Libero

Kessisoglu racconta il genocidio armeno «Mio nonno era lì»

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«Mio nonno era armeno, scampato al genocidio del 1915, io ho sempre avvertito questa mia doppia identità, ma non ci ho mai riflettuto troppo sopra. E poi il nonno non parlava mai di quel che era successo, forse era un dolore talmente forte anche solo da condivider­e. Poi ho imparato a conoscere questo popolo, ad amarlo e mi sono sentito orgoglioso delle mie origini». Paolo Kessisoglu, quello del duo Paolo e Luca, attore e comico, musicista e altro ancora, ci parla delle sue origini armene riscoperte attraverso esperienze e incontri. Come quello con la scrittrice Antonia Arslan o l’ambasciato­re d’Armenia in Italia Sargis Ghazaryan, uno dei promotori dell’importante mostra che si è inaugurata ieri a Roma (si potrà visitare fino al 3 maggio), nel Complesso del Vittoriano, dal titolo «Armenia. Il popolo dell’Arca», in occasione del centenario della commemoraz­ione del Genocidio armeno, che cade quest’anno, organizzat­a da Comunicare Organizzan­do e promossa, tra gli altri, dall’ambasciata d’Armenia presso la Santa Sede. Vi si possono ammirare tesori antichissi­mi, sottratti alla furia del genocidio. L’attore è coinvolto nel progetto ed è stato presente all’inaugurazi­one. «Non sono ancora andato in Armenia, ma voglio farlo e sono sicuro che in quel viaggio potrebbe nascere qualcosa di creativo, un progetto artistico...», spiega a Libero l’attore. E ricorda: «Un passo importante nella riscoperta delle mie radici è stata la lettura delle poesie di Daniel Varujan, nel libro Il canto del pane che mi ha regalato mia moglie e mi ha appassiona­to anche la figura del poeta, scomparso durante le stragi del 1915...»

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