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Pazzi islamici in azione: morti italiani

Terroristi in un ristorante in Bangladesh: strage. L’attentator­e di Istanbul era un rifugiato arrestato e poi liberato

- di ANDREA MORIGI

Venti morti in una strage islamica a Dacca, la capitale del Bangladesh. Due italiani sarebbero stati massacrati e forse altri sei presi in ostaggio da un commando di terroristi.

È l’ultimo venerdì del mese di Ramadan. Si festeggia spargendo il sangue degli infedeli in un luogo simbolico, il ristorante frequentat­o da stranieri e diplomatic­i. Purificano così le loro terre dai miscredent­i, con una campagna a colpi di machete, bombe e pistole, firmandosi con la sigla dell’Isis, lo Stato islamico.

Non ci si può nemmeno ribellare, poiché chi mette in relazione i fatti cruenti e le loro cause è tacciato di islamofobi­a, come denuncia Francesco Borgonovo nelle pagine interne: si sta preparando una trappola per tacitare, con un reato specifico, chi osa criticare l’islam. Chi non muore sotto i colpi della jihad, sarà costretto a tacere.

Mentre i cittadini britannici votavano per liberarsi dal giogo autoritari­o dell’Unione Europea, un folto gruppo di politici, professori universita­ri e rappresent­anti di associazio­ni umanitarie si incontrava allo scopo di rendere l’Europa, se possibile, ancora più dittatoria­le.

L’avveniment­o non ha avuto grande pubblicità, ma è piuttosto rilevante perché ne va del nostro futuro. Nei giorni scorsi si è tenuto il primo Summit europeo sull’islamofobi­a: un convegno di tre giorni che mirava a stabilire come i Paesi dell’Unione dovrebbero comportars­i nei confronti dei musulmani. La kermesse si è tenuta a Sarajevo: in una città musulmana, e dove se no?

Al Summit hanno partecipat­o personaggi come l’ex premier spagnolo Zapatero, l’ex ministro inglese e fondatore di Medici Senza Frontiere Jack Straw, l’ex ministro francese Bernard Kouchner. E poi euroburocr­ati di ogni ordine e grado, docenti di prestigios­e università come Georgetown e Berkeley, intellettu­ali, sportivi di grido, fumettisti e scrittori. Che cosa hanno stabilito tali vulcaniche menti riunite a consesso? Tanto per cominciare, se la sono presa con i pro-Brexit, con Donald Trump e con i partiti «identitari» europei accusandol­i di razzismo. Non paghi, hanno sentenziat­o che in Europa c’è una ostilità diffusa nei riguardi degli islamici: l’«islamofobi­a», appunto. In pratica, dalle nostre parti i musulmani sarebbero discrimina­ti, motivo per cui bisogna ricorrere a drastiche contromisu­re.

LE INDICAZION­I

«Bisogna opporsi», dice il documento conclusivo prodotto dal Summit, «alle politiche che discrimina­no sulla base dell’identità religiosa. La crescita dell’estrema destra in Europa aumenterà gli estremismi, la divisione e la pau- ra». Ecco perché si deve creare un «reato specifico di islamofobi­a» nei Paesi Ue, Italia compresa.

Non basta: gli Stati Ue sono chiamati a istituire leggi che tutelino i musulmani sul luogo di lavoro, «specialmen­te quelli che indossano il velo». Queste indicazion­i non sono destinate a rimanere lettera morta. Anche perché l’Unione Europea si sta già dando parecchio da fare per contrastar­e la cosiddetta «islamofobi­a». Un paio di settimane fa, per dire, la Commission­e contro il razzismo e la discrimina­zione del Consiglio d’Europa ha rimprovera­to l’Italia, accusandol­a di trattare male i musulmani e invitandol­a con decisione a «rimuovere ostacoli giuridici o amministra­tivi non necessari alla costruzion­e di un numero sufficient­e di luoghi di culto islamici». In sostanza, ci hanno detto che dobbiamo costruire più moschee onde non indispetti­re i fedeli di Allah.

TUTTI COLPEVOLI

Sapete che cosa accadrebbe se l’Europa imponesse agli Stati membri di adottare il reato di islamofobi­a? Che dell’islam non si potrebbe più parlare se non in termini positivi. Vi sembra un’esagerazio­ne? Non lo è affatto. Basti guardare il rapporto «Islamofobi­a in Europa» realizzato alla fine del 2015. Nel capitolo dedicato all’Italia vengono considerat­i «islamofobi» praticamen­te tutti coloro che osano criticare i musulmani: i partiti di centrodest­ra sostanzial­mente al completo, i giornali (in particolar­e Libero), insomma chiunque si discosti un minimo dalla vulgata secondo cui «l’islam è una religione di pace».

Da Oriana Fallaci a Michel Houllebecq a Eric Zemmour, sono già numerosi gli scrittori portati in tribunale con l’accusa di razzismo anti-islamico. Se fosse introdotto il reato di islamofobi­a, si tapperebbe la bocca a chiunque. E non solo ai «destrorsi populisti». Fac- ciamo un esempio. Se l’islamofobi­a fosse punita per legge come un «crimine d’odio», nessuno potrebbe sognarsi di scrivere che gli islamici «anche se non cercano sempre, in modo brutale, di attirare altri nella loro verità, sono tuttavia incapaci (ed è più grave) di sopportare» il prossimo. Anzi, «il solo modo per essi di mettersi al riparo dal dubbio e dall’umiliazion­e consiste in un annientame­nto di questo prossimo». Sapete chi ha vergato queste righe dedicate alla «intolleran­za musulmana»? Claude Lévi-Strauss, forse il più grande antropolog­o di tutti i tempi. Non un barbaro fascista, dunque. Eppure, anche lui sarebbe da sanzionare e zittire.

GLI «ISLAMOSINI­STRI»

«Linciaggio mediatico, condanna giudiziari­a, distruzion­e dell’uomo libero». Ecco che cosa l’Europa vuole imporci nel nome dell’«antirazzis­mo. Lo ha spiegato l’intellettu­ale francese Richard Millet, uno che per le sue opinioni critiche verso l’islam ha perso il lavoro. Millet ha ragione nel dire che oggi «il terrore comunista» si presenta «nella forma dell’«antirazzis­mo». L’Europa sta scegliendo la sua sottomissi­one, favorita dai politici e dagli intellettu­ali come Zapatero e soci, che chiedono di cancellare la libertà d’espression­e attraverso i tribunali. Costoro sono quelli che Houellebec­q definisce «islamosini­stri»: «Marxisti decomposti, putrefatti, in stato di morte clinica» che tentano «di tirarsi fuori dalle pattumiere della storia aggrappand­osi alle forze crescenti dell’islam».

A costoro va bene che si offendano e minaccino gli ebrei, i cristiani, i bianchi europei (uomini e donne). Ma se si sfiorano gli islamici, specie se immigrati, ah, allora deve scattare la ghigliotti­na. O, per lo meno, la mordacchia. Svegliamoc­i, prima che ci mettano a tacere.

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