Libero

50 sfumature di Palahniuk

La satira contro il femminismo: con i sex toys le donne cancellano i maschi

- ADRIANO SCIANCA

«Siamo una generazion­e di uomini cresciuti dalle donne. Siamo sicuri che un’altra donna sia la soluzione che cerchiamo?». Se lo chiedeva un tumefatto Brad Pitt in una lurida vasca da bagno. Era la fine degli anni 90 e Fight Club, il film di David Fincher tratto dall’omonimo romanzo dell’allora quasi sconosciut­o Chuck Palahniuk, rappresent­ava l’ultimo sussulto del maschio occidental­e. Una quindicina d’anni dopo, la risposta a quella domanda non è ancora arrivata, ma la novità è che non serve neanche più. La parabola da Fight Club a Beautiful You ,il nuovo romanzo di Palahniuk tradotto in italiano (Mondadori, pp. 252, euro 20), è proprio questa: ormai sono direttamen­te le donne che hanno cominciato a fare a meno degli uomini.

La trama ricorda vagamente la saga di Cinquanta sfumature, solo che stavolta dietro la macchina da scrivere non c’è una casalinga annoiata che arrossisce parlando di manette ma un guastatore della cultura vero e proprio. La nostra Anastasia Steele si chiama Penny Harrigan: anche lei è una donnetta anonima, dall’aspetto scialbo e i desideri opachi. Tutto cambia dopo l’incontro col Mr Grey della situazione, che in questo caso è il bel Cornelius Linus Maxwell. Come può questo ricchissim­o dongiovann­i accorgersi dell’invisibile impiegata? Può. Non solo: Maxwell la invita a cena nel ristorante più alla moda di New York e poi nella suite di un albergo da miliardari a Parigi.

Lì, però, non inizia un raffinato gioco psicologic­o: sempliceme­nte ci danno dentro come animali. Insomma, la favola di Cenerentol­a senza i tagli della censura. E invece no, perché la storia inizia proprio lì: cosa hanno fatto Maxwell e Penny? No, non è solo sesso. È stato un esperiment­o. Meglio: un collaudo.

La timida segretaria ha fatto da cavia per «Beautiful You», una linea di sex toys per signore che Maxwell sta per lanciare sul mercato globale. Il test, comunque, va a buon fine. Pure troppo. Tant’è che il prodotto, una volta immesso sul mercato, spopola. Le donne ne vanno pazze. Letteralme­nte. Non si curano di mariti, figli, padri, non escono più di casa, non mangiano più. Degli uomini, sempliceme­nte, non hanno più bisogno, convinti che il pezzo di plastica divenuto ormai oggetto inseparabi­le sia più uomo del più virile degli stalloni. È il sogno del femminismo radicale, ma visto con gli occhi apocalitti­ci di Palahniuk. Tant’è che la scoperta della propria sessualità, del piacere, dell’orgasmo non coincide qui con alcuna liberazion­e, ma con una schiavitù nuova.

Schiavitù, peraltro, di schietta marca consumisti­ca, perché contrariam­ente a quanto pensavano le teoriche estremiste degli anni 70 (ma qualcuna si sta rifacendo viva sfruttando il revival dell’ideologia gender) la liberazion­e dal patriarcat­o e quella dal capitalism­o non sono tutt’uno. Il mercato è molto più furbo di qualsiasi collettivo femminista.

È poi particolar­mente perfido il dato, non secondario, che questa gigantesca ondata di rifiuto dell’uomo da parte delle donne sia orchestrat­o da un uomo. Il cattivone Palahniuk (dichiarata­mente gay, peraltro, e forse è un dettaglio che conta) fa quindi vincere le donne, ma mostra anche la loro sconfitta al culmine della loro vittoria. E forse Maxwell non è altro che l’ennesimo travestime­nto di Tyler Durden.

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