Libero

La Borsa non abbocca al fondo salva-banche

Spacciata come panacea, l’ok Ue per l’uso di fondi pubblici è un paracadute per il sistema dopo un eventuale bail-in. I mercati l’hanno presa male

- CLAUDIO ANTONELLI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Un economista fastidioso (@phastidio) ieri si chiedeva se esiste uno scudo alla stupidità (confondere garanzie sul debito per la ricapitali­zzazione) che un giorno trasformi questa nazione in un Paese serio. La domanda era retorica. Non c’è scudo per l’Italia. Ma per tutto il resto c’è la politica.

Tant’è che la notizia della concession­e da parte della Commission­e Ue a una garanzia da 150 miliardi di euro pubblici da destinare alle banche solide che si ritrovino travolte da eventi drammatici come la fuga dagli sportelli o la necessità improvvisa di trovare liquidità per emettere obbligazio­ni è diventata all’improvviso una sorta di panacea in grado di risolvere la crisi sistemica del comparto azzoppato dalle sofferenze e dall’infima capitalizz­azione. Insomma, l’ok dell'Europa non è altro che un paracadute minimo da usare in caso di terremoto dopo il quale si conterebbe più di un cadavere bancario. Un po' come se festeggias­simo perché l'Ue ci concede di usare ambulanze. Completame­nte diverso sarebbe un fondo salva banche che si occupi di acquisire le sofferenze (non performing loans) o ricapitali­zzare gli istituti. Non a caso la Borsa non ha abboccato alla fuffa dei 150 miliardi se non per pochi minuti. Ed è stata per giunta indotta in confusione da una gestione comunicati­va pessima da parte del ministero dell’Economia. L’accordo sulla garanzia statale sarebbe stato raggiunto la scorsa domenica, ma il governo si è ben guardato dal dirlo. Si è concentrat­o sulle polemiche con la Germania e le colpe ancestrali della Merkel. Per poi trovarsi spiazzato l’altro ieri quando il Wall Street Journal ha pubblicato lo scoop.

A quel punto sono filtrate in Italia indiscrezi­oni di stampa dalle quali sembrava che Roma avesse portato a casa la cura di tutti i mali bancari. Solo dopo è arrivata un nota con qualche precisazio­ne. Ieri mattina i titoli azionari hanno reagito come era ovvio che acca- desse: male. Perché il mercato ha sempre ragione e soprattutt­o non si fa prendere per il naso da nessuno. A questo, amici come prima. Certo in un Paese serio qualcuno dovrebbe chiedere conto ai politici di tale assenza di trasparenz­a, soprattutt­o in giorni di mercati estremamen­te volatili. Ma siamo in Italia e la memoria non è uno sport nazionale. I problemi però, nonostante ieri il ministro Giuliano Poletti abbia detto che la Brexit è stata superata, restano. A qualcosa fa cenno il collega Tommaso Nannicini, anche se in modo vago e senza spolverare sotto il tappeto. «Non significa che corriamo in soccorso di nessuno, ci prepariamo ad avere strumenti di intervento più ampi possibili», ha detto il sottosegre­tario, intervenut­o all’assemblea di Federmecca­nica. «Il settore bancario ha pagato un prezzo forte per la crisi economica - ha detto - le banche non hanno problemi nel senso di una loro debolezza, sono legati all'economia reale che ha particolar­mente risentito della crisi e non hanno avuto forti aiuti pubblici, è giusto e doveroso fare di tutto per preservarl­e dagli shock esterni». Ora la questione del fondo Atlante bis diventa sempre più importante. L’Idea è trascinare parte dei 60 miliardi di attivi dei fondi pensione nel nuovo veicolo. Gli enti però non vogliono investire in strumenti a rischio. A meno che il governo non conceda, prima della legge di Stabilità, sgravi fiscali veri (sui rendimenti), che possano compensare le eventuali perdite. Vedremo. ma sempre citando Phastidio «andrà molto peggio prima di andare meglio».

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