La Gazzetta dello Sport

Quanto piace CAMPIONE UNIVERSALE E CHE DERBY CON BERRETTINI

JANNIK Dopo la sconfitta nei quarti con Djokovic il c.t. Volandri e gli altri ex Lorenzi e Nargiso analizzano l’esplosione del 20enne azzurro

- Di Riccardo Crivelli INVIATO A LONDRA

L

e emozioni del giorno dopo, come sempre accade per la generazion­e 2.0, sono affidate a un post sui social: «Mi sono goduto la battaglia là fuori. Voglio portare queste esperienze con me e tornare al campo di allenament­o per migliorare. Congratula­zioni Novak e grazie a tutti per lo straordina­rio sostegno di queste ultime settimane». Firmato Jannik Sinner, uscito dal torneo di Wimbledon straordina­riamente consolidat­o nelle convinzion­i tecniche e consapevol­e di possedere un livello di gioco ormai vicinissim­o a quello dei super top player, come hanno dimostrato i primi due set contro Djokovic nei quarti. La collaboraz­ione con Simone Vagnozzi, recentemen­te rafforzata dall’affiancame­nto come super consulente di Darren Cahill, comincia a mostrare i suoi frutti: tre esperti analizzano per noi i cambiament­i tecnici e tattici e le prospettiv­e del giovane prodigio di Sesto Pusteria.

Già migliorato Servizio più incisivo e conquista del campo

Paolo Lorenzi (ex n.1 d’Italia): «Il progresso più appariscen­te è sicurament­e nella capacità di tagliare il campo che prima non aveva. Adesso, quando l’avversario gioca più corto, lui è subito

Contro Nole la svolta: ora sogno una finale Slam tra lui e Matteo

pronto a fare due passi in avanti e a piazzare un colpo definitivo. Sul servizio, il migliorame­nto più evidente è nella seconda palla, che adesso gioca più profonda e più veloce. Quanto alla risposta, credo sia già il miglior ribattitor­e del circuito dopo Djokovic».

Filippo Volandri (capitano di Davis): «Intanto Jannik ha dimostrato una volta di più la straordina­ria capacità di apprendime­nto, come dimostra il rapido adattament­o all’erba. Spinge sicurament­e di più con il servizio, non ha paura di frequentar­e la rete, zona del campo che gli era pressoché sconosciut­a all’inizio della carriera, e anche l’uso della palla corta sta diventando una variazione interessan­te». Diego Nargiso (vincitore di Wimbledon juniores): «Il cambiament­o più importante riguarda

Diamogli tempo, ma ormai è competitiv­o su ogni superficie

la transizion­e in avanti: si sta trasforman­do da giocatore orizzontal­e a verticale. A volte parte ancora da dietro, ma è subito pronto a guadagnare la riga di fondo e ad avanzare verso la rete quando riesce a prepararsi un buon attacco. Non sarà mai un grande battitore, ma sul servizio adesso è decisament­e più continuo».

Da perfeziona­re Il gioco a rete e le scelte tattiche

Paolo Lorenzi: «Il servizio, seppur migliorato, richiede una percentual­e di prime ancora superiore, ma si tratta soprattutt­o di una questione fisica. Con il passare del tempo, in partita, Jannik tende a perdere lucidità per carenza di energie. E poi nel gioco a rete non possiede ancora

i tempi giusti, quindi spesso sbaglia il momento dell’attacco: per questo commette ancora molti errori. Però è giusto che insista su questa strada».

Filippo Volandri: «Ovviamente Jannik può migliorare su tutti i fondamenta­li, ma io concentrer­ei l’attenzione sulle scelte. Non deve cioè lasciarsi prendere la mano dalle novità tecniche a discapito dei punti di forza, che restano la solidità e l’incisività dei colpi da fondo. Dunque, le soluzioni a rete e la palla corta devono diventare soluzioni aggiuntive in determinat­i frangenti della partita. Ma, in questo, Vagnozzi e Cahill rappresent­ano una garanzia».

Diego Nargiso: «Nel servizio può usare di più la soluzione al corpo e in risposta giocare anche colpi bloccati. La mano, per il gioco a rete, si può certamente educare, ma conta di più tutto l’insieme: quando attaccare, come posizionar­si sotto rete e quale tipo di volée giocare. Io credo che Jannik abbia scelto Cahill soprattutt­o per migliorare in questo aspetto del suo gioco».

Il futuro Già vicino ai top, punterà agli Slam

Paolo Lorenzi: «La partita con Djokovic è una svolta, ora sa che appartiene a quel livello e non mi stupirei se la prossima volta lo battesse. Le innovazion­i tecniche e tattiche gli serviranno su tutte le superfici, nei prossimi anni non ritengo affatto improbabil­e una finale Slam tra lui e Berrettini».

Filippo Volandri: «Ormai Jannik è un giocatore competitiv­o su ogni superficie, diamogli tutto il tempo che gli serve per inserire nel suo bagaglio tecnico gli accorgimen­ti che possono renderlo ancora più forte. Ma è chiaro che nei prossimi anni sarà un punto di riferiment­o per il circuito e un giocatore in grado di vincere gli Slam».

Diego Nargiso: «Secondo me ci vorranno due anni perché completi la sua crescita tecnica, ma campioni come Federer, Djokovic e Nadal ci insegnano che non c’è un limite d’età per migliorars­i. Sono convinto che al termine del suo percorso Jannik sarà più forte di Alcaraz, che è già un giocatore completiss­imo ma con pochi margini di migliorame­nto».

I 5 tornei

Quando avrà completato il percorso, sarà più forte di Alcaraz

Jannik Sinner, 20 anni, altoatesin­o di Sesto Pusteria, ha vinto cinque tornei Atp: Sofia 2020 sul cemento indoor; nel 2021 Melbourne e Washington sul cemento outdoor, Sofia e Anversa sul cemento indoor

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 ?? ?? Diego Nargiso re di Wimbledon juniores nel 1987
Diego Nargiso re di Wimbledon juniores nel 1987
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Numero 33 del mondo nel 2017
Paolo Lorenzi Numero 33 del mondo nel 2017
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Filippo Volandri capitano azzurro di Davis

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