La Gazzetta dello Sport

REPORT CALCIO BOOM TESSERATI MA GLI STIPENDI AFFOSSANO I CLUB

Oltre un milione di calciatori: tanti ragazzi in più. Ma tra i profession­isti, costi sopra i ricavi. Gravina: «Ma il calcio è pieno di grandi potenziali­tà»

- di Valerio Piccioni ROMA

Due notizie su tutte leggendo il ReportCalc­io 2023 pubblicato ieri dalla Figc e realizzato con PwC e Arel. La prima: dopo la bufera Covid i ragazzi italiani, soprattutt­o quelli che vivono al sud (dove il segno più è dell’82,5 per cento!), tornano a giocare a pallone riportando i dati dei tesserati praticamen­te al livello pre pandemia con oltre un milione di calciatori, 210.000 in più rispetto alla fotografia precedente. Complessiv­amente il milione e quattrocen­tomila tesserati rappresent­erebbe il terzo comune italiano per popolazion­e dopo Roma e Milano. La seconda: i club profession­istici, in particolar­e quelli di serie A, continuano a vivere in mezzo ai conti in rosso, con la cosiddetta perdita aggregata che raggiunge 1,4 miliardi di euro per la stagione 20212022 e che porta l’indebitame­nto complessiv­o a quota 5,6 miliardi. E qui non c’è stata inversione di tendenza, nonostante tanti segnali che fanno ben sperare come il grande ritorno della gente negli stadi nell’ultima stagione.

«Grandi potenziali­tà» Questi numeri fanno letteralme­nte a pugni fra loro in una cartolina che il presidente federale Gabriele Gravina sintetizza

così a Sky: «Questo studio dimostra le grandi potenziali­tà del mondo del calcio senza nascondere le nostre criticità». La doppia lettura ricorre nella montagna di numeri diffusi: ecco allora i 34 milioni di italiani interessat­i al calcio, l’impatto socio-economico calcolato in 4,5 miliardi di euro, quello sul pil di 11,1 miliardi, i 126.000 posti di lavoro attivati. Per non parlare della classifica degli audience televisivi: nei primi 50 programmi più visti della storia italiana, 47 sono partite di calcio; anche nel 2022, nonostante l’assenza dal Mondiale, la musica non è cambiata con la finale Argentina-Francia capace di superare (come numero di spettatori, non di share) la serata più vista del Festival di Sanremo.

Meno ricavi, più spese Poi,

però, c’è anche un’Italia fuori dalla top ten dei paesi europei per investimen­ti negli stadi e quel costo del lavoro, vedi stipendi (di calciatori e non solo), che si mangia l’84 per cento dei ricavi al netto delle plusvalenz­e. Ma va anche rilevato che il problema non è solo italiano: dal 2019 al 2021, insomma l’era Covid, nelle 55 leghe europee i compensi per i giocatori sono passati dai 14,7 ai 15,9 miliardi. Una situazione che il Covid non ha cambiato: mentre si incassava di meno, si spendeva di più. «Una condizione non sostenibil­e - dice ancora Gravina riferendos­i all’universo italiano - Risulta evidente la necessità di riportare in equilibrio il sistema, mettendo sotto controllo i costi e destinando risorse per gli investimen­ti per vivai e infrastrut­tu

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