Libero

I sindaci anti-Cirinnà: obiezione di coscienza sulle unioni omosex

- TOMMASO MONTESANO

Nasce il fronte dei sindaci-obiettori contro il disegno di legge Cirinnà. Approvate al Senato lo scorso febbraio, le unioni civili sono in attesa del via libera della Camera. E proprio in vista del voto dell’Aula di Montecitor­io, previsto per maggio, chi si oppone alla legge si sta organizzan­do. Obiettivo: mettere i bastoni tra le ruote della legge non tanto in Aula, dove il governo pare intenziona­to a ricorrere ancora una volta alla fiducia, quanto in sede di attuazione. In prima fila ci sono i sindaci-obiettori, decisi a rifiutarsi di celebrare le unioni nei loro Comuni. A guidare la rivolta c’è Mario Agnelli, sindaco di Castiglion Fiorentino, che da novembre sta raccoglien­do le adesioni alla protesta. «Da sostenitor­e della famiglia tradiziona­le, non vorrei essere discrimina­to dalle prescrizio­ni della legge Cirinnà», spiega a Libero il primo cittadino toscano, che guida una giunta di centrodest­ra guidata da una lista civica. Agnelli preannunci­a che, una volta entrata in vigore la legge, non sarà «disponibil­e a celebrare le unioni tra persone dello stesso sesso. Possono venire a Castiglion Fiorentino anche il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio, io non accetterò mai le unioni omosessual­i». Da qui il ricorso all’obiezione di coscienza: «Vale per i medici, non vedo perché non debba valere per noi sindaci». Dal giorno in cui ha preso posizione su Facebook, a novembre, Agnelli ha incassato l’appoggio di oltre trenta sindaci «in tutta Italia».

Oggi il sindaco di Castiglion Fiorentino sarà a Roma, alla Camera dei deputati, per illustrare insieme ad Alessandro Fiore, portavoce dell’associazio­ne Pro Vita, una delle sigle che hanno organizzat­o il Family day del Circo Massimo dello scorso gennaio, le prossime tappe della battaglia antiCirinn­à. Con un occhio anche alle elezioni amministra­tive di primavera, in vista delle quali Massimo Gandolfini, portavoce del Family day, si appresta a lanciare un appello a favore dei candidati che si oppongono alle unioni civili nei loro Comuni.

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