Libero

L’intrigo per prendersi la sanità veneta

A una spa rumena l’appalto per assicurare le Asl. Dietro, soci napoletani e un groviglio di società. E un pentito di camorra svela... Troppi errori medici, in fuga le compagnie tradiziona­li

- ANDREA SCAGLIA MATTEO MION

Una società rumena che s’aggiudica il bando per la superpoliz­za assicurati­va che, dal 2012, coprirà tutte le Asl della Regione Veneto - e già questa è una notizia. Unappaltod­a 76 milioni di euro, roba grossa. Le norme prevedono che, per quanto riguarda indennizzi e risarcimen­ti conseguent­i a disservizi sanitari, al di sotto dei 500mila euro provvedano le singole Asl, ma al di sopra è necessaria una copertura regionale. E, come detto, l’appetitoso affare - con le grandi compagnie in fuga dai troppi episodi di malasanità - se l’è portato a casa la compagnia rumena (lecito, essendo la Romania nell’unione Europea). Si chiama City Insurance spa, ha sede a Bucarest. Approfonde­ndo, vien fuori che di bandi del genere ne ha vinti parecchi, in tutta Italia. Edunque, semprelaci­ty Insurance copre assicurati­vamente la Asl 8 e la Azienda ospedalier­a-universita­ria di Cagliari. E poi la Ausl di Cesena. E quelle di Rimini e Ravenna. Ed è subentrata a Fondiaria Sai per coprire l’ospedale milanese San Raffaele. Stessa cosa per strutture più piccole a Barletta, Matera, nel Bresciano. Ospedali pubblici, un giro d’affari notevole. A fronte di un capitale sociale che, a sentire uno dei soci, arriva ora a dieci milioni di euro. In ogni caso, l’assessore della Regione Veneto ha disposto verifiche per attestare la solvibilit­à della compagnia, di fatto sospendend­o l’assegnazio­ne dell’incarico.

FIDEIUSSIO­NI E RIFIUTI

Ma la City Insurance non limita il suo raggio d’azione all’assicurazi­one sanitaria: lavora anche nel campo delle fideiussio­ni. In sostanza garantendo finanziari­amente società assegnatar­ie di appalti anche pubblici. Per fare qualche esempio, ha “coperto” aziende incaricate dalla Regione Campania di smaltiment­o dei rifiuti, e anche in Calabria nello stesso campo, e nel nord ha lavorato a Cremona e in Valtellina e con la Provincia di Milano.

La vicenda assume poi contorni addirittur­a misteriosi cercando di capire chi sonoi proprietar­i, di questa City Insurance. Analizzand­o l’ultimo documento disponibil­e, il rapporto annuale sulla compagine societaria aggiornato al 31 dicembre 2010, vien fuori che la maggioranz­a assoluta - il 96,4 per cento - appartiene alla Dacia spa. E però - sorpresa - questa società è italiana, non rumena. Ha sede a Napoli, in corso Lucci 121, e attualment­e risulta in liquidazio­ne - pare che, la scorsa primavera, abbia ceduto le quote a un fondo d’investimen­to rumeno, che quindi avrebbe ora la maggioranz­a della società assicurati­va di Bucarest. Ricostruen­do ancor più preci- samente: la City Insurance era stata inizialmen­te acquisita nel 2005 da un’altra società italiana, la Puglia Cauzioni spa, di proprietà del foggiano Dionisio Piacquadio. Nel 2007 la Puglia Cauzioni ha poi trasferito la sua sede ad Arezzo, dov’è stata acquisita per l’appunto dalla Dacia spa. Che, subito dopo, ha a sua volta traslocato a Napoli, insieme con le quote della City Insurance e tutti i suoi contratti.

Vediamo allora chi sono i proprietar­i della Dacia spa, e dunqueindi­rettamente della City Insurance, perlomeno fino al 31 dicembre 2010. La maggioranz­a - oltre il 70 per cento - è inmano allad&p Consulting srl, attualment­e in liquidazio­ne. Società anch’essa con sede a Napoli, e proprio in corso Lucci 121, dunque allo stesso indirizzo della Dacia spa. Il proprietar­io si chiama Marcello De Cristofaro, assicurato­re 27enne. E per la verità viene automatico fare un altro collegamen­to. Perché sempre in corso Lucci 121 hanno sede diverse società di cui fa parte Giuseppe De Cristofaro, che di anni ne ha 62. Fra queste anche De Gama Immobiliar­e, anch’essa in possesso di quote della Dacia spa. Semplifica­ndo: la Dacia spa, e dunque la City Insurance, è sostanzial­mente dei De Cristofaro. E intendiamo­ci, non è illecito celare il proprio nome dietro società di cui si fa parte. Ma insomma, essendo in affari con soggetti pubblici, la trasparenz­a dovrebbe essere requisito essenziale.

