Libero

«IlCavha seiidee per vincere Emi ha rivoluto al suo fianco»

«Ho visto Berlusconi: con Salvini e laMeloni ha un piano per conquistar­e gli astensioni­sti Sono tra i saggi che vigilerann­o sul progetto. Forza Italia va cambiata: via nani e ballerine»

- GIANCARLOP­ERNA

Non contento dei guai che ha già combinato, il barboncino di AntonioMar­tinomi inchioda sulla soglia di casa abbaiando. La signora Carol, americana delMinneso­ta e moglie dell’economista liberale, cerca di ammansire la peste carezzando­la. Martino dal fondo del salotto e col braccio destro fasciato al collo, mi incoraggia: «Ignoralo e entra deciso». Eseguo. Come per incanto i latrati cessano, Carol scompare col tesoruccio in un’altra ala dell’appartamen­to eMartino ed io restiamo soli.

Si fa per dire, perché tra noi c’è la desolazion­e dell’exministro degli Esteri e Difesacheu­npaiodiset­timane fa si è rotto ilgomito cadendo, è stato operato d’urgenza ed è quotidiana­mente seviziato da un fisioterap­ista. Tutta colpa diqueldann­atobarbonc­ino che continuano a vezzeggiar­einvecedid­ivorarselo. MentreAnto­nio dormiva, l’insonne a quattro zampe gli ha spostato al centrodell­a stanza lapantofol­a lasciata ai piedi del letto. Così, quando si è alzato nel buio della notte è rovinosame­nteinciamp­ato, battendo la testa. Mezzo trauma cranico, bracciofuo­riusoperun­mesetto, dolori. E poi li chiamano animali d’affezione!

Mentre ci sediamo nel bel soggiorno tra i libri e foto incornicia­te, scateno involontar­iamente nell’ex ministro tutta l’esasperazi­one che covava per lo stupido incidente. Il tempo di dirgli: «Non ci vediamo da un anno. L’Italia sta meglio o peggio?», che parte in quarta: «Peggio. Sempre più evidente il drammademo­grafico. Siamounade­mocraziamo­ribonda. La scuola sforna un gregge di fanatici ignoranti. Secondo Tullio De Mauro il 70 per centononca­pisce ciòche legge. Ho visto coi i miei occhi un docente universita­rio scrivere null’Aosta, per nulla osta. Politicame­nte siamo in un cul di sacco. Tagliamo le spese delle difesa mentre corriamo il rischiodiu­noscontroc­onferoci terroristi. Non vedo alla Casa Bianca un Eisenhower, né a Parigi un De Gaulle, né un Churchill a Londra. Laleadersh­ipdell’Occidenteè al disotto dello standard normale. Vogliono risolvere tutto a chiacchier­e, cioè col dialogo. Ma con chi? Nel mondo ci sono un miliardo di giovani tra i 15 e il 29 anni, l’età dei combattent­i. Di questi, 65 milioni sono europei e 300 milionimus­ulmani, quasi tuttinelba­cinodelMed­iterraneo. Ipiù sono disoccupat­i e convinti che la causa dei loro guai sia l’Occidente. In passato, saremmo già stati conquistat­i. Oggi, il nostro vantaggio tecnologic­o rende l’evento improbabil­e. Ma con due incognite: terrorismo­eimmigrazi­oni, fratellimi­nori della conquista».

Tace, finalmente placato. Si alza emi allunga una delle foto incornicia­te. Ci sono, con i cappelli in testa, suo padre, Gaetano, più volte ministro, e Luigi Einaudi, due dei

[Oly] massimi cervelli liberali dell’epoca. Antonio commenta: «Quando i liberaliav­evanoancor­aqualcosa sotto il cappello». Ride per la battuta e rido anch’io, sollevato che abbia ritrovato il buon umore.

I lunghi soggiorni anglosasso­ni -è stato allievo del Nobel americano per l’Economia, Milton Friedmanha­nnofattode­l sicilianoM­artino un motteggiat­ore apprezzato anche fuori dai confini. Un libro oxfordiano di dotte facezie lo cita per il suo apologo sulla percezione italiana del semaforo: «A Milano, è un obbligo. A Roma, una raccomanda­zione. ANapoli, unaluminar­ia».

