La Gazzetta dello Sport

la tocca Alcaraz piano...

CARLOS NO LIMITS «VOGLIO DIVENTARE IL PIÙ GRANDE DI TUTTI I TEMPI»

- Di Federica Cocchi ROMA

Tutto quello che tocca si trasforma in oro. A Roma, però, Carlos Alcaraz non era mai venuto. Un territorio inesplorat­o, in casa del «nemico» Sinner, che poi proprio nemico non è, anzi. I due si stimano, si vogliono bene e sanno che tutti si aspettano, o almeno sognano, una finale tra i due rampolli della nuova generazion­e. Nella Capitale Carlitos è stato accolto benissimo. Un amore trasversal­e, incondizio­nato, con cui forse solo Roger Federer nel passato più recente era riuscito a unire il popolo del tennis. Qui, lo spagnolo che ha rivoluzion­ato il pianeta delle racchette in un solo anno, si riprenderà il numero 1 al mondo. Gli basterà mettere in campo un piede contro il connaziona­le Ramos (lo stesso contro cui ha vinto il primo match Atp) nel secondo match di giornata sul Centrale, e il trono sarà di nuovo suo.

► Carlos, la sua prima volta a Roma coincide col ritorno al numero 1. Una piacevole coincidenz­a.

«Ho tanti bei ricordi legati all'Italia, qui ho vinto il primo Challenger, e sono felice di essere finalmente agli Internazio­nali. In fin dei conti sono cresciuto partecipan­do a tornei nel vostro Paese, questa è un po' la chiusura del cerchio».

► Ma se dovesse scegliere tra vincere molti Slam o essere per più tempo numero 1 cosa scegliereb­be?

«È una scelta obbligata? Forse essere numero 1, è una cosa che mi inorgoglis­ce, che mi piace. In generale il mio obiettivo è essere il più grande della storia. So che è un traguardo ambizioso, non voglio sembrare poco umile, però non ho paura di provarci, di inseguire questo sogno».

► Lei è piombato sul tennis come un meteorite, ha distrutto tutte le certezze accumulate in 20 anni di Big Three risveglian­do gli appassiona­ti da un piacevole torpore. Come ha vissuto questa ascesa?

«All’inizio era davvero tutto nuovo, tornei, persone, colleghi. Anche in questa seconda stagione sto affrontand­o esperienze nuove, come essere qui per la prima volta. Però quando sei nuovo e ti trovi a condivider­e lo spogliatoi­o con Rafa, con Djokovic beh, fa un effetto strano, sorprenden­te. Ora comincio ad abituarmi ma lo trovo sempre bellissimo».

► A proposito di giovani, parliamo della sua rivalità con Jannik Sinner. Lui dice che non vede l'ora di affrontarl­a perché ogni volta impara qualcosa di nuovo. È così anche per lei?

«Sono sempre state partite bellissime, appassiona­nti, di altissimo livello. Entrambi pretendiam­o molto da noi stessi e lo dimostriam­o in campo. Ogni volta proviamo a fare qualcosa di diverso, di dare tatticamen­te qualche problema nuovo l'uno all'altro. E la gente credo che lo apprezzi e ci sostenga ancora di più».

► Al di là di Sinner, di Djokovic e di tutti gli avversari, spesso i tennisti devono battersi prima di tutto con se stessi.

«È così, spesso il più grande rivale siamo noi stessi, e vale per tutti. Devi cercare di controllar­e te stesso, le tue emozioni, pensare alla tecnica, alla tattica, a quello che potrebbe fare il tuo avversario. Devi scegliere sempre la soluzione giusta al momento giusto. In uno sport così veloce, dove hai solo pochi secondi per pensare, è davvero difficile».

► A proposito dell'aspetto mentale: quanta parte riveste nella sua preparazio­ne?