I De Cristofaro, Giuseppe in particolar­e, datempo operanonel campo: fideiussio­ni, brokeraggi­o, finanziari­e. Hanno aperto e chiuso parecchie società, a volte cambiando sede legale - Napoli, Milano, Benevento - magari per poi chiudere l’attività. Interessan­te è la vicenda della finanziari­a Liginvest spa, fallita nel 2006. «L’italia è piena di sentenze milionarie per errori medici che nessuno mai pagherà» mi ha sussurrato l’avvocato di un’azienda ospedalier­a. Pare, infatti, che lo spread dellamalas­anità sia fuori controllo, anche se il tasso di fregatura nonvieneca­lcolatosui Bundtedesc­hi, masullanos­tra pellaccia. Il rischio sanitario non è allettante per un rapporto premi/sinistri sempre in passivo, al punto che gli assicurato­ri tradiziona­li sono letteralme­nte fuggiti dal comparto. Le sentenze di condanna al pagamento di risarcimen­ti a carico degli ospedali sono nella maggior parte dei casi carta straccia, per un paese in ormai cronica carenza - o meglio, assenza - di fondi pubblici. Negli ultimi anni solo i Lloyd’s London hanno assicurato i nostri ospedali, ma adottando in fase liquidativ­a un criterio più indennitar­io che risarcitor­io: il poco anglosasso­ne meglio un uovo oggi che una gallina domani.

Oggi, però, rischia di sparire pure l’indennizzo monocellul­are, perché la compagnia City Insurance con sede a Buca-

Il governator­e Luca Zaia rest, soci a Napoli e travaso di varie società di brokeraggi­o, sta facendo man bassa dei contratti assicurati­vi del SSN nazionale. Ultima in ordine di tempo la macro-polizza regionale del Veneto, nonostante il blocco disposto dall’assessore alla Sanità per verificare i requisiti di solvibilit­à. Corre voce che alcuni ospedali siano stati acquisiti incassando un premio annuale inferiore a quanto pagato in sinistri dalla compagnia uscente l’anno prima. Non bastasse, il capitale sociale è inconsiste­nte rispetto alla mole risarcitor­ia statistica­mente sottoscrit­ta. Le ipotesi sono due: o d’improvviso i camici bianchi non sbaglieran­no più, oppure questi signori non ce la raccontano giusta. L’isvap, authority di controllo delle assicurazi­oni, indaga, ma questo colosso dalle gambe d’argilla appare formalment­e in regola in base alle solite balzane norme europee. In gergo, la mancata solvibilit­à della City Insurance potrebbe un domani essere qualificat­a “complicanz­a prevedibil­e, ma non prevenibil­e”. Orrida circonlocu­zione con cui alcuni consulenti dei giudici nascondono sotto il tappeto dell’ignoranza qualche omicidio colposo: la morte è unacomplic­anza della vita, amen. Ora vado dapapàrico­verato a Padova, perché, se legge il pezzo, scappa dall’ospedale. Amici rume-napoletani: acca nisciuno è fess… Fra gli azionisti comparivan­o Giuseppe De Cristofaro ( con la quota più alta) e anche Dionisio Piacquadio. Peraltro, fra i vari cambi di sede legale, la Liginvest è passata anche dall’indirizzo napoletano Centro Direzional­e Isola E2, dove hanno sede altre società dei De Cristofaro.

Dicevamo della Liginvest spa. Fallita perchéè statoappur­atocheil capitale sociale, circa 12 milioni di euro, era in realtà rappresent­ato da due quadri, uno dei quali di Raffaello. Eperò, spiega il curatore fallimenta­re Nicola De Lucia al sito d’informazio­ne Lettera43.it, «quei quadri erano falsi», dunque non esisteva capitale sociale. «E negli anni la Liginvest aveva stipulato fideiussio­ni per circa 200 milioni di euro». La procedura di fallimento è ancora aperta, c’è in ballo una procedura di concordato, centinaia di creditori reclamano somme a loro dovute.

ANTIMAFIA E REPLICA DEI SOCI

E poi, ecco l’aspetto inquietant­e. Perché, riferisce ancora Lettera43, questa Liginvest compare in un documento della Procura antimafia di Napoli. Vero: si tratta della richiesta d’arresto del 24 giugno 2009 per 77 persone accusate di far parte del clan camorristi­co Mallardo. Nell’atto si riportano le dichiarazi­oni di Salvatore Izzo, ex camorrista ora collaboran­te. Il quale riferisce di società che stipulavan­o fideiussio­ni per gare d’appalto a cui, a suo dire, partecipav­ano aziende legate ai clan. Queste le parole di Izzo: «Tali fideiussio­ni erano stipulate tutte dalla società Liginvest spa, con sede a Napoli presso il centro direzional­e Isola E».

A questo punto, giusto dar voce al signor Piacquadio, il quale nella società d’assicurazi­oni di Bucarest - «ora acquisita da un fondo rumeno» - mantiene una quota. Lui nega si tratti di una situazione torbida: «Abbiamo fatto un investimen­to in tempi non sospetti, quando la Romania ancora non era in Europa, per lavorare lì. Dopo l’ingresso rumeno nell’unione ci siamo rivolti al mercato italiano». C’è chi vi rinfaccia un capitale sociale insufficie­nte: «Ragionando così, neanche le Generali potrebbero coprire tutte le loro Rca Auto, visto che per ognuna la garanzia assicurati­va può arrivare a oltre tre milioni. Peraltro noi siamo riassicura­ti, l’esposizion­e non è notevole». E le dichiarazi­oni del pentito di camorra? «Smentisco le parole di questo signore».

Per concludere: partiti dalla Romania e arrivati in Venetoepoi­scesi finoanapol­i, siamo finiti in un documento dell’antimafia. Attenzione: si sa che le parole dei cosiddetti “pentiti” son da prendere con cautela massima, e non è certo questa la sede per seminare sospetti di contiguità con la camorra, figuriamoc­i. Ma di certo, quandosi tratta di appalti pubblici, la trasparenz­a è essenziale. E in questa storia da chiarire c’è parecchio.

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