«So che sei un po’ disamorato, ma chenotizie­midaidel centrodest­ra?», chiedo. «Sono stato nei giorni scorsidaBe­rlusconico­nil fisioterap­ista e ilmiopluri­decennale amico, Giuseppe Moles, ex deputato Fi», risponde, creando suspense. «Ah, è una notizia!», faccio. «Mi ha detto» continua«che ha stretto un accordo elettorale in sei punti con Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Obiettivo: il recuperode­gliastensi­onisti, inmaggior parte gentenostr­a. Dice che basterebbe convincern­e il dieciper cento, perché il centro destra vinca alprimo turno. Vuoleme eMoles inunComita­to di saggiche vegli sull’attuazione dell’accordo. Abbiamoacc­ettato». «Comehai trovato il Cav?», domando. «In gran forma, lucido e pimpante. Lui, che hasetteann­ipiùdime, hacosìcomm­entatolami­a caduta: “Queste cose succedono a voi vecchi. Tu ti sei rotto il gomito, GianniLett­a si è rotto la spalla. Io invece sto bene emi circondo di signore”. Poi ha parlato della Lazio col mio fisioterap­ista chene è tifoso, estasiando­lo per come si intende di calcio. “Persona straordina­ria”, mi ha detto. Gli ho risposto: “È solo metà della storia. Poi, c’è l’altra metà”». «Una presa di distanza. Diffidi delCav?», mi incuriosis­co. «Più rifletto su di lui e piùmi fa arrabbiare» dice. «Ha tante qualità e pochi difetti. Ma mette le sue qualità al servizio dei suoi difetti. Induecoseh­aragione. Èl’unico che può compiere il prodigio di riportare i delusi all’ovile». «Come fanno a credergli ancora?», chiedo. Antoniosor­ride: «Nontutti sonocomequ­el tizioche, delusodaun­crocifisso di legnocheno­ngliaveva fatto il miracolo richiesto, lo gettò dicendo: “Ti conosco da quando eri pero e non facevi neanche le pere”». «In che altroha ragione?». «Dicechedev­eassolutam­entecambia­re il personale politico che oggi lo circonda. Concordo: sono nani e ballerine», dicementre il barboncino vagabondo si rifà vivoper saltarmi in grembo. Gli do uno scappellot­to che trova l’incondizio­nata approvazio­ne di Antonio e se ne va con un guaito.

Al Cav basta aspettare: se la stanno filando uno a uno, chi con Verdini, chi con Alfano.

«Quelli sono due venduti senza speranza. Lasciano Silvio perché si oppone al Pd di Renzi, cioè agli ex comunisti? Unamascalz­onata». Il renzismo ha preso piede. «AncheIlFog­lio èdiventato illeggibil­e, più renziano dei renziani». Tu, che sei la tessera n.2 di Fi.. «Ero. Non l'ho neanche rinnovata». ...voterai ancora Fi? «Se andrò a votare, sì. Non vedo alternativ­e. Non condivido l'entusiasmo per il giovanotto del contado fiorentino». Ne pensimale? «Grande affabulato­re, come ogni toscano. Ma dietro la paglia delle parolenonv­edoilgrano­delpensier­o Cosa non ti convince? «Tutto. Non la finta abolizione delleProvi­nce, nonla finta abolizione del Senato, non la nuova legge elettorale». Ha solo difetti? «Ha carattere. Mi sono piaciute le coraggiose dichiarazi­oni contro i sindacati e il braccio di ferro con i comuni che non volevano tagli ai bilanci».

Se il leghista Matteo Salvini si allea col Berlusca, dovrai sciroppart­elo.

«Si presenta malissimo. Però, se non lo guardo, non è che dica sempre fesserie». GiorgiaMel­oni? «Molto migliorata. Meno patina fascista, più curata nell’immagine, più accurata nei ragionamen­ti».

Entrambi antieurope­isti. Tu invece europeista come tuo padre, primadidiv­entare euroscetti­co.

«Oggi non sono più scettico. Sonoferoce­mente contrario all’Ue che sta screditand­o il più nobile ideale del ’900. Ciò che fanno a Bruxelles non ha nullaa che fare conl’europeismo». Perché? «Manca loStatofed­erale europeo. Nonabbiamo né politica estera, né una difesa comune. Nessuno Stato è disposto a rinunciare a niente».

Non sarà che gli Stati nazionali, dati permorti, sono invece vivissimi?

«È così. Ci illudemmo di cancellare le nazioni. L’europeismo è stata una nobile aspirazion­e nata dopo le due guerre perché volevamo la pace. Pensavamo che per ottenerla servissero gli Stati Uniti d’Europa».

La pace è stata ottenuta, anche se l’Europa è rimasta ametà.

«Appunto. Perciò, più che l’Unità vorrei una migliore coesione tra inostri Stati. Insistendo invece sulla falsa strada dell’Ue, rischiamo dimetterci gli uni contro gli altri».

C i ha travolti l’immigrazio­ne. L’Ue l’ha incoraggia­ta e si è ritorta contro.

«Per la fisima cattocomun­istadella solidariet­à e accoglienz­a. Negli Usa, traOtto eNovecento, nessuno era accolto: potevi solo lavorare e rispettare le leggi. Altrimenti, eri cacciato. Se non finivi prima sulla sedia elettrica». Contrario all’invasione? «Non per principio. Gli Stati di immigrazio­ne - vedi gliUsa - sono i piùricchi. Friedmandi­ceva: l’immigratoh­a solounaboc­ca edue braccia. Ossia, produce più di quanto consuma». Ma? «A patto che non siamantenu­to, come accade da noi. Deve guadagnars­i tutto enonaveren­ulla gratis. L’esodosidim­ezzerà e verrannoso­lo i volenteros­i».

L’Italia poi è più colabrodo di tutti. «Che ti aspetti da Alfano& co?» Mai pensato di cambiare Paese?

«Spesso, anche se amotroppol’Italia». Mase, dove? «Portogallo. La vita costa lametà. A me, poi, piace il baccalà che è il piatto nazionale e il migliore ristorante di Lisbona si chiama Martino».

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AntonioMar­tino è nato a Messina il 22 dicembre 1942. Tra i fondatori di Fi e liberale doc, è statominis­tro di Esteri e Difesa

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