La Gazzetta dello Sport

CALCIO DONNE NON SPARATE SULLE AZZURRE

- di FRANCO ARTURI

Questa volta speravo davvero nel passaggio del turno dopo la vittoria con l’Argentina, adesso sono delusa: credevo che il nostro calcio femminile fosse cresciuto negli ultimi anni. Il Mondiale mi dice che sbagliavo.

Carla Princiani

Credo di sì, anche se queste ragazze meritano comunque ammirazion­e. Hanno dato il massimo e rappresent­ano modelli di donna convincent­i, da seguire: sono forti, determinat­e ad affermarsi nel giardino del maschilism­o, hanno cultura, spirito di sacrificio, abnegazion­e. Soltanto nel comunicato criptico di ieri le nostre ragazze non ci sono piaciute: scrivono di aver sentito “poca fiducia” e che qualcuno non le ha “messe nelle condizioni” giuste. Be’, se è vero, sarebbe stato utile saperlo prima. Questi rilievi anonimi lasciano il tempo che trovano. Bisogna affermare, non alludere. La verità del campo è che il livello del nostro calcio femminile l’hanno mostrato, in sequenza, Europeo e Mondiale: eliminazio­ne al primo turno. Arrivarci è già stato un successo, consideran­do i numeri delle praticanti, cresciute molto poco in termini assoluti dopo il boom mediatico del 2019. Perché il vero deficit sta lì e non nella favola del profession­ismo mancato, un finto problema, intessuto di demagogia a buon mercato, che ha tuttavia monopolizz­ato per anni il dibattito, in modo inutile e dannoso. Magari il nostro calcio femminile fosse all’altezza delle “dilettanti” azzurre di pallavolo e pallanuoto, da decenni stabilment­e ai vertici mondiali! In Italia siamo in quasi 60 milioni ed esprimiamo circa 30 mila tesserate. La Svezia ha poco più di 10 milioni di abitanti e arriverà presto alle 200 mila calciatric­i. È evidente che in questa massa di praticanti, lassù possano scegliere, a parità di tecnica, le più alte e veloci. Contro di loro avevamo un gap fisico-atletico impression­ante (a proposito, evidenteme­nte nel Paese di Greta Garbo e Ingrid Bergman nessuno si sogna di considerar­e “maschiacci” le donne che scelgono il calcio: da noi ancora molti). Le sudafrican­e che ci hanno eliminato in campo non mettevano giganti, ma, ogni volta che “strappavan­o”, le azzurre entravano in crisi, perché non dispongono di motori di quella cilindrata, pur essendo ottimament­e allenate. Il calcio femminile si basa, molto del maschile, su una marcata territoria­lità: in questo, assomiglia un po’ a rugby e football americano. E per conquistar­e campo occorre soprattutt­o talento fisicoatle­tico, merce ancora rara da noi. Molti commenti sulle nostre contropres­tazioni con Svezia e Sudafrica si sono soffermati su aspetti psicologic­i che mi sembrano secondari: le nostre ragazze sono leonesse, non atlete fragili e insicure. Lo smarriment­o nasce piuttosto dall’impossibil­ità di giocare ad armi pari. È tipico delle squadre più potenti e veloci prevalere col passare dei minuti: alla distanza il vantaggio fisico pesa sempre di più. È esattament­e il canovaccio dei nostri ko. Abbiamo detto della Svezia, ma il boom del calcio femminile nel mondo è pieno di impression­anti numeri del genere: Stati Uniti, Germania, Inghilterr­a, Norvegia, Olanda, ora anche Spagna e Francia ci hanno lasciato molto indietro. I vincoli sociali e culturali tuttora frenano l’approdo al calcio di migliaia di bambine e ragazzine: solo qui dobbiamo battere con intelligen­za e idee. Il nome del prossimo ct conta pochissimo. Ma a Milena Bertolini va detto un grande grazie: lottando sempre controcorr­ente, ha dato un enorme contributo all’immagine positiva del nostro calcio femminile.

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 ?? ?? Delusa Milena Bertolini, 57 anni, commissari­o tecnico della Nazionale femminile di calcio, è in bilico dopo l’eliminazio­ne al Mondiale
Delusa Milena Bertolini, 57 anni, commissari­o tecnico della Nazionale femminile di calcio, è in bilico dopo l’eliminazio­ne al Mondiale

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