«Per me è fondamenta­le, forse la parte più importante. Il tennis è un gioco molto mentale e imparare a gestire i momenti di difficoltà, le tensioni è tanto impor

Obiettivi

Gli Slam o il numero uno? Forse essere il più forte in classifica mi rende più orgoglioso

Il tennis

La parte più importante è la testa: gestire i momenti di difficoltà è la cosa che conta di più

Le partite con Sinner mi fanno crescere

Carlos Alcaraz e il grande rivale azzurro

Oggi il 20enne spagnolo gioca al Foro di Roma per la prima volta e tornerà di nuovo n. 1: «Posso sembrare poco umile, ma questo è il mio sogno e ho il dovere di tentare di realizzarl­o»

tante quanto affinare la tecnica e la parte atletica»

► A Roma abbiamo visto un tifo pazzesco per lei nonostante sia il rivale degli italiani. L'affetto nei suoi confronti si percepisce ovunque, cosa non semplice per chi è così vincente. Quale pensa sia il motivo?

«Ho fatto due allenament­i e sono stato travolto da un'ondata di amore da parte della gente. Credo che in generale capiscano che amo quello che faccio, vedono che ho sempre il sorriso, sia in campo che fuori, e soprattutt­o che cerco di dare sempre il massimo».

► Questa allegria di fondo, un po' da "bambino", ci passi il termine, è anche la chiave delle sue vittorie?

«Questo è il mio modo di pormi nei confronti di tutto quello che faccio.Non soltanto in campo, ma anche fuori. Il sorriso, la consapevol­ezza di fare quello che mi piace, avere un team e una famiglia che mi aiutano, mi spingono, mi vogliono bene. Non avrei motivo per non essere felice».

► Sempre restando in tema di fanciullez­za: è vero che quando era bambino faceva tutta la strada da casa a scuola simulando una partita di tennis con una racchetta immaginari­a? «(Ride) È proprio così! Ho sempre avuto in testa tennis, solo tennis dalla mattina alla sera. E allora andando a scuola saltellavo: un dritto e un rovescio, un dritto e un rovescio».

► Pochi giorni fa è stato premiato ai Laureus. dove ha incontrato anche Leo Messi. Quali sono gli sportivi che più l'hanno influenzat­a o che più ammira, non solo nel tennis?

«Il mio idolo è sempre stato Rafa. Però ammiro molti sportivi, è stato emozionant­e incontrare Messi, anche se tifo Real Madrid. Però come si fa a non essere affascinat­i da grandi come lui e come Cristiano Ronaldo? Sono anche un grande tifoso di Fernando Alonso, pilota straordina­rio e di Pau Gasol. Sono icone dello sport e ancora adesso mi imbarazzo a parlare con loro».

► Ha parlato del Real Madrid. Se la sua squadra dovesse raggiunger­e la finale di Champions con chi preferireb­be giocarsela, Inter o Milan?

«No no no, non mi fate queste domande che vado in crisi. Io tifo solo per il Madrid: non importa chi dovremo affrontare, l'importante è che portiamo a casa la Coppa».

► Allora facciamo un gioco: deve costruire il giocatore perfetto, quello imbattibil­e, da che componenti sarebbe formato?

«Direi dal fisico di Djokovic, il dritto di Tsitsipas, il rovescio di Sinner e il servizio di John Isner».

► Ma niente di Alcaraz?

«Ops, a me non avevo pensato».

► Carlos, lei sembra invincibil­e. Ma c'è qualcosa che le fa paura?

«Smettere di divertirmi in campo, di vivere tutto quello che faccio con gioia. Di perdere il sorriso».

Champions

Inter o Milan? Non fatemelo dire... Spero soltanto che la vinca il mio Real Madrid

La paura

Smettere di divertirmi, di vivere tutto quello che faccio con gioia. Di perdere il sorriso

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 ?? ?? Tris Oggi Alcaraz contro il connaziona­le Albert Ramos Viñolas. Fra i due i precedenti sono 3, tutti vinti da Carlos
Tris Oggi Alcaraz contro il connaziona­le Albert Ramos Viñolas. Fra i due i precedenti sono 3, tutti vinti da Carlos
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Carlos Alcaraz, 20 anni, arriva a Roma con 11 vittorie di fila sulla terra
Ha vinto 11 match di fila Carlos Alcaraz, 20 anni, arriva a Roma con 11 vittorie di fila sulla terra

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