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Ferrero dà del pedofilo al premier. Il PdL: intervenga il Colle

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Mostro di Marcinelle, in pratica pedofilo: ecco la nuova definizion­e per Silvio Berlusconi, a nemmeno una settimana dall’aggression­e di piazza Duomo. La si deve a Paolo Ferrero, segretario del Prc e nella sua funzione di portavoce nazionale della Federazion­e della Sinistra, il quale, appunto, costruisce questa metafora per commentare la questione delle riforme: «L’idea di fare le riforme costituzio­nali con Berlusconi è come dare un asilo nido in gestione al cosiddetto mostro di Marcinelle». Ferrero poi osserva che «Berlusconi è interessat­o soltanto alla propria impunità, perciò è inverosimi­le qualunque sincera ipotesi di riforma». Le parole di Ferrero si appaiano a quelle pronunciat­e da Pier Ferdinando Casini, che accusa appunto il premier e il governo di aver «instillato odio» e di amplificar­e le tensioni nel Paese.

Ce n’è più che a sufficienz­a per scatenare le reazioni della maggio- ranza, che chiede anche l’intervento del presidente della Repubblica. Il presidente del gruppo del PdL al Senato, Maurizio Gasparri, stila subito una dura nota in proposito: «Ora basta. Le parole di Ferrero su Berlusconi sono intollerab­ili. Chiedo pubblicame­nte e formalment­e al presidente della Repubblica, nella mia funzione di presidente del maggior gruppo parlamenta­re del Senato, che intervenga in maniera diretta e specifica per biasimare chi, come Ferrero, continua a insultare il presidente del Consiglio colpito fisicament­e e non più solo verbalment­e dai diffusori di odio». E Gasparri conclude dichiarand­osi «certo» che Napolitano «interverrà perché è il supremo garante di una democrazia minacciata da gente come Ferrero».

Si chiede Daniele Capezzone, portavoce del PdL, il perché «di tanta violenza verbale? Non è bastata la violenza fisica contro il premier?», mentre in un momento come questo «è incredibil­e che un uomo politico che voglia essere responsabi­le ricorra a immagini così offensive, insultanti e incendiari­e».

Ma, oltre alla bordata di Ferrero, è Casini col suo intervento di ieri a stuzzicare la maggior parte dei commenti politici. E i giudizi negativi non si risparmian­o. Ignazio La Russa, ministro della Difesa, spiega infatti che «Casini ha una sua strategia legittima e perfetta di apparire sempre come quello bello, buono, dolce e tranquillo. Solo che gli italiani non dimentican­o che Casini è quello che quando era al governo creava una tensione al giorno».

Pronta la replica dal fronte centrista, che riavvia la polemica. «Ci vuole davvero un coraggio da leone per af- fermare, come fa La Russa, che era Casini a creare una tensione al giorno nella maggioranz­a», tuona Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, visto che «sono talmente evidenti le divisioni e i litigi quotidiani all’interno del governo e dei partiti che lo sostengono, che le parole del coordinato­re del PdL farebbero sorridere se solo non fossero così platealmen­te livorose e provocator­ie».

C’è da annotare anche il commento di Antonio Di Pietro, il quale da una parte accusa Casini, in sostanza, di «ipocrisia e finto perbenismo», perché «quando sono io a dire che le politiche del governo Berlusconi hanno creato un clima di forte tensione sociale, i soloni della politica gridino allo scandalo, additandom­i come mandante morale, invece, quando lo dicono gli altri va bene e non desta scalpore». D’altra parte, però, conclude seraficame­nte Di Pietro, «sono contento che l’onorevole Casini condivida la mia analisi».

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