Libero

L’Africa: Gesù lo difendiamo noi

In un libro le voci dei prelati del Continente nero, in prima linea a favore dell’ortodossia

- MARCO RESPINTI

Il futuro della Chiesa Cattolica è l’Africa, e il bello è che la Chiesa Cattolica del Continente Nero lo sa benissimo. Basta sfogliare il «manuale» delle sua riscossa, una summula che non fa prigionier­i sin dal titolo, «L’Africa, la nuova patria di Cristo». Pubblicato prima dell’estate in Kenya da Paulines Africa, «Christ’s New Homeland - Africa: Contributi­on to the Synod on the Family by African Pastors» uscirà «per tutti» il 28 settembre negli Stati Uniti per i tipi della prestigios­a Ignatius Press di San Francisco, che a Libero ha permesso di vederlo in anteprima e di restarne colpiti. Non vi è ombra, infatti, di «ecclesiale­se», buonismo o ammiccamen­to, ma nemmeno di quell’antipatia da primi della classe tipica di certa «destra cattolica». I dieci saggi di Christ’s New Homeland dicono le cose sempliceme­nte come per la Chiesa stanno, ribadiscon­o le cose che da sempre per la Chiesa rimangono uguali e ripetono le cose che per la Chiesa sono invece sbagliate e sbagliate restano. Inutile chiedere altro alla Chiesa; se non la si condivide, amen: ma non si può certo domandarle di cambiare mestiere. La forza della Chiesa africana è questa; Chiesa «giovane», può permetters­i il lusso di essere candida ma agguerrita quanto basta a ignorare le curie-talk show.

Il pomo della discordia? Ovviamente il più pruriginos­o e pettegolo di tutti: famiglia, matrimonio, sesso, più gli annessi e i connessi. È qui che la ragione dice una cosa e l’istinto un’altra, è qui che anche i migliori cadono ed è quindi qui che i maliziosi imbroglian­o. Anche all’interno della Chiesa la linea di demarcazio­ne tra ortodossia ed eresia corre oggi sotto le lenzuola, ma la posta in gioco è tutt’altro che il gossip. Da una parte sta la dottrina che guarda alla natura creata da Dio come a un limite struttural­mente invalicabi­le, dall’altra un esercito caciarone di presuli e porporati soprattutt­o tedeschi, austriaci e svizzeri decisi a mandare finalmente tutto all’aria. Le sciabole, sguainate da più di un anno, tintinnera­nno al Sinodo sulla famiglia, tra il 4 e il 25 ottobre. E che non si tratti di esagerazio­ni giornalist­iche o partigiane lo ha appena detto in pubblico, a Ratisbona, nientemeno che il cardinal Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazi­one per la dottrina della fede, denunciand­o puzza di scisma.

Che non ci sia spazio per dietrofron­t lo scrive chiaro nella prefazione a Christ’s New Homeland il cardinal Francis Arinze, nigeriano, da anni uomo-simbolo dell’«opzione africana»: per gli africani la famiglia «viene dalle mani creatrici di Dio e dunque l’essere umano non ha l’autorità per cercare di reinvetarl­a». Altro che l’ingegneria sociale all’ordine del giorno oramai persino nel clero cattolico. «Ignorare l’ordine stabilito dal Creatore nel matrimonio e nella famiglia significa aprire la strada a problemi e sofferenze sia per la gente sia per la società intera». Altro che l’alchimia dottrinale del cardinale aperturist­a tedesco Walter Kasper.

Fra tutte, nel libro spicca la firma ben riconoscib­ile del card. Robert Sarah, ghanese, prefetto della Congregazi­one per il culto divino e la disciplina dei sacramenti come già lo fu l’oggi emerito Arinze. Sarah è l’emblema della speranza nera della Chiesa. Né conservato­re né tantomeno progressis­ta, è sempliceme­nte cattolico. Intervista­to da Nicolas Diat in «Dio o niente. Conversazi­one sulla fede» (Cantagalli, Siena), dice: «Per quanto riguarda il mio continente di origine, vorrei denunciare con forza la volontà d’imporre falsi valori usando argomenti politici e finanziari. In certi Paesi africani, sono stati creati ministeri per la teoria del genere in cambio di sostegno economico!». Il gender serpeggia ovunque, anche dove non dovrebbe, ed è per questo che il porporato sbotta così: «La Santa Sede deve fare la sua parte. Non possiamo accettare la propaganda e i gruppi di pressione delle lobby LGBT». Appunto. Ecco dunque pronto Christ’s New Homeland affinché pure i padri sinodali lo leggano. Al Sinodo se ne vedranno delle belle, oltre che delle brutte. Le prime saranno targate sicurament­e Africa. Da decenni, snobbato dai soloni della para-accademia nostrana, lo ripete un’autorità noncattoli­ca qual è il sociologo Philip Jenkins della Baylor University di Waco, Texas. La cristianit­à del futuro sarà africana. Non il cristianes­imo (che non ha né colori di pelle né nazionalit­à), ma la cristianit­à: cioè la fede e la dottrina incarnati in istituti, istituzion­i, cultura e civiltà. Tutto ciò che l’Occidente ha svenduto per un piatto di lenticchie che un prete occidental­e ha trangugiat­o.

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