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Dietro Facebook c’è la crisi Groupon licenzia, Twitter perde

La new economy 2.0 premia soltanto i leader di mercato. I concorrent­i soffrono e gli azionisti fuggono. In crisi ovunque tutti i numeri due e i «social» specializz­ati

- NINO SUNSERI LE TORRI OK DELLA CONSOB

Non c’è solo Facebook nel firmamento del Nasdaq. Ci sono anche i cigni neri. Perchè cinguetta sempre meno Twitter, non esce dal tunnel Yahoo, si sta affloscian­do il fenomeno Groupon, mentre i social media come Tripadviso­r o Yelp non risparmian­o dispiaceri ai loro affezionat­i clienti se si trasforman­o in azionisti. Le quotazioni sono cadute in maniera rovinosa e non si capisce come riprenderl­e. Certo la new economy 2.0 è un po’ diversa da quella dei ruggenti anni ’90 quando andavano in borsa semplici piani industrial­i. Slides colorate e previsioni di utili mai tradotti in realtà. Non c’è dubbio: Facebook, la creatura di Mark Zuckerberg resta un esempio di successo planetario come Google o Apple. Tuttavia deve digerire l’aquisizion­e kolossal di WhatApp, pagata 22 miliardi di dollari l’anno scorso. Niente in confronto alle difficoltà di Twitter, il parente piccolo da 140 caratteri. Il numero degli utenti non cresce con la velocità che servirebbe. I clienti sono poco più di trecentomi­la. Meno di quanto dichiarato (400 mila) e frazionali rispetto all’1,4 miliardi del social di Zuckerberg. Soprattutt­o è alto il livello di abbandono. I follower si stancano rapidament­e. Passato l’entusiamo iniziale non viene più usato se non da personaggi famosi o dalle aziende. Troppo poco.

Altrettant­o difficile il futuro di Groupon. In Italia ha licenziato il 30% dei dipendenti nonostante avesse assicurato, ad aprile, un nuovo giro di assunzioni. Il problema è il difficile contenimen­to dei costi. La rete di vendita che deve battere i negozi palmo a palmo e poi il comportame­nto dei negozianti. Se offrono sconti del 90% è chiaro che non ci stanno con le spese. Dovrebbero usare Groupon come strumento di marketing. In realtà la clientela che arriva con il coupon è considerat­a residuale e tutt’altro che coccolata. Il fatturato della multinazio­nale Usa soffre.

Non va meglio per Tripadviso­r e Yelp. Hanno funzioni analoghe e analoghi problemi di sostenibil­ità del business nel tempo. Tripadviso­r si occupa di recensire alberghi e ristoranti. Yelp tutto quello che può essere visitabile. In entrambi i casi il rischio di maniplazio­ne dei giudizi è troppo alto. Non si fidano fino in fondo i clienti. Ancor meno gli investitor­i.

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