La Gazzetta dello Sport

MISTER CROSS IN NAZIONALE PROVA IL FEELING CON VLAHOVIC

Male in bianconero, bene con la Serbia. Vlado Capljic, il suo primo allenatore: «Se la Juve non va non è colpa di Filip»

- di Marco Guidi INVIATO A BELGRADO

In fondo i numeri non sarebbero neanche così male. Due assist in campionato, un altro in Champions League. Per uno arrivato con la fama del “calciante”, come l’ha definito Max Allegri, è quasi la normalità. Eppure l’impatto di Filip Kostic sul mondo Juventus ancora non si sente. Poche corse sulla sinistra alla sua maniera, anche perché riceve palla quasi sempre da fermo e il dribbling sul posto non è la specialità della casa. Non è, infatti, solo colpa dell’esterno mancino prelevato per 12 milioni più tre di bonus dall’Eintracht Francofort­e in estate. La squadra non ha iniziato alla grande e un po’ tutti ne risentono, anche l’amico

Vlahovic con cui ieri ha sfidato la Svezia in Nations League a Belgrado e che ha gettato alle ortiche il cioccolati­no offertogli al 21’ del primo tempo, in un’azione che in Italia non abbiamo praticamen­te mai visto. La combo tra i due a Torino non ha, infatti, ancora prodotto risultati. «Voglio mettere tanti palloni per i gol di Dusan», aveva detto Kostic alla presentazi­one in bianconero. Invece, al momento solo Milik (contro la Fiorentina), McKennie

(contro il Psg) e Bremer (contro la Salernitan­a) hanno saputo sfruttare i suoi assist.

Nella mischia Max Allegri gli ha dato fiducia praticamen­te subito. Cinque partite da titolare in Serie A, due su due in Champions League. Ok, le tante assenze hanno quasi obbligato Kostic a calarsi immediatam­ente nella parte, senza neanche il tempo di ambientars­i. D’altronde l’aveva detto lui stesso da subito, ad agosto quando era atterrato a Torino: «Ho pensato prima a conoscere la squadra che a organizzar­e il trasloco». Gettato nella mischia per tentare di tenere a galla una Juve con qualche falla di troppo. «Non so neanche se può giocare pure a destra», aveva scherzato (ma non troppo…) Allegri dopo l’esordio da titolare del serbo contro la Sampdoria alla seconda giornata. Pazienza, Filip non è tipo che teme le sfide. E anche quella di risollevar­e la Juve, zoppicante in campionato e ferma in Champions, non pare troppo grande.

Origini Kostic è nato a Kragujevac, nel centro della Serbia. Una città che i bambini a scuola imparano a conoscere in fretta. Qui, il 21 ottobre 1941, i soldati tedeschi firmarono una delle pagine più brutte della Seconda Guerra Mondiale, uccidendo per rappresagl­ia quasi 2.800 tra prigionier­i, studenti e dissidenti dopo un attentato partigiano che aveva provocato dieci vittime nella Wehrmacht. Tutti in Serbia conoscono il massacro di Kragujevac, città che quasi 60 anni dopo ebbe anche la sfortuna di essere tra i principali obiettivi dei bombardame­nti americani contro Milosevic. Insomma, da quelle parti se non hai la scorza dura difficilme­nte vai avanti. Filip è partito da lì e dal piccolo club locale, il Radnicki. E a dargli fiducia per primo nel grande calcio è stato Vlado Capljic, l’allora allenatore della prima squadra. «Avevo l’abitudine di tenere d’occhio il nostro settore giovanile, quando vidi un ragazzino che era diverso dagli

Attaccamen­to Anche per il 18° compleanno ha voluto vicino a sé il suo tecnico del Radnicki

altri. Veloce, mancino e soprattutt­o serio. Non ho avuto dubbi a lanciarlo da titolare». Kostic allora aveva 18 anni. Anzi, la maggiore età la festeggiav­a proprio in quel periodo e la festeggiò... con Capljic. «Mi chiamò per andare all’hotel Zelengora, dalle nostre parti, era lì con la famiglia, ma aveva voluto anche il suo allenatore. Filip è fatto così, ha sempre un sorriso per tutti e si fa voler bene anche dai compagni. Non è cambiato nemmeno ora che è famoso». Già, perché dal Radnicki la carriera ha poi spiccato il volo. Olanda, Germania, l’Europa League vinta con l’Eintracht Francofort­e da miglior giocatore del torneo, Serbia e Juventus.

Pazienza Ecco, Capljic non si perde una partita della squadra bianconera, anche perché il figlio Marko, che vive in Germania, è un grande tifoso della Juve già da prima che Kostic arrivasse a Torino. «Le cose non stanno funzionand­o granché, ma non certo per colpa di Filip». Non è che in estate, quando ha aspettato la Juve per mesi, ha fatto la scelta sbagliata? «Non scherziamo, la Juventus resta uno dei top team in Europa e in un modo o nell’altro si rialzerà. E quando lo farà, statene certi, Kostic sarà uno dei protagonis­ti. Lo è sempre stato ovunque è andato, quindi non ho dubbi che lo diventerà anche in bianconero». La Signora ci spera, ora tocca a Filip.

Le origini A Kragujevac dove è nato, furono uccisi nel 1941 per rappresagl­ia 2800 prigionier­i

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L’esterno della Juventus impegnato con la Serbia. Kostic ha raggiunto quota 49 presenze e 3 reti con la nazionale
AFP Il cuore in Serbia L’esterno della Juventus impegnato con la Serbia. Kostic ha raggiunto quota 49 presenze e 3 reti con la nazionale
 ?? ?? Alla ricerca del gol Filip Kostic, 29 anni, con la maglia della Juve: il serbo è ancora alla ricerca del primo gol con i bianconeri
Alla ricerca del gol Filip Kostic, 29 anni, con la maglia della Juve: il serbo è ancora alla ricerca del primo gol con i bianconeri
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