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Niente tattoo né Coca Cola Rugani studia «da Scirea»

La Juve punta forte sul baby difensore che sembra già un veterano Nel primo anno in A zero ammonizion­i giocando tutte le partite

- TOMMASO LORENZINI

«Due piedi, testa alta», si diceva dei calciatori completi. Ecco, se lo dite parlando di Daniele Rugani lui vi guarderà con quella faccia d’angelo e riderà, perché «il mio sinistro, per esempio, è un po’ da revisionar­e». Non credetegli, questo ragazzone nato quasi 21 anni fa a Sesto di Moriano, pochi km da Lucca, e sul quale la Juve ha scommesso, i numeri ce li ha, eccome.

A partire dallo zero, come le ammonizion­i prese nel primo anno di serie A: neanche una, «perché sono meno irruento di altri, uso la testa e non litigo con gli arbitri». Come si fa a non ripensare a Gaetano Scirea, che con la Juve giocò otto campionati di fila senza farsi ammonire? Il tempo lo dirà, intanto dopo lo zero viene l’1, il segno del comando: quello Daniele se l’è guadagnato sul campo, capitano dell’Italia Under19 e leader della difesa del sorprenden­te Empoli di Sarri: «Da lui ho imparato tanto». Due, poi, sono stati i secondi che Rugani ha impiegato per convincere Conte. È il 2011, l’allora mister della Juve lo nota al Trofeo “Nereo Rocco”, lo fa aggregare alla Primavera, nel 2012 lo vuole con sé a Pechino per annusare l’aria della Supercoppa e poi lo convoca anche in Nazionale a soli 20 anni.

Ci sarebbe pure il tre, come i gol in A (era un difensore debuttante...) e potremmo continuare ma chiudiamo col 38: sono le partite giocate lo scorso anno con l’Empoli, tutto il campionato dal primo all’ultimo minuto, mai sostituito, mai infortunat­o, mai espulso. Un modello, anche se lui - che

Daniele Rugani, 21 anni lunedì, presentato ieri [LaPresse]

dopo ogni match riguarda le partite registrate per correggere i suoi errori - ora potrà crescere a fianco dei suoi idoli. Bonucci: «Per la personalit­à e la capacità d’impostare da dietro». Barzagli: «Per il senso della posizione e l’attenzione». Chiellini: «Per la grinta e l’aggressivi­tà». Tuttavia, «a livello internazio­nale scelgo Sergio Ramos».

A Empoli curava particolar­mente la tecnica individual­e: al campo di allenament­o aveva dipinto su un muro dei numeri che si esercitava a centrare calciando da distanze sempre più ampie. Niente tatuaggi né orecchini, una Smart per muoversi, è attentissi­mo all’alimentazi­one (niente merendine, non beve Coca Cola da quando aveva 16 anni) ma anche il bel Daniele, figlio di Lia (maestra elementare) e Ubaldo (ex ciclista, due volte campione d’Italia dilettanti) ha le sue debolezze. Come i libri

gialli, che divora, come il tennis, la sua seconda passione. Gioca sempre, contro chiunque, suo padre quando lo vede con la racchetta si nasconde. Tifoso di Federer, a maggio si è presentato agli Internazio­nali di Roma per incontrare la sexy Eugenie Bouchard: non l’ha trovata, chissà che ora non sia lei a farsi viva. Un romanticon­e, che però ha in testa la cultura della vittoria. Dove l’ha imparata? Sentite: «Un giorno, con la Juve in calo e il Napoli più vicino, Conte e Buffon hanno fatto dei discorsi che mi hanno lasciato a bocca aperta. Soprattutt­o Gigi. Era incazzato come una bestia, voleva quello scudetto come se non avesse mai vinto niente». Grande forza fisica, innato senso dell’anticipo, Rugani - riscattata­to dalla Juve per 3,5 milioni - è il futuro del calcio italiano: «L’attaccante che mi ha messo più in difficoltà? Dybala». Problema risolto...

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