La Gazzetta dello Sport

La Coppa degli emiliani

INZAGHI, PIOLI E RE ANCELOTTI DALLA PROVINCIA AL TETTO D’EUROPA Carlo sul trono Stefano sa farsi seguire dai suoi giocatori Simone ha già scritto una pagina di storia La Champions sulla via Emilia

- Di Germano Bovolenta

Ragàs, questo è il profumo della Via Emilia. Qui sfrecciava la Mille Miglia. Cantava Lucio Dalla: «Brilli Peri e Ascari, Borzacchin­i e Fagioli». E adesso corrono Ancelotti, Pioli e Inzaghi. Arrivano da questi posti, attraversa­vano la strada e c’erano i campi della periferia, prati verdi e aromi forti. Erano, come ha raccontato un altro poeta cantautore, Francesco Guccini, il loro “West domestico”. Bastava fare due passi e c’erano gli indiani e i cow-boy, le frecce e i palloni. C’era l’avventura. Carletto, Stefano e Simone sono partiti dalla loro lunghissim­a “Emiglia”, con la “g”, e hanno conquistat­o il grande West del calcio. E adesso sono lì. Carletto, con il suo Faccione e il sopraccigl­io elevato, è padrone di un immenso ranch, pieno di pepite d’oro. Stefano e Simone sono appena arrivati, con le loro carovane e i loro cavallini pieni di sogni e anche di piccole ansie. Ma si sono accampati bene. Tre italiani, tre emiliani di frontiera. Uno di Reggio, uno di Parma e uno di Piacenza, tutti ancora a giocarsi la semifinale di Champions. In un solo colpo, non è mica un brutto lavoro. Poi andrà come andrà, ma, “socmel”, sono lì. Il presidente del Bologna, Renato Dall’Ara, che amava le (sue) citazioni in latino, un giorno disse: «Sine qua non». E tradusse: «Siamo qua noi».

Il contadino Sono qui loro, vengono da lontano e sulla Viaa Emila hanno premuto l’accelerato­re a tavoletta per andare fin lassù, la cima dell’Europa. Carlo Ancelotti parte da Reggiolo, piccolissi­ma collina, venti metri sopra il livello del mare. Il suo papà Giuseppe, detto Beppino, è un uomo molto pratico. Quando porta la macchina, una Millecento coda di rondine, dal meccanico, segna con il gesso lo spinteroge­no, il radiatore e altri pezzi. Il meccanico interviene, la tiene in officina tre-quattro giorni e poi chiama il babbo Ancelotti: «Beppino, ho cambiato questo e questo». Beppino mette la testa sotto la macchina, controlla, e poi dice: «Cosa facciamo? I furbi? Tu non hai cambiato niente. Guarda, c’è ancora il mio gesso». Carletto è il figlio di Beppino. Nils Liedholm dirà: «Carlo è furbo, è un contadino». Carlo a Parma è magro e Cesare Maldini gli raddoppia le bistecche. A Roma s’innamora e Nils lo controlla come un figlio. Carlo diventa «er core de Roma». Poi Carletto Magno al Milan. Poi Charlie a Londra. Charles a Parigi. Karl in Germania. Carlos in Spagna. Titoli,toli, ori, ll’Europa,Europa, il Mondo. Che dire di quest’uomo? Un re.

Il parmigiano Stefano Pioli è di Parma e ha la erre moscia di Parma. Come Gene Gnocchi e come i topi dei cartoni animati che fanno la pubblicità al formaggio della Via Emilia. Cioè il parmigiano. Un ricordo di Stefano Pioli quarant’anni fa, in ritiro con la Nazionale Juniores in Austria, periferia di Vienna. Un alberghett­o molto modesto. I ragazzini fanno cagnara, perché è la loro età, quella della «stupidera». Stefano Pioli è in un angolo con un libro, immerso nei riccioli. Un sorriso leggero, gli occhi intelligen­ti. Comunardo Niccolai, principe dell’autogol e allenatore degli azzurrini (allora si chiamavano così), lo osserva con dolcezza: «Un ragazzo splendido, farà grandi cose». Anche con quella “erre” forse un po’troppo elegante. Parma, Juve (dove la erre moscia è padrona di casa), Fiorentina. Grande calcio, rispetto per gli avversari, gentile e corretto. Certo che fa carriera, non come Carletto fenomeno naturale. Ma è uno che conosce il football, lo studia, lo corregge e perfeziona. È un sereno conduttore di uomini. Vedi Krunic e affini.

I quattro colpi Simone Inzaghi è di Piacenza, ha un fratello che ha tre anni più di lui, ma sembra il suo gemello. Simone cresce in una bella e solida famiglia. Si entra nel Duemila, il fratellone Filippo, detto Pippo, è centravant­i della Juve, lui della Lazio. Fanno ancora le vacanze con i genitori, con mamma Marina e papà Giancarlo. Al mare, a Milano Marittima, si nutrono a sabbia e calcio. Educatissi­mi, hanno le facce uguali, le magliette uguali, i motorini uguali. Al bar bevono il chinotto, al massimo un gingerino. Simone entra nella storia della Champions con la Lazio e in una sola notte, al Marsiglia, fa quattro gol. Pippo vince, segna solo lui, ad Atene, l’ultima Champions del

Milan contro il Liverpool. Super Pippo, vendicator­e di Istanbul 3-3. Ahi, Istanbul. Ma lo sapete cosa è successo una notte a Istanbul? Ancelotti lo sa, c’è stato e non ha ancora rimosso quei terribili ricordi. Adesso potrebbe, dovrebbe ritornarci. Stefano sa che laggiù, o lassù, un 25 maggio di 18 anni fa, sono successe cose irripetibi­li. Sa che il suo attuale direttore Paolo Maldini ha segnato un gol dopo un minuto. Poi è finita come è finita. Stefano Pioli guarda avanti e vede soltanto la sua semifinale, vede Simone Inzaghi e l’Inter. Corsi e ricorsi storici, Pioli ha allenato anche l’Inter. Inzaghi con il Milan ha avuto solo rapporti di fratellanz­a. Adesso è derby con fari puntati sul Faccione di Carletto, vecchio cuore rossonero. Ah, la Via Emilia l’hanno costruita i romani. Carletto, Stefano e Simone sono tutti e tre transitati da quelle parti. Tutte le eurostrade partono da Roma. E portano a Istanbul.

Incrocio Da Reggio, Parma e Piacenza ora cercano la strada che porti dritta a Istanbul

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