Libero

Scatta l’alleanza anti-euro

Finalmente anche in Italia nasce un’intesa interparti­tica per sollecitar­e l’uscita dalla moneta unica La raccolta di firme di «Libero» per votare contro la Ue trova sostenitor­i da tutti i fronti

- di FRANCO BECHIS

Le sfumature sono diverse, ma all’improvviso ieri all’Angelicum di Roma, approfitta­ndo dell’invito dei consulenti del Lavoro guidati da Marina Calderoni, si è formato il primo vero fronte politico anti-euro che l’Italia abbia mai conosciuto. È accaduto quasi per caso, ma non per questo il fatto politico è meno rilevante. In agenda c’erano poco dopo l’ora di pranzo due interviste successive che chi scrive si era impegnato a condurre in aula magna. La prima vedeva al centro della scena Alessandro Di Battista, uno dei 5 membri del direttorio (l’unico non di origine napoletana) del Movimento 5 stelle. Subito dopo di lui sarebbe toccato al leader della Lega Nord, Matteo Salvini. L’ultima domanda a Di Battista era sulla immigrazio­ne, e la risposta è stata (...)

(...) per certi versi sorprenden­te. Dura all’inizio: «Ho la sensazione che, negli ultimi anni, l’immigrazio­ne sia diventata una nuova forma di finanziame­nto occulta ai partiti», e poi è continuata così: «Dico solo che non possiamo più permetterc­i di accettare migranti economici. Non è razzismo ma logicità in una fase complicata dell’economia italiana». Ad ascoltarlo dietro il palco in attesa di salirvi c’era Salvini, che dopo mi avrebbe confessato: «Quando parlava Di Battista di immigrazio­ne, ho chiuso gli occhi e mi è sembrato di sentire me stesso...». Cogliendo l’aria, i consulenti del lavoro hanno provato a proporre entrambi un breve faccia a faccia, subito accettato.

Ho chiesto loro della Brexit, e della richiesta di uscita dall’euro che sale da gran parte dell’Italia. E quella sintonia che sembrava esserci sull’immigrazio­ne, è continuata. «I Giorgio Napolitano e i Mario Monti si sono scandalizz­ati per il Brexit, non tanto per il risultato finale ma per il fatto che il popolo abbia votato. Per loro è democrazia solo se il voto coincide con quello dell’establishm­ent e non tollerano che anche il popolo prenda le decisioni. Invece chi dovrebbe prenderle, Gasparri?», ha esordito Di Battista, facendo venire giù di applausi la platea dei consulenti del lavoro (e una delle novità di quest’anno è stato proprio il gradimento mostrato nei confronti di qualsiasi esponente del M5s, Di Battista più di tutti). Musica per le orecchie di Salvini. Poi il leader a 5 stelle è entrato a piedi uniti sull’euro: «Sull’Euro sono convinto che avere una moneta propria ed una banca che possa stampare moneta rappresent­i un’arma per i governi per fare politiche fiscali, monetarie, valutarie ed economiche. Cosa che ora non è più possibile fare. Questa è la mia opinione, ma un referendum consultivo serve per creare un’opinione. Per me l’Euro non è una moneta ma un sistema che permette ad un gruppo di banchieri di gestire le politiche fiscali, monetarie, valutarie ed economiche. Sarebbe importante avere una moneta propria e una banca che stampa specialmen­te perché sarebbe un’arma importante per fare politiche monetarie, cosa ormai impossibil­e da quando non esiste più una banca centrale. Il referendum servirebbe per creare anche consapevol­ezza nell’opinione pubblica».

Salvini concorda, l’asse per la prima volta si crea. Poi il leader della Lega spiegherà a Libero una di quelle sfumature di differenza: «Non farei un re- ferendum, se esci devi farlo dalla sera alla mattina altrimenti diventa un disastro economico. Temo che stare lì tre mesi a dibattere sul dentro o fuori darebbe solo grandi vantaggi agli speculator­i e a George Soros. Fatemi entrare al governo e un minuto dopo io esco dall’euro. Che è una moneta sbagliata: ormai è certificat­o da tutti, quindi prima la si lascia meglio è». L’asse si allarga. Perché arriva pure Luigi Di Maio, il più popolare fra i possibili candidati premier del M5s. Non si tira indietro, spiegando a Libero: «Noi ab- biamo sempre sostenuto dal 2013 nel nostro programma elettorale che sull’euro si debba fare un referendum perché come ci hanno portato nell’euro senza decidere, oggi dobbiamo decidere come cittadini se restarci o andare via». Quanto all’Europa, in cui il M5s vorrebbe rimanere, non mancano gli spunti polemici: «Registro il fatto», spiega Di Maio, «che un referendum sull’Ue è stato indetto dai conservato­ri, che non vengono chiamati populisti. Quando noi abbiamo proposto un referendum sull’euro, siamo subito stati chiamati populisti. Per noi l’Unione europea senza euro è più possibile, perché diventereb­be più politica e più vicina ai cittadini...».

Arriva Giorgia Meloni, e l’asse politico si allarga: «Sono stata tra le prime a proporre di modificare la Costituzio­ne per potere votare anche sui trattati europei, cosa che oggi è impedita. Quanto all’euro, in prima fila per fare decidere agli italiani quel che non è stato chiesto loro quando ci siamo entrati: lo volete o no?». Salvini è disposto anche lui a votare per una Italexit, ma avverte: «Sono con Libero, ma bisognereb­be cambiare la Costituzio­ne. C’è una proposta della Lega depositata da quasi tre anni sulla modifica dell’articolo 75 della carta, che però è ferma in Parlamento. Abbiamo provato a introdurla come emendament­o alla riforma di Matteo Renzi: è stata bocciata, ed è uno dei motivi per cui noi voteremo no ad ottobre. Un futuro con sovranità, identità, controllo dei confini, della moneta, dell’economia, dell’agricoltur­a e della pesca è un futuro fondato sul lavoro e sul rispetto...». Però un referendum consultivo come quello fatto dagli inglesi è una sorta di sondaggio su larga scala, non avrebbe bisogno di una modifica costituzio­nale non essendo né confermati­vo né abrogativo... «Beh», replica Salvini, «i sondaggi ci sono su questo. Quasi la metà degli italiani vorrebbe seguire l’esempio inglese. E hanno ragione: la Ue e l’euro sono la negazione degli ideali dell’Europa, prima si mettono in discussion­e meglio è. Ben vengano le iniziative di Libero. Se Matteo Renzi se ne occupasse un quarto d’ora in Parlamento, visto che le proposte ci sono, male non farebbe...».

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[Ansa] Il leader della Lega Nord M atteo Salvini (a destra) e Alessandro Di Battista, del direttorio M5S

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