paio di giorni, invece, sono al training camp della Nazionale norvegese alle porte di San Francisco e giovedì prossimo sarò a Eugene».

3Con

«L’obiettivo minimo è la mia prima medaglia iridata all’aperto. Comincerò coi 1500. Poi se tutto andrà al meglio, grazie a un programma che lo consente, doppierò coi 5000. Ho obiettivi alti. Vincere il più possibile».

quali ambizioni?

in condizione?

«Sto bene. A Flagstaff ho lavorato al meglio, ora si tratta di rifinire il tutto con delle belle sessioni in pista. Lunedì ho svolto delle buone ripetute sui 600. A Eugene inseguirò piazzament­i, non record o tempi».

3Adesso

3È che suo padre Gjerts non l’allena più, chi la segue?

«Faccio ancora tutto in famiglia. I miei fratelli, Henrik e Filip,

hanno esperienza internazio­nale, sono profession­isti da oltre dieci anni e han vinto tanto. C’è poco da inventare. Il programma è quello di sempre, va solo un po’ adattato di volta in volta. Sappiamo quando servono i lavori lattacidi, quando quelli veloci, eccetera. Funziona».

3Segue uno schema fisso?

«In un certo senso: con l’approssima­rsi di una grande rassegna

ci guida un conto alla rovescia che si assomiglia sempre. A -30 giorni c’è un tipo di programma da rispettare, a 14 un altro, a 12, a 10 e a 8 lo stesso. Non faccio cose nuove, non sperimento. Henrik e Filip mi aiutano a tenere i ritmi giusti».

3Lo storico record del mondo di Hicham El Guerrouj sui 1500 (3’26”00, Roma ‘98) è battibile? «È come chiedere se è possibile scendere sotto i 9” nei 100... Non ora, comunque. Prima dovrò portare il personale sotto i 3’28”, poi sotto i 3’27” e forse, a quel punto, potremo riparlarne».

3Nella

sua prima esperienza iridata, a Doha 2019, mancò il podio per poco: avrebbe immaginato di salire sul gradino più alto nell’Olimpiade successiva? «Tornai dal Qatar deluso, perché puntavo almeno a una medaglia. Poi, a Tokyo, grazie anche al posticipo di un anno, sono giunto più maturo e mi sono espresso per quel che valgo».

Nel tentativo di ripetere l’uno-due di Berlino 2018, doppierà anche agli Europei di Monaco di Baviera di metà agosto?

3

L’avviciname­nto «Prima più di due settimane ai 2100 metri di Flagstaff, ora da due giorni a San Francisco»

«Con la differenza che i 5000 saranno prima. Li preparerò di nuovo in altura, a St. Moritz. Poi, a caccia di crono veloci, farò qualche tappa di Diamond League e, spero, la finale di Zurigo».

3La vedremo, in dicembre, agli Europei di cross di Torino?

«Sapete quanto tenga a quella manifestaz­ione: ho vinto quattro ori juniores e, grazie al successo di Dublino del 2021, sono campione tra i seniores. Se mi garantite che a Torino ci sarà bel tempo, verrò di sicuro».

3Ieri

il 16enne norvegese Andreas Fjeld Halvorsen, agli Europei under 18 di Gerusalemm­e ha vinto l’argento nei “suoi” 1500: sarà un suo erede?

«Conosco Andreas: abbiamo giovani emergenti. È bello sapere che dopo di me altri mezzofondi­sti arriverann­o. Vuol dire che abbiamo seminato bene, che l’idea di mettere tanti km nel motore viene presa a modello».

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