Libero

LA VICENDA

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TESTA A TESTA Lo scorso 22 maggio si è svolto il ballottagg­io delle elezioni presidenzi­ali austriache vinto dal verde Van der Bellen sull’esponente del Partito della Libertà Norbert Hofer per soli 31mila voti.

DUBBI E VELENI Agli osservator­i, «Libero» in testa, erano subito venuti dei dubbi perché al primo turno Hofer aveva sbaragliat­o l’avversario con un vantaggio di quasi 15 punti.

GATTA CI COVA I sospetti, confermati dalla Corte, erano sui 700mila voti dall’estero arrivati per posta e sulle affluenze del 150% in alcune circoscriz­ioni. zionale. «L’entità delle irregolari­tà riscontrat­e è spaventosa», aveva affermato il leader dell’Fpö, «per cui io sento l’obbligo morale di ricorrere».

Strache aveva appunto spiegato che il ricorso non era il gesto di chi non sa perdere, ma un atto a tutela della democrazia: «Senza le irregolari­tà oggi Hofer sarebbe presidente». A Daniel Mosseri di Libero il portavoce dell’Fpö, Karl-Heinz Grünsteidl, spiegò che il ricorso poggiava su una lunghissim­a serie «di deviazioni dal corretto procedimen­to elettorale riscontrat­e in ben 94 dei 117 distretti elettorali in cui è divisa l’Austria. Non sta a noi dire se si tratti di errori involontar­i o di manipolazi­oni volute: la competenza è della Corte, che ha quattro settimane per decidere».

Ora, è facile immaginare cosa accadrà tra fine settembre e inizio ottobre, cioè quando sarà ripetuto il ballottagg­io: probabilme­nte vincerà Hofer, che già doveva vincere il 22 maggio, ma che soprattutt­o potrà contare sul sostegno di chi è rimasto schifato dalle porcherie elettorali che volevano sovvertire il voto della gente.

Ammesso che il candidato del Partito della Libertà vinca, si aprirà poi un nuovo capitolo. Stavolta contro l’Europa, sull’onda della Brexit. Hofer, pochi giorni fa, ha detto che «se l’Ue seguita a sviluppars­i così distorta verrà il momento di dare la parola ai cittadini austriaci». Ricordando che «la collaboraz­ione economica voluta dai padri fondatori per evitare la guerra» era una cosa, mentre la «centralizz­azione crescente dell’Europa» è un’altra. Hofer ha dato un ultimatum a Bruxelles: un anno per rimediare ai suoi sbagli, altrimenti parte la mobilitazi­one per un referendum in Austria, la cosiddetta Auxit. Già la scorsa estate una petizione popolare per chiedere di votare per uscire dall’Unione Europea aveva raccolto 260mila firme… Chissà che spettacolo se vince Hofer. Cara Europa, stiamo arrivando.

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