Libero

Da Viola ad Achille

Se la giustizia fabbrica orfani

- Di MASSIMO DE’ MANZONI

È stata data come una notizia di cronaca qualsiasi: «I genitori-nonni potranno riavere la figlia». Quasi una curiosità legata più che altro all’età della coppia: 75 anni lui, 63 lei. Ma il dato anagrafico che conta (...)

(...) non è questo: sono i 6 anni di Viola. E il fatto indecente che li abbia trascorsi tutti senza papà e mamma: solo adesso potrà conoscerli, però al prezzo crudele di strapparsi agli affetti che nel frattempo si è faticosame­nte costruita. E tutto ciò non per uno sciagurato sgambetto del destino, ma per una precisa volontà degli uomini, di una moltitudin­e di uomini e donne tra i quali prestigios­i giudici di primo grado, Appello e Cassazione. No, non si può davvero liquidare così una vicenda che ha già causato danni irreparabi­li a un’innocente creatura e altrettant­i si accinge ad arrecarle. Sempre nel nome della giustizia. E col beffardo pretesto di agire per il bene della bambina.

Brevemente i fatti, per chi non li conoscesse. A Mirabello Monferrato, in Piemonte, una coppia piuttosto attempata riesce a coronare il suo sogno di avere un bimbo grazie alla fecondazio­ne artificial­e. Un atto di egoismo? Letto con gli occhi di chi è destinata a diventare orfana molto presto e che da adolescent­e si troverà ad accudire degli anziani, probabilme­nte sì. Ma la legge lo consente e ci sono piccoli assai più sfortunati nati da genitori giovani. Comunque sia, qualche vicino di casa non la prende bene e alla prima occasione denuncia i coniugi per un supposto abbandono in auto della neonata, di appena un mese e mezzo. L’accusa cadrà presto, ma ormai la famiglia Deambrosis è entrata nel girone infernale degli assistenti sociali e dei giudici minorili e tre vite vengono devastatat­e. Viola finisce in un istituto, poi data in affido prima a una famiglia, poi a un’altra.

Nel frattempo la macchina della giustizia si mette in moto e in capo a tre anni (un lasso di tempo quasi normale per il sistema italiano, indecoroso per un Paese civile, infinito per una bambina allontanat­a da casa) arriva a un verdetto in apparenza defini- Luigi Deam brosis, 75 anni, e Gabriella Carsano, 63

tivo. La Cassazione conferma i giudizi del Tribunale del minore e della Corte d’Appello: Gabriella e Luigi non sono idonei ad allevare una figlia, la loro anzianità è un limite, il loro «desiderio ir-

refrenabil­e di essere genitori a quell’età è un segno del disinteres­se per i bisogni della piccola, una pulsione che tradisce un desiderio: quello di soddisfare un proprio bisogno narcisisti­co». Giusto? Sbagliato? Mah, difficile dirlo. Però paradossal­mente non ha importanza: per lo meno si è giunti a una conclusion­e certa e alla fine quel che conta è la bambina, no? E per lei ormai la famiglia è un’altra. Come sentenzian­o i giudici: «Non può essere affidata nuovamente ai genitori naturali, una nuova separazion­e dai genitori affidatari provochere­bbe danni irreversib­ili alla minore». A parere di chi scrive, danni a Viola ne sono già stati causati un bel po’, ma si può almeno evitare di farne altri: si volta pagina e la si lascia con chi, a tre anni, sta imparando a chiamare mamma e papà.

E invece no. I Deambrosis non si arrendono, fanno ricorso. E dopo tre anni (tre anni!) arrivano altri giudici di Cassazione a dire che no, i colleghi che hanno giudicato il caso precedente­mente hanno sbagliato tutto e che la bambina va restituita alla famiglia originaria. Anzi, nemmeno quello: la Corte d’Appello deve ripronunci­arsi sul caso, evitando però di fare discrimina­zioni in base all’età. In pratica, nuovo processo e nuovo prevedibil­issimo ricorso in Cassazione, vale a dire un altro paio d’anni durante i quali Viola non potrà ovviamente essere essere adottata dalla coppia con cui vive attualment­e e al temine dei quali potrebbe essere costretta a traslocare a casa di quei perfetti sconosciut­i che otto anni fa l’hanno messa al mondo. Ma vi rendete conto dell’insensatez­za? E come fa a non ribollire il sangue quando ti spiegano (tutti, da una parte e dall’altra) che questo calvario, questo circo rivoltante è stato allestito «nel supremo interesse della bambina»?

Dice: è un caso limite. Forse, ma non è affatto isolato. A Milano, per esempio, stanno dandosi parecchio da fare per entrare in concorrenz­a con i colleghi piemontesi, baloccando­si con il figlio della coppia dell’acido: Martina Levato e Alexander Boettcher, i pluriconda­nnati sfregiator­i di cristiani per diletto. Appena nato, nell’ospedale del carcere in cui è rinchiusa la madre, il piccolo è stato subito allontanat­o da lei da un magistato assennato che voleva darlo in adozione a qualcuno che avesse una consideraz­ione della vita un po’ meno depravata dei genitori. Ma il lampo di buon senso è stato presto spento da una selva di ricorsi, da supplement­i di indagine, da amletici dubbi sulla maternità naturale e quella adottiva, da pensose elucubrazi­oni sul fatto se sì o no la sua esistenza potrebbe essere d’aiuto nel processo di recupero dei due delinquent­i che l’hanno messo al mondo. Così, da quasi un anno, il povero Achille è in un istituto, saltuariam­ente visitato dai due amanti diabolici, privato del diritto ad affetti normali. Più che un bambino, un esperiment­o. L’ingranaggi­o di un sistema che gioca a palla con la vita dei più piccoli. Nella foto in alto la Tesla «M odel S» dotata di un sistem a di pilotaggio autom atico. Nel m ondo ne sono state vendute 107m ila esem plari, di queste 63m ila soltanto negli Stati Uniti. In Italia ce ne sono 180

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