La Gazzetta dello Sport

MAX PUNTA LA COPPA

«Juve frenetica e tanti errori Ora però pensiamo alla finale»

- di Fabiana Della Valle TORINO

Allegri guarda comunque avanti: «Dare i voti adesso non serve a nulla Mi sento ancora l’allenatore di questa squadra? Non so niente, sono concentrat­o sulle partite»

L’acquazzone che si è abbattuto sull’Allianz Stadium durante il primo tempo e poi anche a partita finita andava letto come una premonizio­ne. L’unica buona notizia di una domenica da dimenticar­e è arrivata da Bergamo, dove la vittoria dell’Atalanta ha regalato alla Juventus la qualificaz­ione in Champions nonostante il pari con la Salernitan­a. A evitare la figuraccia storica alla Signora contro una squadra già retrocessa è stato il gol di Adrien Rabiot, che almeno ha permesso ai bianconeri di acciuffare un pari salvifico. Per la classifica e per l’Europa, che vale tanto sotto il profilo economico, ma non per la faccia, perché il pubblico (in parte uscito prima della fine) non ha lesinato fischi alla squadra e all’allenatore per lo spettacolo offerto soprattutt­o nel primo tempo. Massimilia­no Allegri forse non li avrà nemmeno sentiti, visto che è scattato via al gong dopo aver urlato per tutta la partita come un forsennato, in camicia nonostante il repentino calo di temperatur­a dovuto alla pioggia, però si sarà fatto un’idea dello stato d’animo della gente della Juventus, che non ne può più di vedere una squadra scarica e senza cuore anche quando di motivazion­i dovrebbe averne da vendere. Il tecnico ha dribblato tutte le domande sulle ragioni di una crisi che pare ormai irreversib­ile (15 punti in 15 partite) meglio di quanto abbiano fatto i suoi giocatori in campo, ma gli interrogat­ivi restano: perché la Juventus non sa più vincere? L’unica spiegazion­e che Max abbozza è legata alla testa, per il resto chiede ancora pazienza, anche sul suo domani, e rivendica l’importanza di un posto in Champions. La sensazione è che allenatore e squadra non vadano nella stessa direzione e che le tante voci sul futuro del tecnico abbiano finito per minare le già poche certezze dell’ambiente.

Troppa frenesia Allegri però guarda avanti e chiede ai suoi di voltare pagina, perché mercoledì ci sarà un trofeo in palio. E anche di mettere da parte la frenesia. «I primi 45 minuti sono stati brutti anche se eravamo partiti discretame­nte bene - ha ammesso - poi abbiamo sbagliato molte ultime scelte, ci sismo disuniti ed è calata l’attenzione. Non a caso ci hanno fatto gol su palla inattiva. Abbiamo fatto meglio nel secondo tempo ma dovevamo essere più precisi. Bastava avere la pazienza di girare la palla. Invece al 95’ abbiamo anche rischiato di perdere e questo non deve succedere. Tutta colpa della frenesia, ma nel calcio bisogna solo essere veloci. Ora sono diventate tutte partite pesanti, bastava non prendere gol e farlo. Su questo la squadra deve migliorare». Il problema è che siamo a due giornate dalla fine e la squadra ha meno punti di un anno fa (69 contro 67) ed è stata agganciata al terzo posto dal Bologna: forse le contromisu­re andavano trovate prima. La Juve mostra una fragilità preoccupan­te dal punto di vista caratteria­le oltre che nel gioco.

Ora la coppa «In questi momenti non serve analizzare, solo fare. È un gruppo di bravi giocatori, poi però capitano questi momenti. Ora abbiamo tre giorni per preparare la finale, che sarà una partita diversa. L’Atalanta è forte ma noi non siamo da meno. Con la Salernitan­a era una questione più psicologic­a, la squadra ha fatto un buon secondo tempo. Nelle partite facili sulla carta bisogna restare in equilibrio dare i voti non serve a niente». Se fosse arrivata una sconfitta forse sarebbe stato il punto più basso della Juve di Max. «Se mi sento ancora l’allenatore giusto per questa squadra? Abbiate un attimo di pazienza, poi saprete. Io non so nulla, sono concentrat­o solo sulle partite e così i ragazzi. Siamo ancora tra i primi quattro nonostante un girone di ritorno fatto male. Se non sbaglio la Juventus può andare in Champions per il tredicesim­o anno di fila e questo è un bel traguardo. Tante squadre sono rimaste fuori anche dalla Champions. Per la matematica mancano due punti». Max ha parlato a fine partita, in realtà la missione è già compiuta grazie all’Atalanta, che mercoledì però a Roma vorrà prendersi la rivincita della sconfitta in finale subita tre anni fa, con Andrea Pirlo in panchina. Fu l’ultimo trofeo della Signora, Allegri ora può riportare la Coppa Italia a Torino.

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GETTY Difficoltà Massimilia­no Allegri, 56 anni, è alla sua ottava stagione sulla panchina della Juventus, squadra con la quale non ha mai chiuso un campionato con meno di 20 vittorie. Ora è a 18

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