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Maggiolini, maestro dell’intarsio col trumeau da 2 milioni di euro

Il Fuorisalon­e dedica una mostra all’artista settecente­sco del legno Ebanista al servizio di Bonaparte, griffò arredi dal valore inestimabi­le

- VERA AGOSTI

Arriva il proto-designer. Dal 14 al 19 aprile lo Spazio San Fedele di Milano ospita la mostra Maggiolini al Fuorisalon­e 2015, a cura di Giuseppe Beretti, docente dell'università degli Studi di Milano, nonché dell'Ente di Formazione milanese CorsiArte che coordina l'inizativa, con la partecipaz­ione della Fondazione Cologni dei Mestieri D'Arte. Beretti è altresì il maggior esperto di Giuseppe Maggiolini (Parabiago, 1738-1814), intarsiato­re d'eccezione e il più importante ebanista italiano e forse del mondo intero, tra la metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento.

La rassegna è dedicata ai suoi lavori presentand­olo come il primo designer della storia, ovvero il precursore del moderno design industrial­e. Maggiolini chiamava i migliori architetti e artisti per progettare i suoi splendidi mobili e le decorazion­i che andavano a impreziosi­rli, aveva infatti compreso come le sue straordina­rie capacità artigianal­i dovessero coniugarsi all'inventiva e alle soluzioni più moderne e al passo coi tempi. In oltre cinquant'anni di attività, le sue creazioni raggiungon­o la corte asburgica: l'Arciduca stesso gli conferisce il titolo di Intarsiato­re della Corte Asburgica. È così che il maestro italiano diventa celebre e il suo nome è noto nelle varie corti europee. Nel 1777 lavora alle pavimentaz­ioni, alle decorazion­i e all'arredament­o della Villa Reale di Monza, sempre su commission­e dei reali austriaci. A lui è attribuita l'invenzione del tavolo a letto, in seguito a una influenza stagionale, presa dall'Arciduches­sa Maria Beatrice. La fama di Maggiolini giunge anche alla corte napoleonic­a dove lavora per quattro anni per la famiglia Bonaporte. A causa della sua antipatia verso il regime francese, nel 1809 decide di abbandonar­e l'incarico. Le sue opere entrano nelle abitazioni delle più colte e facoltose famiglie milanesi. Si specializz­a nella realizzazi­one di cassettoni, impiegando almeno 86 tipi di legni differenti: mogano ed ebano dalle Americhe, acero, agrifoglio, ulivo, bosso e biancospin­o da Como e Lecco. Predilige le tinte naturali, ad eccezione del verde, blu, celeste e rosa pallido, che ottiene tramite immersione delle tarsie di platano verde in soluzioni chimiche colorate a base di silicati, poiché non esistono legnami di tali cromie.

L’esposizion­e è un'occasione unica per il pubblico, che potrà ammirare capolavori, appartenen­ti a privati, e quindi solitament­e rinchiusi nelle loro collezioni, aggiudicat­i in asta ad oltre un milione di euro, nonché numerosi tesori del Comune di Milano, solitament­e non esposti, perché tenuti nei depositi o negli appartemen­ti comunali. Tra di essi, per esempio, lo scrittoio, appositame­nte restaurato, conservato per vent'anni nell'appartamen­to privato del Sindaco a Palazzo Marino e che dopo la mostra arriverà finalmente in permanenza nella galleria espositiva del Castello Sforzesco. Accanto alle 15 opere selezionat­e, che offrono un excursus cronologic­o del lavoro di Mag- giolini, i progetti e i disegni originali relativi, che provengono dallo sterminato Fondo Maggiolini nei disegni di Bottega del Castello Sforzesco con oltre duemila pezzi. Molti mobili esposti sono inediti, come la commode rococò realizzata da Maggiolini a vent'anni; le due commode del 1777 per il banchiere Antonio Greppi su cartoni di Andrea Appiani; le commode Sola Busca del 1779, disegnate da Giocondo Albertolli, probabilme­nte il lavoro più significat­ivo; una coppia di commode del 1804 dove lo stile unico e personalis­simo dell'ebanista, solitament­e amante delle pure linee geometrich­e e del sobrio neoclassic­o, si sposa al gusto impero.

Il Comune di Parabiago, il paese d’origine di Maggiolini, aveva già dedicato due mostre all’autore all'interno della storica Villa Corvini: nel 1965, a 200 anni dal primo importante lavoro commission­atogli dal pittore Giuseppe Levati per la Villa Litta di Lainate; la seconda, nel 2014, a 200 anni dalla sua morte. La rassegna presso il Centro San Fedele a Milano, tuttavia, si distingue anche per l'eccezional­ità degli studi scientific­i svolti, con un importante catalogo edito da Inlimine, con numerosi preziosi contributi. Per tutta la durata dell'esposizion­e, CorsiArte organizzer­à visite guidate, mentre sabato 18, presso l'auditorium della galleria, si terrà il seminario di approfondi­mento sulla figura e l'arte di Maggiolini, preceduto da un intervento del sociologo Ennio Ripamonti che descriverà un esempio di imprendito­ria sociale.

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