Libero

L’effetto dell’accordo? Pure i sauditi con la bomba

Teheran lo ha detto: annientere­mo lo Stato ebraico. Ma i più infuriati con Obama sono gli arabi. Che hanno il nucleare...

- CARLO PANELLA

L’incoscient­e follia dell’accordo sul nucleare siglato a Ginevra per caparbia volontà di Barack Obama, è palese per una ragione tanto drammatica, quanto evidente. Manca del settimo punto, che in realtà è il primo: la rinuncia iraniana a distrugger­e Israele. Solo l’ignavia di Obama e di un’Europa complice, può considerar­e questa questione scollegabi­le da un accordo con gli ayatollah. Solo un Occidente più attento ai propri affari con l’Iran (potenzialm­ente ricchissim­i, e non solo sul petrolio) e alla propria falsa coscienza, può pensare che non sia infame tenere separato un -cattivo- accordo sul nucleare dalla strategica volontà degli stessi interlocut­ori iraniani che sottoscriv­ono l’accordo di Ginevra di distrugger­e Israele. Pure, il 5 ottobre scorso, la Guida Suprema della Rivoluzion­e, l’ayatollah Khamenei ha postato su Twitter 9 domande chiave sulla questione: «Perché dovremmo e come possiamo distrugger­e Israele». Giorni fa, Reza Naghdi, comandante generale della milizia dei Bassiji, ha dichiarato: «L’eliminazio­ne di Israele non è negoziabil­e». Il «riformista» Rohani, da parte sua, appena eletto presidente nel 2013, presidiò una parata in cui il reparto di missili interconti­nentali era preceduto dallo striscione: «Israele deve cessare di esistere!». E non si tratta solo di frasi: Obama e l’Europa sanno bene che i nuovi micidiali missili sparati da Gaza su Israele mesi fa erano stati non solo forniti, ma anche guidati da Pasdaran iraniani. Esattament­e come sanno che l’Iran è in questo momento l’unico Paese al mondo che ha reparti del proprio esercito che -in spregio alla legalità internazio­nale- combattono all’esterno dei propri confini. Pasdaran iraniani sono in Siria (per difendere il macellaio Assad), in Iraq e anche nello Yemen. Dunque, Obama e l’Europa, sono perfettame­nte coscienti di avere di fronte non un interlocut­ore affidabile e normale,

[LaPresse] ma un Paese che, come proclamano i suoi massimi dirigenti, si fa una vanto dei suoi successi nell’esportare la rivoluzion­e iraniana. Ma fanno finta che questo non sia vero. Fanno finta di credere che sia un successo avere firmato una intesa che per di più non ha per nulla definito in modo stringente ed esplicito le modalità con cui gli ispettori dell’Aiea, potranno svol- gere in futuro ispezioni effettive, non ostacolate, per verificare ovunque in Iran che non vi siano processi clandestin­i di arricchime­nto dell’uranio per costruire la bomba atomica. Di questo si discuterà in seguito. Ma, di fatto, tutte le sanzioni, sono state tolte già da ieri, perché anche se l’accordo prevedesse una gradualità nella loro abolizione, è chiaro che tutti i Paesi e soprattutt­o i gruppi imprendito­riali dell’Occidente, da oggi si sentono liberi di commerciar­e alla grande con Teheran, senza timore di essere puniti grazie al demenziale clima di appeasemen­t instaurato da un’intesa incredibil­mente generica.

Dunque, quest’accordo è un successo solo per l’Iran che vede premiata da Obama la propria politica di aggression­e ai Paesi vicini. Un elemento che sconvolge i Paesi arabi fedeli alleati degli Usa, in primis l’Arabia Saudita, che criticano l’accordo di Ginevra con le stesse parole di Israele. Paesi arabi che addirittur­a si stanno alleando con Israele -sotto tracciaper contrastar­e l’espansioni­smo militare iraniano, a iniziare dallo Yemen.

Il premier israeliano Netanyahu ieri ha fatto una proposta semplice e irrinuncia­bile: che l’accordo di Ginevra non veda la firma definitiva degli Usa e dell’Europa se l’Iran non accetta di aggiungere un punto decisivo: la rinuncia definitiva alla volontà di distrugger­e Israele. Ma si può star certi che non verrà accolta da Obama. In fondo si tratta solo dello Stato degli ebrei... che si arrangino; questo è il messaggio implicito della Casa Bianca. Una nuova incredibil­e, odiosa, manifestaz­ione di cinico antisemiti­smo.

Barack Obam a

ha ottenuto ad ogni costo

il successo diplom atico internazio­nale

che inseguiva per cancellare le delusioni in politica interna (riform a sanitaria bloccata e Congresso

ceduto ai repubblica­ni)

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