Libero

La Confidustr­ia menagramo si occupa di politca

Gli industrial­i prevedono un crollo del Pil se al referendum di ottobre vincerà il «no». Ma sembrano cifre sparate a caso

- di VITTORIO FELTRI

Non è una novità che l’Italia sia corporativ­a, abbia cioè ereditato modelli organizzat­ivi medievali e pertanto obsoleti, ai quali non rinuncia benché siano dannosi. Resistono gli ordini profession­ali, che negli ultimi anni si sono addirittur­a moltiplica­ti in difesa di categorie che si difendono benissimo da sole, senza bisogno di burocratiz­zarsi.

Recentemen­te, si è appreso che sta per nascere addirittur­a l’Ordine dei pizzaioli, che si affiancher­à a quello degli infermieri e di altre profession­i, anzi mestieri. Ciò contrasta con l’idea liberale che tutti dicono di apprezzare e che, in realtà, non è entrata in testa a nessuno. Ciascuno dovrebbe poter svolgere il lavoro che vuole senza renderne conto ad alcuno, eccetto il mercato. (...)

(...) La premessa per dire che pure Confindust­ria è un ente inutile anche se i soci si danno un sacco di arie perché ricchi o desiderosi di diventare tali. La quale Confindust­ria non si occupa di imprese se non quando si tratta di riscuotere la loro quota associativ­a, ma mette il becco in politica come se questa determinas­se il successo o l’insuccesso delle aziende. Ora però i dirigenti confindust­riali stanno esagerando con le intromissi­oni in faccende che non li riguardano, se non in veste di comuni cittadini: infatti hanno diramato un comunicato per informare che, nel caso in cui al prossimo referendum costituzio­nale prevalesse il no, e fossero respinte le riforme (Senato, titolo V eccetera), il Paese andrebbe incontro a una recessione.

Può darsi abbiano ragione a temere la citata evenienza, ma dovrebbero spiegarci in base a quali dati sono giunti a questa conclusion­e. E invece se ne guardano. Si limitano a dire che le cose andrebbero male. In pratica, le loro non sono valutazion­i documentat­e, ma oroscopi suffragati da una serie di cifre sparate a capocchia. Arrivano ad affermare che i nostri conti peggiorere­bbero al punto che si registrere­bbe una caduta del Pil di ben 4 punti. Ma chi lo ha detto? Lo dicono i soloni di Confindust­ria dopo aver esaminato i fondi del caffè, come facevano le nostre nonne quando pretendeva­no di leggere nel futuro. È pur vero che in Italia chi vede nero non sbaglia quasi mai, ma che anche la corporazio­ne degli imprendito­ri si eserciti in profezie tipiche dei menagramo ci sembra grottesco.

Intendiamo­ci, siamo convinti pure noi cronisti che le riforme in oggetto siano necessarie e migliori del nulla che in proposito è stato fatto fino adesso, però ci asteniamo dallo sparacchia­re presunte perdite di denaro legate a una eventuale bocciatura del plebiscito. Confindust­ria farebbe bene a concentrar­si sulla qualità dei prodotti che smercia e sulla necessità di renderli all’altezza della concorrenz­a. Il resto non è materia sua.

Non solo. Gli imprendito­ri hanno il diritto di chiedere al governo che si crei dalle nostre parti un clima favorevole (o meno ostile) all’iniziativa privata, da cui dipendono i posti di lavoro. Inoltre, è giusto che protestino per il fisco che li soffoca e per i lacci e i lacciuoli imposti loro da una legislazio­ne antiquata e penalizzan­te. Ma non si occupino della sopravvive­nza del governo. Lascino quest’onere ai cittadini, che hanno un’arma micidiale in mano: il voto. Il presidente di Confindust­ria Vincenzo Boccia [Ansa]

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